“Il miles gloriosus” in scena il 9 e il 10 dicembre al Teatro Fusco

Taranto. Prosegue la stagione teatrale del Comune di Taranto con il patrocinio del Teatro Pubblico Pugliese con un nuovo appuntamento con la prosa al Teatro Fusco con il classico di PlautoIl miles gloriosus”, in scena il 9 dicembre alle 21:00 e il 10 dicembre alle 18:00.

L’adattamento di Marinella Anaclerio con protagonista Flavio Albaneseporta in scena la grande farsa plautina mettendo sotto la lente d’ingrandimento i pregi e i difetti caratteriali degli abitanti della Efeso della commedia, in un lavoro di caratterizzazione assimilabile a quanto avviene nei grandi classici dello spaghetti western.

Un insieme di caratteri che a loro volta compie una recita in una stratificazione di personaggi e intenzioni, tutte utili al fine di ottenere un tornaconto personale: l’amico fidato, il servo fedele, il vicino premuroso, la fidanzata amorevole e così via. Così la strada diventa scena e il teatro da mezzo diventa fine e le parole di Giulietta si mescolano a quelle di Ofelia in un pot-pourri da serata d’onore. Ne risulta una gara tra attori consumati dove l’unico spettatore pagante in conclusione, viene imbrogliato, derubato e malmenato.

“Plauto, il teatro classico, le opere antiche sono tutti elementi che permettono di guardare alla storia antica della città, alle sue radici, senza rinunciare alla rivoluzione culturale in atto -commentail direttore del Teatro Fusco Michelangelo Busco. Come capitale della Magna Grecia la propensione alla cultura e al teatro sono insite nel dna della Città, una propensione cui Taranto può di nuovo puntare: non più solo capitale della Magna Grecia, ma capitale di mare, dei festival e della cultura”.

Il costo dei biglietti è di 30 euro per la platea e 25 euro per la galleria, con i ridotti che passano rispettivamente a 25 euro per platea e 20 per la tribuna.Il biglietto ridotto verrà concesso esclusivamente ai giovani fino a 30 anni, alle persone di oltre 65 anni, ai dipendenti militari e civili dell’Esercito Italiano Puglia e delle Capitanerie di Porto – Puglia, Aeronautica/Marina Militare.

Gli studenti delle scuole avranno diritto ad abbonamento o biglietto ridotto esclusivamente per il Turno B.

Il botteghino del Teatro Fusco sarà aperto dal martedì al venerdì dalle ore 10 alle 13 e dalle ore 16 alle 19.

Per info contattare il Teatro Fusco al numero 099. 9949349 e consultare i siti: amministrazione@teatrocomunalefusco.it,www.teatropubblicopugliese.it/taranto, tpp@teatropubblicopugliese.it

All’azienda Varvaglione il Premio

“AMBASCIATORE DI TERRE DI PUGLIA”

L’azienda vinicola ha ricevuto il prestigioso riconoscimento nell’ambito del centenario dell’Associazione regionale Pugliesi di Milano

A un’azienda attiva dal 1921, per aver perseguito l’obiettivo di promuovere produzioni d’eccellenza, divenendo così simbolo delle Terre di Puglia ben oltre i confini nazionali. A una famiglia del sud legata alle tradizioni. Menti imprenditoriali, che dalla terra hanno saputo guardare avanti con lungimiranza. Progettualità creativa per una Puglia innovativa.

È questa la motivazione che ha accompagnato il “Premio Ambasciatori di Puglia” che l’Associazione Regionale Pugliesi di Milano ha conferito nei giorni scorsi all’azienda vitivinicola Varvaglione1921.

Un premio a un’azienda centenaria e a una famiglia di imprenditori che Cosimo Varvaglione e la moglie Maria Teresa hanno nei giorni scorsi a Palazzo Cusani dall’Associazione Regionale Pugliesi di Milano. La famiglia Varvaglione arriva lungo la scia di altri pugliesi noti che prima di loro hanno già ricevuto l’ambito riconoscimento e tra le personalità che negli anni hanno ottenuto il Premio Ambasciatori di Puglia vi sono nomi come Lino Banfi e Checco Zalone, cantanti come Ron, Al Bano Carrisi, Renzo Arbore, i Negramaro, Mietta, gli stilisti Angelo Inglese ed Ennio Capasa, Teo Teocoli, i registi Sergio Rubini ed Edoardo Winspeare.

L’Associazione Regionale Pugliesi di Milano nasce nel 1921, con l’intento di creare una rete sociale per gli emigranti pugliesi che giungevano nel capoluogo lombardo, mentre ad oggi la sua mission è di valorizzare le eccellenze pugliesi e lombarde attraverso il coinvolgimento di amministrazioni pubbliche, produttori di eccellenze enogastronomiche, artisti e esponenti della cultura oltre a favorire educational per giornalisti al fine di far meglio conoscere le realtà vive e pulsanti dei diversi territori.

La serata è stata condotta dalla giornalista Nicla Pastore, mentre la prestigiosa giuria del Premio, presieduta dal generale Camillo de Milato, ha visto, tra gli altri, la presenza dell’attore Gerardo Placido, di Giovanna Mavelia, ​segretario generale di Confcommercio Lombardia, Giovanni Fantasia, generale di divisione Esercito Italiano, Maria Luisa Motolese, consigliere della Corte dei conti e Giacomo De Laurentis, direttore EEOP SDA Bocconi.

