VIAGGIO NEL MONDO DEL RUGBY TARANTINO

Abbiamo incontrato Vincenzo La Gioia, vice presidente e Marcello Val (coach Marcello), tecnico juniores della Taranto Rugby Generation. Con loro due campioni nazionali di rugby, tarantini, cresciuti con e grazie ad appassionati come La Gioia e coach Marcello: Antonio Careri e Francesco Rossi.

Francesco Rossi, classe 1997, pilone, ha disputato l’ultimo campionato con la Rugby Rovigo Delta, una delle squadre italiane più prestigiose, con la quale ha vinto quest’anno il massimo campionato. Rossi ha confermato la scelta di restare a Rovigo anche per il prossimo campionato.

Antonio Careri, classe 1998, pilone, ha militato nell’ultimo campionato con il Biella Rugby, disputando nella stagione 2020/2021  il campionato di serie A. Careri è passato alla Rugby Lazio per il prossimo campionato.

Con i rappresentanti Della Taranto Rugby Generation abbiamo voluto parlare del rugby a Taranto: passato, presente e futuro, per capire come, nonostante i tanti ostacoli che questo sport incontra nella città ionica oramai da decenni, sia poi in grado di esprimere eccellenze come Francesco e Antonio.

Marcello Val ci ricorda che a Taranto si gioca a rugby dal 1973, prima città in Puglia in cui si è disputato questo sport. Allora si giocava nel campo della Jonica al rione Tamburi e ci si doveva arrangiare anche per illuminare l’area di gioco. Nonostante tutto, la passione e l’abnegazione, negli anni sono stati raggiunti risultati importanti. Nella storia del rugby tarantino ci sono stati numerosi stravolgimenti societari con fallimenti, scissioni e fusioni, e come in molti sport definiti “minori”, il problema è quello economico. Un problema che riguarda gli atleti, che spesso hanno bisogno di lavorare per mantenersi, e le società. Più la squadra cresce, maggiori sono i costi. Una partita necessita di 15 titolari ed almeno 7 riserve, più lo staff tecnico, e spostare tante persone ha un costo che cresce così come cresce la distanza dalla sede di gioco. I ragazzi, Rossi e Careri ci hanno raccontato che dirigenti ed allenatori la domenica abbandonano le proprie famiglie per portali in giro a giocare, loro “non hanno famiglia”, intendendo con ciò che tolgono tempo alla propria vita personale per accompagnare la squadra nelle trasferte. Spesso è necessario andare a prendere i ragazzi da sotto le abitazioni, anche in quartieri periferici. Enzo La Gioia ci ha riferito che il rugby è stato spesso occasione per recuperare ragazzi in condizioni di disagio sociale, insegnando loro le regole ed il rispetto nello sport, che poi diventa condizione di vita.

Ricordiamo che, nonostante quello che si vede in campo: atleti di 120 kg che si spingono e si scontrano, nel rugby c’è molo fair play. È diventato ormai famoso anche per chi non segue questo sport, il “terzo tempo”, un rito che si svolge al termine della partita che vede riuniti i giocatori delle squadre che si sono affrontate in campo, tutti insieme a bere e mangiare e a scambiarsi opinioni sulla partita e non solo.

Ma come ci si introduce al rugby? Coach Marcello ci spiega che si inizia a 6 anni anche se dai 6 ai 13 anni non esiste un campionato vero e proprio, ma la Regione organizza degli incontri con delle “partitelle”. Dopo i 13 anni e fino ai 18 anni, si disputano campionati interregionali, le cui vincenti si sfidano tra loro a due a due fino ad individuare una vincente nazionale che accede al campionato nazionale di categoria.

In molti, soprattutto mamme, hanno paura che questo sport sia troppo cruento e i propri figli possano farsi male. Il tecnico ha spiegato che la prima cosa che si insegna ai ragazzi è quella di cadere. Ai due campioni nazionali, Rossi e Careri abbiamo chiesto che tipo di infortuni hanno subito nella loro carriera, ci hanno parlato di problemi alle ginocchia e qualche sanguinamento dal naso. Ne più ne meno, potremmo dire, di quanto può capitare anche ad un calciatore professionista. Il vicepresidente La Gioia ci ha poi spiegato che loro sono obbligati a seguire corsi di formazione di primo intervento molto severi, con esame finale, per poter intervenire immediatamente ed identificare il tipo di trauma. Ed per alcuni traumi, anche se privi di conseguenze, è previsto un divieto di gioco per un certo periodo, anche di un mese.

Abbiamo voluto capire dove e come si allenano oggi i ragazzi tarantini che praticano il rugby. Val e La Gioia ci hanno spiegato che c’è molta preparazione atletica, svolta spesso nella pineta Cimino, e sono previste anche sessioni di canottaggio grazie alla collaborazioni con associazioni di questa disciplina. Il problema principale è quello che riguarda i campi in cui disputare le partite e gli allenamenti. Purtroppo i rugbisti tarantini sono costretti ad un pellegrinaggio tra diverse strutture in città e in provincia. E comunque sempre in terreni adattati al rugby e non specificatamente progettati e realizzati per questo sport. Coach Marcello ci ha detto che Taranto è l’unica provincia pugliese a non disporre di un campo specificatamente dedicato al rugby. Gli spazi utilizzati nel corso della lunga storia di questa disciplina sportiva a Taranto sono stati tantissimi: dal già citato stadio della Jonica Tamburi, al Palafiom, ad una struttura nel comune di Montemesola, al Campo Scuola del rione Salinella. In quest’ultima struttura, ci ha riferito Antonio Careri, giocavano all’interno della pista di atletica, tra i lanciatori di peso e le buche lasciate dai pesi, che rendevano pericolosa la corsa dei rugbisti.

