
di Cinzia Amorosino
Sempre più in bilico la posizione del sindaco di Taranto Rinaldo Melucci dopo la riunione, stamattina, delle forze politiche che hanno costruito la coalizione e il progetto “progressista” che ha portato alla sua elezione.
Era, infatti, improcrastinabile che anche Pd e Con si esprimessero dopo l’uscita dalla coalizione di Verdi, M5S e Psi, alla luce dell’evoluzione del quadro politico dell’amministrazione di Taranto. Adesso entrano in campo: Domenico De Santis (PD Puglia), Leonardo Donno (M5S Puglia), Domenico Tanzarella (PSI Puglia), Fulvia Gravame (Verdi Puglia), Michele Boccardi (CON Puglia).
Scrivono queste forze politiche:
“Forte è lo sgomento e lo scollamento dall’entusiasmo che ci ha portato ad appoggiare l’attuale Sindaco. In poco meno di 18 mesi la Giunta comunale ha subito decine di cambi, il trasformismo e i cambi di casacca sono stati numerosi. Abbiamo assistito ed assistiamo ad un teatrino deprimente, discussioni false sul programma mentre oramai il maggior partito della coalizione è diventata la forza che ha come leader l’ex Presidente del Consiglio che negava il problema ambientale a Taranto ed è stato fautore dell’introduzione dello scudo penale e dei decreti che imponevano l’apertura dello stabilimento ILVA in barba alle salvaguardie minime di tutele ambientali e sanitarie. Senza contare che oramai gli esponenti che abbiamo battuto nelle urne e non avevano partecipato al nostro progetto iniziale sono parte integrante di questa coalizione egemonizzandone il peso politico. Il tutto mentre l’ILVA rischia il collasso senza nessuna salvaguardia per i lavoratori e per la salute e lo stesso Melucci si presta ad operazioni ancillari con Fitto che in parallelo occulta accordi al ribasso con la multinazionale indiana, che ha dimostrato non avere a cuore il benessere delle comunità territoriali.
Questa amministrazione era nata nel solco della riconversione economica, sociale e culturale, nonché della salvaguardia ambientale della città con una forte spinta alla trasformazione della fabbrica con la chiusura dell’area a caldo e la modernizzazione dell’intera città.
Un mese fa avevamo appreso che il sindaco voleva occuparsi solo della città e cercava nuovi stimoli solo nell’affrontare i problemi che attanagliano Taranto, mentre in 9 giorni lo ritroviamo leader del partito di Renzi (quello dei decreti) snaturando completamente la coalizione iniziale.
Non possiamo più accettare questo stato delle cose.
Diverse forze hanno già annunciato l’uscita da questa maggioranza e altre lo annunciano con questo documento, ritenendo come unica possibilità di dialogo con Melucci il ripristino della maggioranza risultata vincitrice alle ultime elezioni e l’azzeramento dell’attuale composizione della giunta. Una ripartenza nel rispetto del mandato elettorale.”
In parole povere, o Melucci rimette subito tutto a posto e rientra nei ranghi cioè nella coalizione iniziale che ha vinto le elezioni del 2022, oppure Taranto non ha più un sindaco. Il che significa tornare sui suoi passi rinnegando Renzi.
D’altro canto il 19 dicembre c’è il grosso ostacolo dell’approvazione del bilancio di previsione che non passerà se anche Pd e Con se ne vanno all’opposizione. Melucci potrebbe giocarsi per la seconda volta, dopo il 2018, la carta delle dimissioni immediate per poi, come fece allora, rientrare prima della scadenza dei 20 giorni, dopo aver ripristinato lo status quo ante come chiedono ora i partiti. Ma lui che figura ci farebbe? In ogni caso si è messo in trappola da solo, afflitto da tempo di manie di grandezza. La città ormai è stanca di questo primo cittadino e di certi amministratori della cosa pubblica, ha tanti problemi grossi e necessita di persone capaci e lungimiranti.
Se volesse salvare la faccia e la dignità, questo sindaco decapitato dovrebbe dimettersi subito ed affidare tutto ad un commissario fino a nuove elezioni.
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Grafica di Vincenzo De Palmis