“Non ci sono parole per descrivere l’onore che si prova in serate del genere- ha detto Cosimo Varvaglione– questo premio ci inorgoglisce e dimostra come la nostra volontà come azienda e soprattutto come famiglia di esportare l’eccellenza della nostra terra in tutto il mondo stia dando i suoi frutti. Un percorso lungo un secolo, ma che porteremo sempre avanti con orgoglio e perseveranza, consci di non rappresentare solo un nome, ma un intero territorio.”

TARANTO CAPITALE DI MARE?

di Giuseppe Internò

Tante sono le città, in Italia e all’estero, che hanno fatto dei loro mercati delle vere e proprie attrattive turistiche. A Taranto, la Città dei due mari, il mercato del pesce non trova tuttora una collocazione che possa garantire le più elementari norme di igiene e decoro. Un’attività che fa parte delle nostre più antiche tradizioni continua ad essere svilita dall’assenza del minimo indispensabile. Come dimenticare l’ecomostro del mercato ittico galleggiante affondato nel 2004 e che per anni ha causato danni al fondale marino, solo recentemente demolito e rimosso. Come non citare anche la piazza di Pendio La Riccia, che è stata per tanto tempo sede del mercato del pesce, poi appositamente riqualificata nel 2016 e non più utilizzata a tale scopo. In maniera molto approssimativa, il mercato del pesce si tiene alla discesa Vasto in città vecchia, a pochissimi metri dal Mar Piccolo. Innumerevoli sono le segnalazioni riguardanti rifiuti, come cassette in polistirolo, che durante il mercato finiscono in mare. Il polistirolo che non è biodegradabile, viaggia trasportato dalle correnti anche per millenni sgretolandosi in parti sempre più piccole. Frammenti di questo materiale vengono scambiati per uova o larve da pesci ed uccelli marini. Una volta ingeriti, questi animali se non muoiono per soffocamento o occlusione intestinale, smettono di nutrirsi non avvertendo più il senso della fame a causa dell’accumulo di rifiuti nell’intestino. Negli ultimi anni si è proposto a più riprese di creare una isola ecologica per gli operatori del mare. Per oltre un anno, dall’avvio della raccolta differenziata con cassonetti ingegnerizzati in città vecchia, gli operatori del mare non sono stati messi nelle condizioni di poter conferire i rifiuti derivanti dalla loro attività. Attualmente, nel piazzale sono stati collocati dei cassonetti che restano sempre aperti ed in cui vengono conferiti rifiuti di ogni tipo da chiunque, comprese attività di ristorazione che non effettuano la raccolta differenziata. Se vogliamo diventare città dei due mari o capitale di mare, dovremmo cominciare col proteggere con ogni mezzo l’ecosistema marino e consentire il regolare svolgimento di tutte le attività ad esso legate.

L’ORMA DI FEDERICO II NEL CASTELLO DI TARANTO

di Silvana Giuliano

Lo “Stupor Mundi”, Imperatore del Sacro Romano Impero, toccò più volte le sponde tarantine. Si è svolta infatti, ieri, nel Castello Aragonese di Taranto, la cerimonia di scoprimento della lapide marmorea commemorativa in ricordo di Federico II di Svevia. Sono intervenuti alla cerimonia: Lucio Pierri, presidente dell’Associazione Amici del Castello Aragonese, l’ammiraglio Salvatore Vitiello, del Comando Marittimo Sud, l’ammiraglio Francesco Ricci, curatore del castello e Annalisa Biffino, in rappresentanza della soprintendenza nazionale del patrimonio culturale subacqueo. Ospite d’onore il prof. Cosimo Damiano Fonseca, accademico dei Lincei, che ha tenuto una lectio magistralis su Federico II. “La nostra associazione, – ha dichiarato Lucio Pierri – si è fatta promotrice di questa iniziativa, in accordo con la Marina Militare perché Federico II è stato in questo castello nella Pasqua del 1221 e nel corso degli anni provvide anche alla sua manutenzione. Taranto nella sua toponomastica non ricorda il passato medievale, Federico II ha una strada a lui intitolata a Talsano, frazione di Taranto”. Nel dare il benvenuto, l’ammiraglio Salvatore Vitiello ha ringraziato gli organizzatori e soddisfatto ha aggiunto che il Castello ha raggiunto il primo milione di visitatori. I lavori di restauro e di valorizzazione del castello proseguono. Nell’imminente mese di gennaio avranno inizio i restauri del prospetto sulla galleria meridionale che si affaccia sulla piazza d’armi. È prevista anche la realizzazione della biblioteca multimediale in collaborazione con l’Università di Bari. Secondo recenti studi, il Castello oltre a presentare tracce delle strutture magno-greche, conserva anche quelle risalenti al periodo normanno-svevo. Su questo argomento ha relazionato l’ammiraglio Francesco Ricci. “Il castello – ha spiegato – assunse una notevole importanza in epoca normanno-sveva quando venne eretto il primo vero castello. All’interno, infatti, sono state trovate tracce di strutture architettoniche risalenti a quel periodo. La maggior parte di queste strutture è sul fronte nord, ma l’archeologo Federico Giletti ha scoperto anche i resti di un complesso ecclesiastico, di notevole dimensioni, dal lato del canale navigabile. Di particolare interesse la Galleria e il Maschio”. Mons. Cosimo Damiano Fonseca ha tenuto un’interessante relazione su Federico II. “L’associazione presieduta dal prof. Lucio Pierri – ha dichiarato – ha inteso onorare Federico II in questo VIII centenario della sua prima venuta a Taranto, avvenuta dopo l’incoronazione imperiale (22 novembre 1220) effettuata dal Papa Onorio III nella Basilica vaticana. Federico, dopo una sosta a Capua, percorse l’antica via Appia-Traiana e dopo cinque mesi giunse a Taranto per poi proseguire verso la Sicilia. Probabilmente si imbarcò a Taranto e non a Napoli perché voleva far registrare la sua presenza in quei luoghi dove l’impronta dei Longobardi era più evidente, inoltre voleva conoscere quei territori che avrebbe valorizzato con la costruzione dei castelli. Federico soggiornò più volte nel Castello e per lunghi periodi. Una volta per recarsi a Palermo per convolare a nozze, un’altra per recarsi a Brindisi per far coniare la moneta imperiale, l’augustale d’oro. Brindisi con Messina era sede della zecca di stato. L’ultima volta, la quarta, il 13 dicembre del 1250, quando le sue spoglie furono trasportate a Palermo. Mi sembrava inoltre opportuno – ha aggiunto mons. Fonseca – trattare questo argomento per far riacquisire, ad una città che riteneva che la sua storia si sviluppasse soltanto intorno a due poli, la Magna Grecia e il Principato, la memoria del periodo normanno-svevo”. La targa in marmo è stata posta nel cortile del Castello sulla parete del Maschio e ricorda eventi molto significativi legati all’Imperatore. Sulla lapide è scritto:

“IN QUESTO CASTELLO RETAGGIO DEGLI AVI NORMANNI FEDERICO II DI SVEVIA INCORONATO DEL DIADEMA DI SACRO ROMANO IMPERATORE PER MANO DEL PONTEFICE ONORIO III SOSTÒ NEL VIAGGIO VERSO PALERMO NELLA PASQUA DEL 1221. PER LA SUA MANUTENZIONE E PER IL RESTAURO EMANÒ PROVVEDIMENTI SAGACI E ILLUMINANTI E DAL MARE CHE LAMBIVA LE MURA PARTIRONO NEL 1250 LE SPOGLIE MORTALI DI COLUI CHE ERA STATO ACCLAMATO STUPORE DEL MONDO”.

Cosimo Damiano Fonseca Taranto A.D 2021. Il Comune di Taranto Il Comando Marittimo Sud Gli Amici del Castello Aragonese

Le fotografie sono di Max Perrini

LA VOCE DI TARANTO SI FA SENTIRE ANCHE ALLA COP26 DI GLASGOW

Decine di migliaia le persone in corteo durante la Cop26 per la giustizia climatica, una vera marea che chiede un mondo migliore. I giovani in strada a Glasgow hanno chiesto ai governi azioni efficaci sul clima. Di seguito un intervento dell’attivista e ambientalista Luciano Manna che ha partecipato a questo importante summit portando la voce della sua città sofferente: Taranto.

“Agli incontri in programma nella cop26 coalition, 150 eventi svolti dal 7 al 10 novembre, c’è stato spazio anche per la questione Taranto grazie al mio intervento tenuto nel panel odierno avente come tema “Climate Justice for All” che si é tenuto nel teatro del Centre for Contemporary Arts di Glasgow.

Durante gli interventi i rappresentanti provenienti da ogni parte del mondo, dall’Asia al Sudamerica, sino all’Europa e all’Africa, hanno raccontato ed illustrato i conflitti ambientali esistenti nelle loro terre e le azioni praticate dai movimenti per contrastare questi conflitti con strumenti legali e di attivismo civico.

Per Taranto, in meno di cinque minuti visto il numero degli interventi, ho potuto informare i partecipanti circa l’attuale e persistente contaminazione delle matrici ambientali a causa dell’attività del siderurgico ex Ilva, oggi gestito da ArcelorMittal e dal Governo, nonostante un processo penale conclusosi con 300 anni di condanne, una infrazione in corso da parte della Commissione europea e la pesante condanna allo stato Italia arrivata nel 2019 da parte della Corte europea dei diritti umani.

Le persone presenti nel teatro sono rimaste allibite e allo stesso tempo interessate per quello che accade oggi in uno stato civile come quello italiano, soprattutto perché durante il mio intervento ho chiesto aiuto alla comunità mondiale intervenuta alla cop26 perché ancora oggi le violazioni continuano a provocare danno sanitario e disagio sociale per i lavoratori. I contatti presi con i movimenti fanno ben sperare che Taranto sia in calendario per i prossimi eventi. Il mio intervento alla cop26 di Glasgow è terminato con l’esclamazione “Taranto Libera”. ” Ringraziamo Luciano Manna per le fotografie. Nelle immagini la Centre for Contemporary Arts di Glasgow.

“Luminaria”il Primitivo di Manduria DOP, della Cantina Puglia Pop, è il vino più bello d’Italia.

E’ buono ma anche bello il Primitivo di Manduria DOP prodotto dalla Cantina Puglia Pop.

L’etichetta “Luminaria”, Primitivo di Manduria DOP prodotto dalla Cantina Puglia Pop, ha ricevuto il premio Social come migliore etichetta dell’anno, nel corso della 25^ edizione del Vinitaly Design International Packaging Competition promossa, appunto, dall’importante campionaria veronese. La Giuria internazionale di questa edizione, composta da designer, art-director e giornalisti ha selezionato 20 campioni di etichette candidate al concorso e ha lasciato che una giuria popolare giudicasse lo sforzo creativo e innovativo delle più importanti cantine italiane in lizza.