Abbiamo chiesto  allora quali sono le possibilità per il rugby tarantino di ottenere uno spazio che sia definito “del rugby”, dove chiunque possa rivolgersi per conoscere, seguire o praticare questo sport. Quali sono le speranze affinché Taranto disponga di un luogo dove, come ci hanno spiegato i due campioni che hanno militato in squadre di Abruzzo, Veneto, Lombardia, Lazio, si possa giocare al rugby e consentire a famiglie e bambini di incontrarsi e coltivare e far crescere la passione per questo sport.

Enzo La Gioia ci ha riferito che all’interno della struttura dell’Arsenale Militare esiste un terreno che sarebbe adatto a tutto ciò, addirittura pare ci siano, abbandonati in un magazzino, dei pali per porte di rugby omologati per partite anche internazionali. Già nel 2010 fu annunciata una convenzione che prevedeva la riconsegna alla città di 11 strutture sportive all’interno dell’Arsenale di proprietà della Marina. Nel 2016 quei campi furono inaugurati dall’allora sindaco Ippazio Stefàno, dal sottosegretario alla difesa e dai vertici della Marina Militare. Ristrutturazione pagata da Provincia e Comune. Con l’amministrazione Stefàno era stata avviata anche una intesa, ma non è chiaro se a causa di disaccordi tra regione e comune o di un errore nella progettazione del campo di gioco, non se ne è saputo più nulla. Ad oggi nessuna società dilettantistica privata o scuola, ha mai avuto accesso a quegli impianti, nonostante le promesse ed i soldi pubblici spesi. A gennaio di quest’anno è arrivata poi una nuova promessa di recupero di quegli impianti sportivi, questa volta dalla giunta guidata dal sindaco Rinaldo Melucci, ma anche in questo caso, dopo circa sei mesi da quella promessa, nessuna novità.

Un’altra possibilità per il rugby tarantino, potrebbe essere il campo B dello Iacovone. Ma già sono note le polemiche che quell’area di gioco ha sviluppato negli ultimi mesi per non parlare delle difficoltà di cogestione col calcio di uno spazio comune. Inoltre da qualche tempo si parla anche di un rifacimento totale dello stadio Iacovone. Anche se l’ipotesi é ancora in stato di “rendering”, vista l’esperienza di questi anni non è detto che si passerà mai dagli effetti speciali alla realtà, questo aggiunge solo incertezza ad una possibile assegnazione del campo ad altri sport.

Vorremmo aggiungere, tra le possibili strutture da dedicare alla disciplina del rugby, quella del Centro Sportivo Magna Grecia che è nelle disponibilità del comune. Dopo un bando assegnato ed annullato negli anni passati, pare sia prossimo ad essere oggetto di un nuovo bando di assegnazione, come annunciato dall’amministrazione. A dicembre 2020 il comune di Taranto ha anche indennizzato il precedente assegnatario, ma ad oggi non risulta ancora nessun nuovo bando e la struttura versa in uno stato di degrado ed abbandono e pare sia utilizzata come dimora da senzatetto.

Abbiamo chiesto ai dirigenti della società di rugby ionica se ed in che modo possano influire i Giochi del Mediterraneo del 2026, che si disputeranno a Taranto, sulla possibilità per i rugbisti tarantini di giocare nella propria città su un loro campo. Ci hanno risposto ricordandoci che il rugby non rientra tra gli sport coinvolti nella competizione, ma che la ristrutturazione di numerosi impianti sportivi, di cui dovrebbe godere Taranto grazie agli investimenti per i giochi, potrebbe consegnare a questo sport uno spazio non più indispensabile al termine delle competizioni del 2026. Mister Val ci ha raccontato che nel corso degli ultimi 10 anni ha incontrato almeno due volte l’anno le amministrazioni comunali e i diversi assessori allo sport. Fino ad oggi purtroppo nessun risultato, nonostante sembrava che con l’assessore Thilger, vicina alla disciplina del rugby, qualche risultato si sarebbe potuto ottenere. Purtroppo un rimpasto di giunta ha fatto crollare questa speranza. Adesso le aspettative sono sui Giochi del Mediterraneo.

di Piero Piliego e Massimo Perrini

 

 

WEBINAR SUI PERCORSI DI VALORIZZAZIONE DELL’ECONOMIA DEL MARE

Fondi europei per lo sviluppo di città sostenibili e partenariati internazionali.
“Navigare verso mari puliti, sani e produttivi attraverso l’approccio ecosistemico:
il case study Taranto con studiosi, esperti e operatori del Mare e della Pesca”

