
di Silvana Giuliano
Terzo prezioso appuntamento con la Stagione teatrale del Fusco, organizzata dal Comune di Taranto in collaborazione con il Teatro Pubblico Pugliese. Martedì 5 e mercoledì 6 dicembre, Giorgio Colangeli e Mariano Rigillo hanno portato sul palcoscenico la commedia “I due Papi” tratta dal testo di Anthony McCarten, da cui nel 2019 è stato prodotto l’omonimo film (con sir Anthony Hopkins e Jonathan Pryce, rispettivamente nei ruoli di papa Benedetto XVI e papa Francesco). Completano il cast dello spettacolo teatrale: Anna Teresa Rossini nella parte di suor Brigitta, Ira Fronten in quella di suor Sofia, e Alessandro Giova. Perché I due Papi? Perché Benedetto XVI sbalordì il mondo quando l’11 febbraio del 2013 annunciò le sue dimissioni e fu eletto Jorge Mario Bergoglio, al secolo Papa Francesco.
“Habemus Papa”. La commedia inizia con l’annuncio, dalla celebre terrazza del Vaticano, delle elezioni di papa Benedetto XVI, che subito dopo ritroviamo in una sala da pranzo di un convento mentre dialoga con suor Brigitta e categorico dichiara: “Sto pensando di abdicare. Sto pensando di dare le dimissioni. Ci sono stati altre abdicazioni, ma non negli ultimi 700 anni”. Inutili le parole della suora per fargli cambiare idea. “Non ho bisogno di consigli, replica Joseph Ratzinger, ma non ho la forza, né nel corpo, né nella mente”. Non è stato l’unico Pontefice a rassegnare le dimissioni. Era, infatti, accaduto anche nel 1294, come leggiamo nel terzo canto dell’Inferno di Dante Alighieri: “Poscia ch’io v’ebbi alcun riconosciuto, vidi e conobbi l’ombra di colui che fece per viltade il gran rifiuto”. Furono molti i commentatori che identificarono in questa figura l’eremita Pier da Morrone, eletto papa nel luglio del 1294 col nome di Celestino V e cinque mesi più tardi rinunciò al pontificato.

La vicenda si sposta a Buenos Aires dove il cardinale Bergoglio confessa a suor Sofia di volersi dimettere perché ha raggiunto i 75 anni, perciò ha scritto una lettera a Benedetto XVI. Nel frattempo, gli comunicano che il Papa l’ha invitato a Roma nella residenza di Castel Gandolfo. Qui si confidano, si confrontano e svelano gli errori commessi. Per la stesura del testo l’autore ha tenuto presenti anche documenti storici. Ne è emerso un rapporto complesso fra Ratzinger e Jorge Mario Bergoglio. Nel secondo atto, immersi nella serenità mistica della Cappella Sistina, mentre ammirano il Giudizio universale di Michelangelo, si confessano, si assolvono. Fra i due Papi nasce un’amicizia particolare che non si è mai interrotta, nonostante le opinioni differenti sul futuro della Chiesa. Certo, non fu semplice per Ratzinger e Bergoglio, due uomini profondamente diversi, trovare una soluzione che rispettasse i canoni della teologia. Le scene, se escludiamo quella della Cappella Sistina, sono semplici, ma suggestive e riescono a rendere ancora più avvincente il testo.

Il finale è sorprendente, tipico della commedia: subito dopo la notizia dell’elezione del nuovo Pontefice comunicano che la Germania è campione del mondo (ha segnato il gol decisivo al 112 minuto dei tempi supplementari). Titolo (il quarto) conquistato proprio ai danni dell’Argentina.