Luminaria si è aggiudicata il primo posto, seguita da un Amarone della Valpolicella e da un prosecco di Valdobbiadene.

Insomma un Primitivo grazie a Puglia Pop conquista i consensi del pubblico in un contest dedicato alla creatività e allo stile, battendo sul difficile terreno dei social due importanti vitigni storici.

In un mercato sempre più competitivo il packaging gioca un ruolo centrale per farsi conoscere e riconoscere. – dice sulla pagina internet dedicata al concorso Gianni Bruno, il responsabile dell’area manager del Vinitaly di Verona – E il Vinitaly Design International Packaging Competition premia l’impegno delle aziende che investono in creatività ed immagine.

Noi che del Pop abbiamo fatto un must della mission aziendale, sdoganando l’idea di un vino solo per “esperti”, ma dando spazio al vino di tutti, non possiamo che essere felici di questo premio pop-olare – dice Hugo Rojo de Castro, patron della cantina pugliese – E l’idea che il nostro vino possa arrivare sulle tavole del mondo portando anche un pezzo di Puglia che crea, stupisce e si innova non può che farci piacere.

A votazione social della competizione proposta nell’edizione speciale e straordinaria di Vinitaly si è tenuta per tutto il mese di ottobre sui canali ufficiali della manifestazione.

La premiazione delle cantine che hanno saputo vestire il loro prodotto con importanti progetti di design, si svolgerà nel corso della 54^ edizione del Vinitaly in programma dal 10 al 13 aprile 2022.

I CANTIERI INCOMPIUTI: IL LUNGOMARE ABBANDONATO

di Valter Grubissa

Le immagini che trovate in allegato sono state scattate venerdi 5 novembre e sabato 6. Insomma, proprio nelle giornate in cui si è celebrata la nascita del movimento politico “Taranto Crea” (si, avete capito bene, proprio come il bando Cis da 3 milioni di eu) da parte del vicesindaco Marti, e dei già assessori Manzulli e Occhinegro, con la benedizione del sindaco Melucci. Tutto bello e positivo a Taranto come è stato raccontato? I fatti parlano ben diversamente sotto la patina della propaganda. Crediamo che le fotografie non abbiano un gran bisogno di essere commentate. Dimostrano quanto lontana sia la realtà di una città bellissima ma abbandonata a se stessa, dalle narrazioni fantasmagoriche di progetti in realtà inattuati. Una città nella quale parole come “manutenzione”, ordinaria o straordinaria e “vigilanza”, evocano scenari fantascientifici. Ancora una volta “Punti di Vista press” è costretta a denunciare la deturpazione, la violenza dell’abbandono al quale viene lasciato uno dei più bei lungomari d’Italia, motivo di vanto per la “capitale dei due mari”, con i suoi giardini terrazzati, la sua scarpata, il suo viale intermedio intitolato ad Alessandro Leogrande e la passeggiata superiore. La cosa più ingiustificabile è che, rispetto alle immagini di venerdì sera, nulla è cambiato durante il nostro sopralluogo il giorno successivo. Alberi pericolanti, piante di agave abbattute dal vento, terrapieno franato in innumerevoli punti. Ma non basta. La devastazione provocata dal maltempo di questi giorni è frutto dell’incuria e del disinteresse col quale si guarda al verde urbano in una città dove si straparla di transizioni ecologiche, di foreste urbane, di piantumazione a spron battuto.Tanti annunci, tutto bello sulla carta: caratteristica che pervade il lavoro dell’amministrazione comunale odierna. Ma, allo sfacelo di un verde trasformatosi in un inestricabile foresta amazzonica sulla passeggiata inferiore si devono aggiungere i mattoni divelti, le aiuole nei nostri ricordi ricche di palme e di altri alberi, ora coi bordi spaccati o vecchi tronchi segati, i lampioni andati in corto circuito sul viale superiore, le panchine lerce, i muri di contenimento delle balaustre anneriti o spaccati. Le scale dei passaggi che conducono in riva al mare, sulla scogliera colma di rifiuti di ogni genere e bivacco di sbandati e malintenzionati, hanno gradini e passamani divelti. Mezzo impianto di illuminazione è andato in tilt e pare siano addirittura state scardinate le botole dei fili elettrici tagliati o strappati.Sulla piccola rotatoria che conduce ad un ramo della passeggiata inferiore, verso la spiaggia, troviamo le reti di un cantiere mai aperto. Intanto il terreno sta inevitabilmente collassando verso il mare in assenza di arbusti che contengano le frane con le loro radici. Ma la rabbia, l’indignazione e lo sdegno rischiano di diventare incontenibili quando si passa davanti a quel mega cartello che annuncia il grande progetto di riquaficazione dei giardini del lungomare Vittorio Emanuele III, piantato lì nel marzo 2020 e simbolo di quella che appare sempre più quale una presa in giro generalizzata alla quale viene sottoposta Taranto dal 2017: la semina di una rinascita davvero improbabile.Occorrerà riflettere bene quando si sarà, il prossimo anno, in quella cabina elettorale con la matita in mano! Proseguire su questa strada, darebbe soltanto il colpo di grazia ad una città costantemente agli ultimi posti in Italia in quanto a vivibilità.