Webinar in diretta fb – 30 giugno 2021 alle 18:00

Continuano gli incontri di approfondimento sulle linee guida dell’Unione Europea in tema di Blue e Green Economy promossi dall’Eurodeputata Rosa D’Amato, Membro del Parlamento Europeo con delega alla Pesca e Sviluppo Regionale, che vedono Taranto nella sua fase di transizione verso nuovi modelli di sviluppo sostenibile e incubatrice di buone pratiche.
Le possibilità offerte da crowdfunding e fondi pubblici UE per la crescita dei territori, aspetti su cui D’Amato è impegnata da anni in un’attività di divulgazione e formazione per cittadini e pubbliche amministrazioni, saranno al centro dell’incontro, coordinato dalla giornalista Tiziana Grassi, che si svolgerà in diretta facebook il 30 giugno alle ore 18:00.
Sui percorsi di valorizzazione dell’economia del mare avviati a Taranto nella sua ritrovata vocazione internazionale e riferimento per l’area del Mediterraneo, si confronteranno Alessandro Maruccia, fondatore e presidente della Fondazione “Dal Mare”, con sede a Taranto, e Massimo Lupis, esperto di internazionalizzazione delle imprese e dei territori.
Maruccia affronterà alcune delle molteplici declinazioni del mare tra attività di vela, marineria e innovativa vision del nascente “Museo del Mare – Patrimonio vivo navigante”, mentre Lupis illustrerà il progetto di cooperazione internazionale “Best TAG – Blue Economy for the Sustainable Towns of Taranto And Gabes”, che rientra nel programma di partenariati per le città sostenibili varato da Bruxelles di cui saranno beneficiari il Comune di Taranto, nel ruolo di città-capofila, e Gabes, cittadina costiera della Tunisia tra i principali centri industriali del Paese.
“Best Tag”, approvato nel 2020 dalla Commissione Europea con una dotazione finanziaria di 4 milioni di euro, prevede una serie di azioni congiunte per stimolare partenariati tra continenti in funzione della crescita comune della sostenibilità urbana attorno alla corretta gestione delle opportunità offerte dalla “Blue Economy” e dalla preservazione dell’ecosistema marittimo e costiero. Tra le 18 azioni, raggruppate in obiettivi specifici, spiccano quelle dedicate alla sostenibilità ambientale: dalla costruzione di una filiera di pesca ecosostenibile a un incubatore a sostegno dei nuovi progetti d’impresa legati all’economia del mare e monitoraggio ambientale urbano.
Sarà possibile seguire la diretta sulla pagina https://www.facebook.com/DAmatoRosa/

GROTTAGLIE, IL QUARTIERE ED IL MUSEO DELLE CERAMICHE RIAPERTI AL PUBBLICO

Finalmente, dopo ben sette mesi di chiusura al pubblico, riaprono le botteghe che da sempre animano il quartiere delle ceramiche di Grottaglie.
Antica ed ancora oggi fiorente è la produzione di ceramica anche grazie alle ricche cave di argilla rossa presenti sul territorio. Lungo la gravina San Giorgio, si è formato nei secoli un intero quartiere di esperti ceramisti i quali, ricavando laboratori e forni di cottura nella roccia di ambienti ipogei utilizzati in passato anche come frantoi, hanno saputo sviluppare una fiorente attività artigianale oggi riconosciuta ed apprezzata in tutto il mondo.
Nello storico Quartiere delle ceramiche, ci si perde tra le oltre 50 botteghe artigianali, alcune delle quali hanno ancora all’interno torni e fornaci. In ciascun laboratorio è possibile osservare le diverse fasi di lavorazione degli oggetti, secondo la tradizione nata nel Medioevo.
Oltre a piatti, ciotole, coppe, recipienti di varie forme, ci sono i galletti, tipici di Grottaglie, i “pumi”, che si vedono esposti sui davanzali delle case salentine e sono considerati di buon auspicio (ma solo se dati o ricevuti in dono), e la “pupa baffuta“, personaggio nato da una leggenda: un vignaiolo, per sottrarre la giovane moglie alla brutale tradizione dello ius primae noctis (diritto della prima notte) , si travestì da donna per presentarsi al feudatario al posto della ragazza. Dimenticò però di tagliarsi i baffi e fu subito scoperto. Il feudatario ne rise, ma gli chiese, per risparmiargli la vita, che gli portasse tutto il vino prodotto dalle sue vigne in anfore che avessero le sue fattezze travestito. E lui, grazie all’aiuto degli artigiani del paese, glielo portò: nelle anfore a forma di pupa baffuta.

Contrariamente a quanto avviene negli altri centri di antica produzione ceramica italiani, Grottaglie è l’unica città della ceramica con un quartiere interamente dedicato alla produzione di questo tipo artigianato.
“Il turismo per Grottaglie, soprattutto quello estivo è diventato uno straordinario “generatore” di economia. – sottolinea l’assessore al turismo Mario Bonfrate – Vedo molto entusiasmo tra i nostri commercianti e artigiani, loro rappresentano una grande forza propulsiva per la ripresa. La pandemia sta cambiando il nostro modo di viaggiare e per questo pensiamo che  ci saranno tanti turisti e viaggiatori che verranno a Grottaglie per scoprire il patrimonio turistico della nostra città”.