di Cinzia Amorosino

È nata ufficialmente stasera “Taranto Crea”, associazione politico culturale ideata da Fabrizio Manzulli (già assessore comunale alle attività produttive e marketing, ora staffista dell’ufficio del sindaco), Fabiano Marti (attuale vicesindaco e ass.alla Cultura) e Ubaldo Occhinegro (già assessore all’urbanistica). “Taranto Crea – affermano in una nota – nasce in totale continuità con l’azione amministrativa e con la visione politica di Rinaldo Melucci e si posiziona al suo fianco nel viaggio che lo porterà alla rielezione nel 2022”.E proprio il primo cittadino di Taranto è intervenuto a benedire stasera questo neo movimento politico. Sul palco diversi sostenitori già iscritti all’associazione come Tiziana Grassi, Mary Luppino e Gianluca Lomastro. Ha presentato le slides del progetto, Mauro Pulpito col quale il vicesindaco ha condiviso in passato tanti momenti di spettacolo sulle tavole di svariati palcoscenici. Di seguito la diretta con l’intervento giocoso del sindaco.

“MOUSIKE’ ET ARETE’ – LA MUSICA ANTICA DELLA MAGNA GRECIA PROTAGONISTA DEL PROGETTO”

di SILVANA GIULIANO

Mousiké et Areté – La musica antica della Magna Grecia”, è il tema del progetto del bando per la selezione di un compositore e di un autore di testi. Protagonista del progetto la musica antica della Magna Grecia.

Alla conferenza stampa, tenutasi nella sala degli incontri del Museo, hanno partecipato: la direttrice del MarTa, Eva Degl’Innocenti, il vicesindaco e assessore alla Cultura del Comune di Taranto, Fabiano Marti, il direttore artistico dell’ICO Magna Grecia, Piero Romano, e il direttore artistico ARCOPU, Associazione regionale Cori pugliesi, Pierfranco Semeraro.

“Questo progetto – ha dichiarato Eva Degl’Innocenti – è in collaborazione con l’ICO della Magna Grecia; si tratta di un bando internazionale europeo per selezionare un compositore e un librettista che dovranno creare un’opera originale per coro e orchestra legata alla storia e all’archeologia. Un progetto che unisce la Magna Grecia alla Grecia e ai Balcani; tutor del progetto storico è il funzionario archeologo del MarTa Lorenzo Mancini. I partecipati soggiorneranno per brevi periodi nelle località dove si svolgevano le più importanti competizioni atletiche e musicali. Dopo questa esperienza di studio e di formazione si dedicheranno alla parte compositiva. Nella prima edizione è stato trattato il periodo storico della seconda metà del IV secolo a.C, nella seconda il mito di Taras. Per questa  nuova edizione abbiamo scelto il tema Atleti e citaredi, Taranto ed i grandi agoni panellenici. Gli strumenti dell’antichità erano: l’ αὐλός, tipico strumento a fiato, il flauto, la lira, la cetra, il tamburello utilizzato nei riti dionisiaci tutti raffigurati sulle ceramiche esposte nel Museo; alcuni come la parte di una lira e i cembali sono custoditi nel nostro Museo”.

“Siamo alla terza edizione di un progetto – ha aggiunto Pierfranco Semeraro – nato tre anni fa e per la terza volta rifinanziato dal Ministero della Cultura, infatti ha dimostrato di avere delle positività straordinarie, mettendo la musica al centro di varie sinergie come le attività orchestrali e corali, i testi e infine anche l’editoria. Abbiamo lanciato una call internazionale per individuare un compositore e un autore di testi che per la prima volta quest’anno sarà senza limiti di età, in passato c’era il limite dei 35 anni. Tema di questa edizione è quello legato agli agoni sportivi, anche in vista dei Giochi del Mediterraneo che si svolgeranno a Taranto nel 2026. Il bando è stato approvato qualche mese fa”.

La  parola passa ora alla giuria che è composta dal Maestro Piero Romano, dal Maestro Pierfranco Semeraro, dalla direttrice Eva Degl’Innocenti e dal Vicesindaco del Comune di Taranto Fabiano Marti. Entro il 15 dicembre 2021 saranno individuati e selezionati i vincitori e successivamente, a partire dal mese di gennaio 2022, inizierà il percorso di studio in residenza che vedrà i due studiosi impegnati a svolgere il lavoro di ricerca nei luoghi di pertinenza del progetto, da Taranto, base del progetto, sino agli insediamenti della Magna Grecia in Puglia e Basilicata, infine anche all’estero (Grecia, Albania) per un periodo di quindici giorni (qualora necessario, di un incremento sino ad un massimo di venticinque giorni). Il progetto esecutivo dovrà essere pronto entro il 31 marzo e nel maggio del 2022 ci sarà il grande evento conclusivo che consiste nel concerto che si terrà a Taranto.

“L’orchestra della Magna Grecia – ha precisato Piero Romano – da quattro anni ha già animato alcune residenze artistiche presso quelle colonie della Magna Grecia con un bando del Ministero della Cultura. Da quel bando è scaturito un progetto che si sta strutturando in maniera straordinaria perché stiamo raccontando in musica e parole la storia della civiltà magno-greca a Taranto. È bellissimo pensare che nel 2026 con i Giochi del Mediterraneo, potremo offrire ai turisti una collana di  cd che raccontano in musica e testi tutta la nostra civiltà e questo grazie ai ragazzi che vincono  delle borse di studio e fanno delle residenze artistiche”.

IL PRIMITIVO DI MANDURIA AL VINITALY 2021 SI DECLINA AL FEMMINILE

di Silvana Giuliano

Dopo la vendemmia, il mondo del vino riparte da Verona, la capitale italiana del settore, con Vinitaly Special Edition, in programma dal 17 al 19 ottobre.
A questo importante incontro, sarà presente anche la principale Dop della Puglia: il Primitivo di Manduria, grazie al suo Consorzio di Tutela Quella di quest’anno, è un’edizione straordinaria e particolare (la prima e probabilmente l’unica nel mese di ottobre), perché la 53esima si è svolta nell’aprile del 2019, la prossima, la 54esima è in programma dal 10 al 13 aprile 2022.
A Verona arriveranno operatori da 35 nazioni, un numero importante considerato il lungo periodo di chiusura. Più di 400 le aziende che rappresenteranno tutta la produzione dell’Italia.
Il Primitivo di Manduria, forte di circa 5mila ettari di vigneti tra Taranto e Brindisi, si presenta al Vinitaly, come una delle più esportate e amate Dop italiane all’estero.
Quarantuno vini, uno per ognuna delle 41 aziende, potranno essere degustati a rotazione ogni giorno dagli operatori internazionali del settore.
Le aziende presenti, insieme al Consorzio Tutela, faranno conoscere ai visitatori i vini abbinandoli ai prodotti tipici del territorio. Un’esperienza unica con momenti imperdibili di approfondimento tecnico, culturale ed economico.
Ne abbiamo parlato con Novella Pastorelli, vicepresidente del Consorzio e consigliera di Amministrazione di Cantine due Palme, nonché responsabile dello stabilimento di Lizzano dove si conferisce il Primitivo.
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🍇 A pochi giorni dalla sua elezione, il Consorzio sarà presente al Vinitaly, cosa significa per il Consorzio parteciparvi e quali risultati si attende?

🍷Il Vinitaly è il salone internazionale più grande del mondo, ovvero la celebrazione del vino a tutto tondo e naturalmente la partecipazione del Consorzio di Tutela del Primitivo era doverosa. Scopo del Consorzio è la ricerca, in maniera socialmente responsabile, del bene comune, ovvero territorio e denominazioni geografiche di origine ad esso collegate. Investire su di esse significa investire sul futuro in una visione lungimirante. Ed è in quest’ottica che oggi, più di ieri, vi è la necessità di consolidare l’immagine della nostra dop; la sua conoscenza e le sue tradizioni rafforzando le iniziative di divulgazione e promozione nazionale ed internazionale. Parliamo di un vino, il Primitivo di Manduria doc, che si pone al vertice di una piramide dalla base sempre più vasta, quella qualitativa del vino italiano con tredicimila ettari di vigneto, il 15 % del totale regionale, 1,6 milioni di quintali d’uva, una produzione rivendicabile di 1,3 milioni di ettolitri pari a 170 milioni di bottiglie potenziali. Di tutta questa produzione, il Primitivo di Manduria doc rappresenta il 17% a volume e, certamente di più a valore, ponendo nel contempo le basi per una gestione sempre più qualitativa della produzione.

🍇 Questa di ottobre sarà un’edizione speciale, ma nello stesso tempo diversa dalle precedenti con un format interattivo, questo permetterà agli espositori di descrivere non solo i propri prodotti, ma anche i luoghi di origine, come intendete sviluppare questa nuova narrazione?

🍷Sono 41 le etichette presenti per 41 aziende. Insieme al mio staff di comunicazione, abbiamo deciso di suddividere le etichette nei tre giorni, così che tutte le nostre aziende possano farsi conoscere ed essere degustate a rotazione dagli operatori del settore internazionali, presso il nostro stand. Siamo pronti a far conoscere ai visitatori e ai compratori le nostre produzioni, abbinando la degustazione nei calici con prodotti tipici nell’ottica del wine&food. Ci trovate presso il Padiglione 4 – stand 7 – area F2.

🍇 Il Primitivo di Manduria è già conosciuto e apprezzato in tutto il mondo, nell’ultimo anno, a causa della chiusura dei ristoranti, il consumo in che misura ne ha risentito (se ne ha risentito)?

🍷 Il comparto enologico italiano ha subito una profonda trasformazione nel 2020 a causa soprattutto delle chiusure dei ristoranti e delle enoteche. Così è stato, anche per il nostro Primitivo di Manduria. La pandemia ha, ulteriormente, messo in luce le problematiche strutturali e dimensionali di cui soffre il nostro sistema produttivo, con realtà che, in uno scenario di crisi dominato dall’incertezza, hanno sofferto per la ridotta diversificazione dei mercati e dei canali di vendita. Per necessità c’è stata un’accelerazione verso il commercio online ed alcune aziende hanno spostato la propria attività su quei canali distributivi, come la GDO, registrando un trend di significativa crescita durante la crisi pandemica.

🍇 Sono sempre più numerose le donne che operano nel settore vitivinicolo, cosa significa per Lei essere parte attiva del Consorzio?