A pochi passi dal quartiere, nel dirompente Castello Episcopio, riapre anche il Museo della Ceramica, altro centro attrattivo turistico pugliese. L’esposizione permanente rappresenta il più importante museo pugliese sul tema dell’arte delle ceramiche e rappresenta il connubio tra quest’antichissima arte e la cittadina jonica.
Il Museo è suddiviso in cinque sezioni e svela ben 517 pezzi che vanno dalla ceramica tradizionale d’uso, alle maioliche fino agli oggetti contemporanei. I manufatti, che provengono da collezioni pubbliche e private, raccontano la storia di un passato in cui la ceramica rivestiva un ruolo fondamentale nella vita degli uomini, soddisfacendo il loro bisogno primario di igiene e di conservazione degli alimenti, ma anche la loro necessità di possedere oggetti che assolvessero ad una funzione puramente ornamentale.

⚱Sezioni:

Sezione ceramica tradizionale d’uso. Si tratta di una tipologia di ceramica che copre un arco temporale che va dagli inizi del XVIII secolo alla prima metà del XX secolo e risulta rappresentata da forme usate per contenere acqua, vino, olio, aceto, per trasportare liquidi o per conservare provviste alimentari.
(capasoni, capasa, trimmone, vummile).
A questi si aggiungono oggetti per cucinare (pignata) e per contenere piante (craste).

Sezione presepi. L’esposizione presenta varie forme interpretative: si passa dal presepe monoblocco con figure miniaturistiche, a quello monumentale ricco di personaggi in cui forme e colori esprimono la sperimentazione delle nuove tecniche ceramiche.

Sezione archeologica (secolo VII a.C. – XV d.C). Le diverse campagne di scavo hanno portato alla luce numerosi reperti ceramici fra cui spiccano olle globulari con motivi geometrici e patere dipinte e o incise.

Sezione maioliche (secolo XVIII– XX): brocche monoansate (sruli), brocche biansate (cirale) zuppiere, vasi da farmacia e mattonelle per pavimentazione.

Sezione contemporanea. L’ultima è dedicata alla ceramica contemporanea, in particolare alle opere donate dagli artisti che hanno partecipato alle edizioni del Concorso di Ceramica Contemporanea avviata per la prima volta dal Comune di Grottaglie nel 1971 con l’obiettivo di un’apertura verso la cultura mediterranea e quindi un dialogo tra artisti di provenienza diversa.

Il Museo della Ceramica è aperto al pubblico, nel rispetto delle disposizioni governative, dalle ore 10:00 alle ore 13.00 e dalle ore 15:00 alle ore 18:00 dal martedì alla domenica, compresi i festivi.

********Nota********

Grottaglie (Taranto) e la sua ceramica

Grottaglie la “città dalle molte grotte” sorge su di una collina a pochi chilometri da Taranto sul ciglio del gradone murgiano che degrada verso il Mar Piccolo.

Il suo territorio è interessato dalla presenza di gravine, spettacolari canyon lungo i quali, fin dalla preistoria, sono stati scavati numerosi rifugi in grotta.

Contrariamente a quanto avviene negli altri centri di antica produzione ceramica italiani, Grottaglie (TA) è l’unica città della ceramica con un quartiere interamente dedicato alla produzione di questo tipo artigianato.

Famoso e importante il “Quartiere delle Ceramiche” che sorge in ambiente rupestre ancora in attività. Antica ed ancora oggi fiorente è la produzione di ceramica anche grazie alle ricche cave di argilla rossa presenti sul territorio.
Nel cuore di questa caratteristica cittadina, lungo la gravina San Giorgio, si è formato nei secoli un intero quartiere di esperti ceramisti i quali, ricavando laboratori e forni di cottura nella roccia di ambienti ipogei utilizzati in passato anche come frantoi, hanno saputo sviluppare una fiorente attività artigianale oggi riconosciuta ed apprezzata in tutto il mondo.
Due i principali prodotti della tradizione figulina grottagliese: i “Bianchi di Grottaglie”, manifattura artistica propria di un certo tipo di produzione elitaria caratterizzata dall’esaltazione della forma pura attraverso l’utilizzo dello smalto bianco stannifero, e la più caratteristica ceramica rustica e popolare, caratterizzata da una tavolozza cromatica costituita dal verde marcio, giallo ocra, blu e manganese. Appartengono a questa produzione i famosi capasoni (da capase, cioè capace), contenitori di notevoli dimensioni foggiati in sezioni distinte e successivamente congiunti e destinati prevalentemente a contenere il vino.
Ad oggi Grottaglie con le sue 50 botteghe di ceramisti è inserita nel ristretto elenco delle 46 città della ceramica italiana.

ARRIVA LA SENTENZA AMBIENTE SVENDUTO

Lunedì 31 maggio la corte si esprimerà su Ambiente Svenduto e sulle possibili condanne da infliggere agli imputati accusati di vari reati legati alle emissioni inquinanti dello stabilimento Ilva di Taranto. Le associazioni tarantine che da anni lottano per la tutela dell’ambiente, rivolgono un appello a tutta la cittadinanza per presidiare, nel rispetto delle norme anti covid, la sede in cui si scriverà questa pagina storica per Taranto.
Il collegio giudicante si esprimerà su 47 imputati: 44 persone fisiche (tra dirigenti ed ex dirigenti del siderurgico, politici e imprenditori) e tre società (Ilva, Riva Fire e Riva Forni elettrici). Nomi eccellenti di Ilva come i fratelli Riva ed il loro factotum Girolamo Archinà e politici come l’ex presidente della Regione Puglia Niky Vendola, Nicola Fratoianni, deputato, attuale segretario di Sinistra italiana, l’ex presidente della Provincia Gianni Florido e Michele Conserva. Imputato per falsa testimonianza l’ex arcivescovo di Taranto Benigno Luigi Papa. Esce invece per prescrizione l’ex sindaco di Taranto Ippazio Stefàno.
Appuntamento quindi lunedì 31 maggio 2021 alle ore 9,00 presso le Scuole Cemm a San Vito Taranto.