🍷 Sono molto onorata di essere stata eletta alla carica di consigliera di amministrazione.
Ringrazio l’intero CDA per avermi, all’unanimità, conferito la carica di Vice Presidente del Consorzio di Tutela del Primitivo di Manduria. È la prima volta, nella lunga storia del Consorzio, che ad una donna viene conferito un tale ruolo. Segno che è in atto un rinnovamento.
Ringrazio mio padre per avermi, fin da bambina, trasmesso l’amore per la terra e il mio Presidente Angelo Maci per aver creduto sempre in me. Sono un avvocato di professione e metterò a disposizione del Consorzio la mia professionalità in generale, ma soprattutto la mia conoscenza nel complesso campo del diritto vitivinicolo.
Ci aspettano ancora tantissime sfide, ce lo richiede il territorio in cui affondiamo le nostre radici che va tutelato e valorizzato in termini di paesaggio e di sostenibilità ambientale. Ce lo impone la competitività del mercato globale, che come abbiamo già sperimentato, premia l’eccellenza del nostro prodotto. I prossimi anni saranno uno stimolo appassionante per continuare l’attività di promozione e comunicazione della Denominazione sia in Italia che nel mondo, nell’ambito di manifestazioni ed eventi dedicati alla valorizzazione dei prodotti. Decisiva sarà anche la collaborazione con enti ed organismi pubblici e privati, al fine di favorire la promozione dell’enoturismo.

VIAGGIO NEL MONDO DEL RUGBY TARANTINO

Abbiamo incontrato Vincenzo La Gioia, vice presidente e Marcello Val (coach Marcello), tecnico juniores della Taranto Rugby Generation. Con loro due campioni nazionali di rugby, tarantini, cresciuti con e grazie ad appassionati come La Gioia e coach Marcello: Antonio Careri e Francesco Rossi.

Francesco Rossi, classe 1997, pilone, ha disputato l’ultimo campionato con la Rugby Rovigo Delta, una delle squadre italiane più prestigiose, con la quale ha vinto quest’anno il massimo campionato. Rossi ha confermato la scelta di restare a Rovigo anche per il prossimo campionato.

Antonio Careri, classe 1998, pilone, ha militato nell’ultimo campionato con il Biella Rugby, disputando nella stagione 2020/2021  il campionato di serie A. Careri è passato alla Rugby Lazio per il prossimo campionato.

Con i rappresentanti Della Taranto Rugby Generation abbiamo voluto parlare del rugby a Taranto: passato, presente e futuro, per capire come, nonostante i tanti ostacoli che questo sport incontra nella città ionica oramai da decenni, sia poi in grado di esprimere eccellenze come Francesco e Antonio.

Marcello Val ci ricorda che a Taranto si gioca a rugby dal 1973, prima città in Puglia in cui si è disputato questo sport. Allora si giocava nel campo della Jonica al rione Tamburi e ci si doveva arrangiare anche per illuminare l’area di gioco. Nonostante tutto, la passione e l’abnegazione, negli anni sono stati raggiunti risultati importanti. Nella storia del rugby tarantino ci sono stati numerosi stravolgimenti societari con fallimenti, scissioni e fusioni, e come in molti sport definiti “minori”, il problema è quello economico. Un problema che riguarda gli atleti, che spesso hanno bisogno di lavorare per mantenersi, e le società. Più la squadra cresce, maggiori sono i costi. Una partita necessita di 15 titolari ed almeno 7 riserve, più lo staff tecnico, e spostare tante persone ha un costo che cresce così come cresce la distanza dalla sede di gioco. I ragazzi, Rossi e Careri ci hanno raccontato che dirigenti ed allenatori la domenica abbandonano le proprie famiglie per portali in giro a giocare, loro “non hanno famiglia”, intendendo con ciò che tolgono tempo alla propria vita personale per accompagnare la squadra nelle trasferte. Spesso è necessario andare a prendere i ragazzi da sotto le abitazioni, anche in quartieri periferici. Enzo La Gioia ci ha riferito che il rugby è stato spesso occasione per recuperare ragazzi in condizioni di disagio sociale, insegnando loro le regole ed il rispetto nello sport, che poi diventa condizione di vita.

Ricordiamo che, nonostante quello che si vede in campo: atleti di 120 kg che si spingono e si scontrano, nel rugby c’è molo fair play. È diventato ormai famoso anche per chi non segue questo sport, il “terzo tempo”, un rito che si svolge al termine della partita che vede riuniti i giocatori delle squadre che si sono affrontate in campo, tutti insieme a bere e mangiare e a scambiarsi opinioni sulla partita e non solo.

Ma come ci si introduce al rugby? Coach Marcello ci spiega che si inizia a 6 anni anche se dai 6 ai 13 anni non esiste un campionato vero e proprio, ma la Regione organizza degli incontri con delle “partitelle”. Dopo i 13 anni e fino ai 18 anni, si disputano campionati interregionali, le cui vincenti si sfidano tra loro a due a due fino ad individuare una vincente nazionale che accede al campionato nazionale di categoria.

In molti, soprattutto mamme, hanno paura che questo sport sia troppo cruento e i propri figli possano farsi male. Il tecnico ha spiegato che la prima cosa che si insegna ai ragazzi è quella di cadere. Ai due campioni nazionali, Rossi e Careri abbiamo chiesto che tipo di infortuni hanno subito nella loro carriera, ci hanno parlato di problemi alle ginocchia e qualche sanguinamento dal naso. Ne più ne meno, potremmo dire, di quanto può capitare anche ad un calciatore professionista. Il vicepresidente La Gioia ci ha poi spiegato che loro sono obbligati a seguire corsi di formazione di primo intervento molto severi, con esame finale, per poter intervenire immediatamente ed identificare il tipo di trauma. Ed per alcuni traumi, anche se privi di conseguenze, è previsto un divieto di gioco per un certo periodo, anche di un mese.