SAIL-GP, CATAMARANI PRONTI A VOLARE SUL MAR GRANDE DI TARANTO. ANCORA DISPONIBILI TICKET PER ASSISTERVI

Voleranno sulla superficie del Mar Grande con una velocità di 50 nodi, proprio nello specchio acqueo di fronte al grande Palazzo del Governo.
‘SailGP – powered by nature’ è il campionato velico che gareggia per un futuro migliore, promuovendo un mondo alimentato dalla natura. Competizione di punta per i catamarani F50, SailGP presenta squadre nazionali che gareggiano su percorsi brevi ed intensi, regate di tipo stadium racing.
Il vincitore della seconda stagione di SailGP riceverà un premio di un milione di dollari. Durante gli otto eventi della stagione, i migliori atleti della vela internazionale si destreggiano a bordo di catamarani F50, ad alta tecnologia e velocità, capaci di superare, appunto, i 50 nodi (circa 100 km / h).
I catamarani sono otto, in rappresen­tanza di Australia, Danimarca, Francia, Gran Bretagna, Giappone, Spagna, Nuova Zelanda e Stati Uniti; la promessa degli organizzatori è che sarà una gara avvincente tra imbarcazioni identiche dove è l’abilità degli atleti a fare la differenza. L’Italia non partecipa.
Gli esperti della Jonian Dolphin Conservation con il loro “capitano” Carmelo Fanizza, nonchè “local on water manager” della manifestazione, vigileranno affinchè non si intercetti la rotta di qualche delfino entrato in rada.

Sarà ospitato a Taranto nei giorni del 5 e del 6 giugno, ma già dal giorno 1 è possibile vedere i catamarani F50 mentre svolgono le prove libere, nel Mar Grande e alle 16:00 del giorno 4 assistere alla parata.
L’evento di apertura del 5 giugno avrà il piacere di aprirsi con un suggestivo sorvolo delle Frecce Tricolori dell’Aeronautica Militare.
È possibile recarvisi anche attraverso imbarcazioni pubbliche e private, tutte le informazioni sono sul sito indicato.
È inoltre possibile regatare con i catamarani volanti F50 in versione virtuale scaricando la App gratuita Virtual Regatta Inshore.

L’eSailGP di Taranto è il secondo degli otto eventi virtuali della stagione 2 e segue quello organizzato in occasione della gara svoltasi alle Bermuda lo scorso aprile.
Il vincitore dell’evento di Taranto si qualificherà per il ‘Grand Final’in programma il 15 ottobre 2021 che designerà il campione della seconda stagione eSailGP; sarà lui a partecipare all’eSailing World Championship, con un montepremi di 10.000 dollari.
Lo scorso agosto fu il britannico Mike O’Donovan a trionfare.

Le regate del 5 e 6 giugno potranno essere seguite anche dalle tribune allestite nel Race ViIlage della rotonda Marinai d’Italia, dove sarà organizzata un’area ristoro con la partecipazione di Cantine San Marzano. I biglietti ‘premium’ per accedere ai 500 posti disponibili per ognuno dei due giorni, ascoltare da vicino i commenti live della gara e partecipare alla cerimonia di premiazione, sono in vendita su sailgp.com/taranto a 22,55 euro (incluse commissioni).
Ancora disponibili biglietti ‘Basic’ e ‘Premium’ a bordo del­le motonavi Clodia e Adria per vivere le emozioni delle rega­te direttamente sul perimetro del campo di regata, coi velis­ti di fama mondiale che si sfideranno a pochissima distanza. Col programma ‘Vi­eni con la tua barca­’, infine, diportisti e armatori privati potranno raggiungere il perimetro del campo di regata con le proprie imbarcazio­ni, previa prenotazi­one del posto (gratu­ito) compilando un form online.
Tutte le informazioni sull’evento SailGP di Taranto con le varie modalità di par­tecipazione sono dis­ponibili al link sailgp.com/taranto.

FdA

C’ERAVAMO TANTO AMATI: PALAZZO “FRISINI”, IL BARBONE URLANTE NEL CENTRO DI TARANTO

di Enrico Vetrò

Nel 1912 il filantropo Cav. Gaetano Frisini, con atto stilato presso il notaio Gaetano Mazzili, donava ai Tarentini il suo palazzo, tuttora insistente in via Mazzini 199, angolo via Leonida. Era stato il felice epilogo della lodevole iniziativa promossa da Giovanni D’Andrea di Alfedena (AQ), rinomato medico municipale e ufficiale sanitario attivo a Taranto. Finalmente i neonati abbandonati nella “ruota degli esposti”, avrebbero trovato un contenitore dove ricevere assistenza più idonea. La struttura adibita a “baliatico esterno”, il brefotrofio, fu inaugurata nel 1923, lo stesso anno in cui il decreto del Regio Governo del 16 Dicembre, n. 2900, aboliva il sistema delle “ruote” in tutta Italia (vedi allegato).
In seguito, il palazzo fu sopraelevato di un piano, per far fronte alle continue istanze cittadineIn seguito, il palazzo fu sopraelevato di un piano, per far fronte alle continue istanze cittadine.
Subìto un risanamento strutturale per via dell’incuria dovuta al secondo conflitto mondiale, il palazzo cessò di avere al suo interno le attività assistenziali, che nel 1960 furono trasferite in altra sede in v.le M. Grecia. L’edificio non rimase vuoto a lungo, giacché ospitò prima la Scuola Media “Thaon de Revel”, (i Tarentini la chiamavano affettuosamente ” ‘a scòle donderevèl”), poi il Liceo “G. Ferraris”. Quando nel 2002 quest’ultima scuola fu trasferita in via Mascherpa (momentaneamente, si disse, per adeguare il palazzo alle nuove norme di sicurezza), non seguì, tuttavia, alcun ripristino delle sue attività scolastiche.
Da questo momento si alternò un balletto amministrativo locale e provinciale delle varie governance, che con la proclamazione d’idee condìte di promesse ed elucubrazioni progettuali mai mantenute, [oggi le chiamano, con buona pace del nostro povero Italiano, “project financing”], mettevano a parte circa il destino di Frisini per il bene dei Tarentini, una frase sempre a effetto per tutte le stagioni. Certo è che se tutto è stato lasciato così bizantinizzato dai quadri decisionali locali/provinciali sino a oggi, ci deve essere stata una ragione, in ogni caso incomprensibile per il cittadino comune.
Si dice che Frisini attualmente sia stato destinato a futuro Polo tecnologico del Mediterraneo. La celìa del mio modesto avviso – spero tanto di sbagliarmi – mi sussurra che tutto rimarrà in alto mare chissà per quanto tempo ancora, e per giunta in acque estremamente tempestose. In via Mazzini 199, oggi, tutto è sabbia mobile che gorgheggia con fatiscenti riverberi spazzaturiali. Per ogni dove degrado e abbandono. Persino le pensiline delimitanti risultano abbattute in buona parte. Qui, in mezzo al caos del traffico quotidiano, puoi vedere un barbone sdraiato a terra a pancia all’aria, mentre urla filastrocche a denti stretti a un “cielo sempre più blu”!  Per non far uscire dalla bocca la sua disperazione.
Scatti del palazzo “Frisini” di Enrico Vetrò, giorno 27. 05. 2021

Scatti del palazzo “Frisini” di Enrico Vetrò, giorno 27. 05. 2021

EURISPES, VOCE AUTOREVOLE CONFERMA: LIBERIAMO TARANTO.

di Daniela Spera*

Il 13 maggio scorso era attesa la sentenza del Consiglio di Stato. Chi si aspettava un verdetto di chiusura degli impianti inquinanti è rimasto deluso. Sì, perché non conforta il fatto che i massimi giudici amministrativi abbiano deciso di rifletterci sù. Perché ogni giorno, ogni minuto e ogni secondo di attesa in più espongono i cittadini di Taranto al rischio esponenziale di ammalarsi. E anche di morire. Ormai non ci sono più voci discordanti sul tema ex Ilva, almeno tra le associazioni tarantine, che pretendono ‘chiusura e riconversione’.

Su tempi e modalità di attuazione di questa volontà, c’è, di sicuro, la necessità di mettere in ordine le idee. Quando a farlo sono enti, istituzioni o istituti accreditati si può iniziare a sperare che qualcosa possa cambiare.

E’ il caso di Eurispes un istituto di ricerca di Studi Politici, Economici e Sociali che ha contribuito a far emergere fenomeni sociali nascosti o poco noti. Ha spesso stimolato il dibattito sociale, politico ed economico, anche ispirando l’attività del legislatore. E’, senza alcun dubbio, un Istituto che ha grande risonanza mediatica. Autorevole. Una voce importante che serve anche a Taranto. Se i personaggi dello spettacolo possono fungere da megafono, le voci che contano nel panorama scientifico possono fare la differenza.

Proprio il 13 maggio, mentre fuori era in corso un sit in a sostegno della chiusura dell’area a caldo dell’ex Ilva, alle ore 11,00 presso la Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma, il Presidente dell’Eurispes, Gian Maria Fara, presentava i risultati del Rapporto Italia 2021, in un incontro con la stampa.

L’indagine è stata realizzata su un campione scelto in base alla distribuzione della popolazione per sesso, classe d’età (18-24 anni; 25-34 anni; 35-44 anni; 45-64 anni; 65 anni ed oltre) ed area geografica (Nord-Ovest, Nord-Est, Centro, Sud e Isole) risultante dai dati dell’ultimo Censimento Istat. I questionari compilati- tra novembre 2020 e gennaio 2021-e analizzati sono stati 2.063 ed hanno indagato diverse aree tematiche.

Tra le considerazioni generali (‘Per una nuova ri-costruzione’) il Presidente dell’Eurispes, cita anche la vertenza ex Ilva di Taranto. Al tema è dedicata una sezione dal titolo ‘Liberiamo Taranto’. Colpiscono la forza comunicativa, la chiarezza di intenti e la positività nel considerare assolutamente fattibili progetti di smantellamento, bonifica e riconversione che, invece, il Governo-e non solo- ha sempre considerato irrealizzabili.