Abbiamo voluto capire dove e come si allenano oggi i ragazzi tarantini che praticano il rugby. Val e La Gioia ci hanno spiegato che c’è molta preparazione atletica, svolta spesso nella pineta Cimino, e sono previste anche sessioni di canottaggio grazie alla collaborazioni con associazioni di questa disciplina. Il problema principale è quello che riguarda i campi in cui disputare le partite e gli allenamenti. Purtroppo i rugbisti tarantini sono costretti ad un pellegrinaggio tra diverse strutture in città e in provincia. E comunque sempre in terreni adattati al rugby e non specificatamente progettati e realizzati per questo sport. Coach Marcello ci ha detto che Taranto è l’unica provincia pugliese a non disporre di un campo specificatamente dedicato al rugby. Gli spazi utilizzati nel corso della lunga storia di questa disciplina sportiva a Taranto sono stati tantissimi: dal già citato stadio della Jonica Tamburi, al Palafiom, ad una struttura nel comune di Montemesola, al Campo Scuola del rione Salinella. In quest’ultima struttura, ci ha riferito Antonio Careri, giocavano all’interno della pista di atletica, tra i lanciatori di peso e le buche lasciate dai pesi, che rendevano pericolosa la corsa dei rugbisti.

Abbiamo chiesto  allora quali sono le possibilità per il rugby tarantino di ottenere uno spazio che sia definito “del rugby”, dove chiunque possa rivolgersi per conoscere, seguire o praticare questo sport. Quali sono le speranze affinché Taranto disponga di un luogo dove, come ci hanno spiegato i due campioni che hanno militato in squadre di Abruzzo, Veneto, Lombardia, Lazio, si possa giocare al rugby e consentire a famiglie e bambini di incontrarsi e coltivare e far crescere la passione per questo sport.

Enzo La Gioia ci ha riferito che all’interno della struttura dell’Arsenale Militare esiste un terreno che sarebbe adatto a tutto ciò, addirittura pare ci siano, abbandonati in un magazzino, dei pali per porte di rugby omologati per partite anche internazionali. Già nel 2010 fu annunciata una convenzione che prevedeva la riconsegna alla città di 11 strutture sportive all’interno dell’Arsenale di proprietà della Marina. Nel 2016 quei campi furono inaugurati dall’allora sindaco Ippazio Stefàno, dal sottosegretario alla difesa e dai vertici della Marina Militare. Ristrutturazione pagata da Provincia e Comune. Con l’amministrazione Stefàno era stata avviata anche una intesa, ma non è chiaro se a causa di disaccordi tra regione e comune o di un errore nella progettazione del campo di gioco, non se ne è saputo più nulla. Ad oggi nessuna società dilettantistica privata o scuola, ha mai avuto accesso a quegli impianti, nonostante le promesse ed i soldi pubblici spesi. A gennaio di quest’anno è arrivata poi una nuova promessa di recupero di quegli impianti sportivi, questa volta dalla giunta guidata dal sindaco Rinaldo Melucci, ma anche in questo caso, dopo circa sei mesi da quella promessa, nessuna novità.

Un’altra possibilità per il rugby tarantino, potrebbe essere il campo B dello Iacovone. Ma già sono note le polemiche che quell’area di gioco ha sviluppato negli ultimi mesi per non parlare delle difficoltà di cogestione col calcio di uno spazio comune. Inoltre da qualche tempo si parla anche di un rifacimento totale dello stadio Iacovone. Anche se l’ipotesi é ancora in stato di “rendering”, vista l’esperienza di questi anni non è detto che si passerà mai dagli effetti speciali alla realtà, questo aggiunge solo incertezza ad una possibile assegnazione del campo ad altri sport.

Vorremmo aggiungere, tra le possibili strutture da dedicare alla disciplina del rugby, quella del Centro Sportivo Magna Grecia che è nelle disponibilità del comune. Dopo un bando assegnato ed annullato negli anni passati, pare sia prossimo ad essere oggetto di un nuovo bando di assegnazione, come annunciato dall’amministrazione. A dicembre 2020 il comune di Taranto ha anche indennizzato il precedente assegnatario, ma ad oggi non risulta ancora nessun nuovo bando e la struttura versa in uno stato di degrado ed abbandono e pare sia utilizzata come dimora da senzatetto.

Abbiamo chiesto ai dirigenti della società di rugby ionica se ed in che modo possano influire i Giochi del Mediterraneo del 2026, che si disputeranno a Taranto, sulla possibilità per i rugbisti tarantini di giocare nella propria città su un loro campo. Ci hanno risposto ricordandoci che il rugby non rientra tra gli sport coinvolti nella competizione, ma che la ristrutturazione di numerosi impianti sportivi, di cui dovrebbe godere Taranto grazie agli investimenti per i giochi, potrebbe consegnare a questo sport uno spazio non più indispensabile al termine delle competizioni del 2026. Mister Val ci ha raccontato che nel corso degli ultimi 10 anni ha incontrato almeno due volte l’anno le amministrazioni comunali e i diversi assessori allo sport. Fino ad oggi purtroppo nessun risultato, nonostante sembrava che con l’assessore Thilger, vicina alla disciplina del rugby, qualche risultato si sarebbe potuto ottenere. Purtroppo un rimpasto di giunta ha fatto crollare questa speranza. Adesso le aspettative sono sui Giochi del Mediterraneo.

di Piero Piliego e Massimo Perrini