Nel rapporto si legge: ‘Il nostro territorio è popolato da un numero incredibile di “ecomostri” abbandonanti a se stessi e di altri ancora in funzione che, con il pretesto di dover salvaguardare produzione e occupazione, drenano enormi risorse pubbliche attraverso continue sovvenzioni o attraverso il finanziamento della cassa integrazione’.

E ancora, riferendosi all’Ilva: ‘Salutato all’inizio come panacea dei problemi occupazionali e, nello stesso tempo, come avanguardia del nuovo sviluppo industriale del Meridione, si è rivelato nel tempo un pozzo senza fondo che ha ingoiato un numero imprecisato di miliardi di euro. Nello stesso tempo, lo stabilimento è diventato una vera e propria centrale di produzione delle patologie più diverse segnalate puntualmente dalle autorità sanitarie regionali’.

Poi, mette in fila i concetti base per arrivare alla soluzione:

-‘Se si considera che oggi l’acciaio può essere acquistato a livello internazionale a prezzi notevolmente inferiori di quelli necessari per la sua produzione a Taranto, e che in una economia globalizzata ciascun territorio dovrebbe cercare di valorizzare al meglio i propri asset e le proprie risorse, non resta che una soluzione: chiudere le acciaierie’.

-‘A chi prospetta l’impoverimento del territorio e la perdita di migliaia di posti di lavoro si può segnalare che esistono soluzioni alternative. Coerentemente con le strategie a lungo termine dell’Unione europea, con i Piani nazionali per l’energia e il clima e con i Piani per la transizione energetica, le stesse risorse, finanziarie e umane, impegnate per mantenere in vita lo stabilimento, possono essere utilizzate per smantellare gli impianti, bonificare il territorio e restituirlo alle sue naturali vocazioni’.

-‘Secondo calcoli, sia pure approssimativi (ma l’Istituto ha deciso di verificare attraverso un’approfondita analisi i costi e i benefici di una possibile riconversione), occorrerebbero dieci anni circa per la prima fase, smontare gli impianti, altri dieci anni per bonificare il territorio e altri dieci anni per avviare una serie di attività alternative legate al settore del turismo, dei servizi, dell’ambiente, dell’agricoltura mantenendo gli stessi livelli occupazionali se non, addirittura, incrementandoli’.

E conclude che ‘dobbiamo abituarci a immaginare il futuro con nuove lenti, con una nuova cultura del lavoro e del territorio per non rimanere appesi ad un passato di politica industriale che non ha più senso né prospettive. Le reminiscenze autarchiche nella produzione dell’acciaio sono compatibili solo con l’antica stagione della “politica delle cannoniere”, di infausta memoria’.

Insomma, tutti concetti che alcuni attivisti ‘visionari’- come chi scrive – in passato e molti nel presente, hanno sempre sostenuto e sostengono. Sono gli stessi attivisti ai quali la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo ha dato ragione.

L’ auspicio, ora, è che alla voce di Eurispes si uniscano tante altre voci autorevoli che possano dare un messaggio forte e chiaro, suggerendo la soluzione a una classe politica che, al di là dell’appartenenza partitica, continua a rivelarsi inadeguata a risolvere la grande vertenza tarantina. Che non è ‘solo’ sanitaria e ambientale ma anche economica e sociale.

DENUNCIA IN PROCURA PER I NUOVI INQUINATORI E CHIUSURA TOTALE SENZA SE E SENZA MA

L’associazione Giustizia per Taranto presenta un esposto in procura sull’inquinamento attuale dello stabilimento ex Ilva di Taranto. “Per la prima volta mettiamo sotto accusa anche Acciaierie d’Italia, cioè lo Stato”, è quanto ha dichiarato Massimo Ruggieri, presidente dell’associazione. La denuncia riguarda l’inquinamento che va da ottobre 2019 a maggio 2021 e vuole prendere il testimone del processo Ambiente svenduto che riguarda invece fatti fino al 2013. Purtroppo, dopo quella data e fino a prima del periodo osservato per questa denuncia, chi ha gestito la fabbrica è stato protetto da scudo penale. A supporto della denuncia sono state presentate numerose foto e video del quartiere Tamburi che testimoniano che i fenomeni emissivi sono proseguiti e proseguono con inquietante continuità.
La denuncia è stata possibile grazie alla disponibilità di una famiglia del quartiere Tamburi che vive sulla propria pelle le conseguenze dell’inquinamento.
L’avvocato Leonardo La Porta di Giustizia per Taranto, che patroicina questa causa, ha riferito che: ” era stato raccolto altro materiale da altre famiglie del quartiere Tamburi, ma dopo gli ultimi accadimenti di operai licenziati per ragioni discutibili come un post sui social, hanno preferito non esporsi direttamente, avendo parenti impiegati in quello stabilimento”.
Il ricatto funziona quindi. Il quartiere Tamburi ha paura delle ritorsioni da parte di chi gestisce la fabbrica.
“Ma noi possiamo essere più forti – ribadisce l’avvocato La Porta – se tutta la città è compatta, possiamo dare filo da torcere”.
Da Giustizia per Taranto arriva infine un invito a chiunque voglia denunciare: “contattateci, chiedeteci supporto noi siamo qua a sostenere, gratuitamente, l’azione di chiunque voglia affiancarsi alla denuncia presentata questa mattina”.
Alla domanda su cosa accadrà dopo la sentenza del Consiglio di Stato, l’avvocato La Porta ha risposto: “qualunque sarà la sentenza del CdS Taranto non si ferma”.
Intanto a Roma è partita questa mattina la due giorni in attesa della pronuncia del Consiglio di Stato in merito all’ordinanza di chiusura dell’area a caldo presentata dal sindaco di Taranto ed accolta già dal Tar di Lecce. Dalla capitale per Giustizia per Taranto è intervenuto Antonio Lenti, che con numerosi attivisti ha portato la voce di Taranto. Il sit  in romano è  virtualmente collegato con chi, non potendo raggiungere la capitale, attende il verdetto qui a Taranto presso la Rotonda del Lungomare.
Da Taranto e da Roma la richiesta è quella che si legge su un cartello che si staglia sullo sfondo del mare della rotonda: “Chiusura totale senza se, senza ma. Basta”.

BUONA PASQUA

Non è semplice quest’anno dare gli auguri per una serena Pasqua. Alla condizione di chiusura dell’anno passato, pervasa comunque dalla speranza di uscire subito dalla pandemia, si è aggiunto anche un senso di grande stanchezza e disillusione. Alla condivisione sociale dei canti dai balconi e al “rumore” che univa nonostante tutto, si è sostituito il sospetto verso chiunque incroci la nostra strada, l’angoscia e l’intolleranza individuale.
Ma non dobbiamo scoraggiarci, i vaccini ci sono, le nuove cure anche. Occorre solo avere la capacità di andare avanti e vinceremo la guerra verso questo nemico invisibile.
Noi faremo tutto ciò che è nelle nostre forze per starvi affianco e continuare questo piccolo ma appassionato esperimento di giornalismo sociale, vicino alla comunità jonica, senza padroni, ospitando le opinioni di chiunque abbia qualcosa da comunicare agli altri, e sempre col Coraggio, la Libertà, la Sincerità che ci contraddistinguono. E state tranquilli perché… Panta Rei!
Buona Pasqua a voi cari Lettori, da me personalmente e da tutto lo staff di “Punti di Vista press”.

il direttore responsabile
Cinzia Amorosino

LAVORATORI ARCELORMITTAL: “VIETATO CONDIVIDERE CRITICHE ALLA SITUAZIONE AMBIENTALE”. CONTESTAZIONI DISCIPLINARI AI DIPENDENTI. E I SINDACATI?

di Piero Piliego

Era arrivato già nel primo pomeriggio un comunicato da parte del gruppo consiliare ‘Una città per cambiare – Taranto’ in cui si parlava  di sospensioni a carico di alcuni lavoratori che avrebbero  espresso sui social pareri negativi sull’azienda o, semplicemente, per aver condiviso post che criticavano la situazione ambientale. Nel comunicato si parla anche di  riunioni organizzate nei reparti per mettere in guardia il personale sulle conseguenze del “parlare male” del proprio datore di lavoro.
Conferma e maggiori dettagli arrivano da Usb che parla di “contestazione disciplinare di Arcelor Mittal  per  coloro che hanno pubblicizzato la messa in onda della Fiction ‘Svegliati Amore mio!'” A questi dipendenti, con un documento a firma di Arturo Ferrucci, Responsabile delle Risorse Umane nonché delfino di Lucia Morselli, nella fabbrica tarantina,  viene intimata la  “immediata sospensione dell’attività lavorativa, interdizione ai luoghi di lavoro e richiesta di giustificazioni entro 5 giorni.
“Gravissimo il continuo tentativo  di voler a tutti i costi alimentare un clima di terrore all’interno dello stabilimento”, afferma Franco Rizzo di Usb, che aggiunge “Intervenga il governo con i Ministri Giorgetti, Orlando e  Invitalia batta finalmente un colpo, se si vuole veramente fare una discussione seria, va cacciato chi come la  Morselli & Company, con comportamenti vigliacchi e fascisti, continua a provocare odio e disperazione sul territorio e nelle famiglie dei dipendenti”.
Già in passato erano stati sollevati dubbi sulla libertà di espressione e di comportamento degli operai di Ami. Il 21 aprile del 2020 infatti, Usb denunciò che un lavoratore dello stabilimento ArcelorMittal di Taranto era stato licenziato per aver commentato sulla propria bacheca di Facebook quel che realmente accade in fabbrica. E a febbraio dello stesso anno invece il giudice ha reintegrato un operaio che era stato licenziato perché aveva “abbandonato il posto di lavoro” per riprendere un collega dimenticato sui tetti delle coperture dei parchi minerali e pubblicare le immagini sui social.
E non pensiamo che sostituendo i vertici di Mittal si possa risolvere il problema, in quanto questo è solo il modo di agire del colosso indiano. Strategia applicata in passato in ogni paese in cui ha “conquistato” stabilimenti siderurgici. E non è giustificabile  lo Stato italiano, perché il “metodo Mittal” era ben noto a tutti (a Taranto fu proiettato anche un documentario che lo spiegava bene).
Continua così il comportamento sprezzante da parte di Mittal, tollerato dal silenzio del governo e dalla incapacità di reazione del sindacato tarantino.