TARANTO VECCHIA, IL PALAZZO CARDUCCI AGUSTINI CROLLA: STATO E COMUNE RESTANO INDIFFERENTI

di Cinzia Amorosino

Palazzo Carducci Agustini dell’Antoglietta (XVIII sec): 41 appartamenti, un capolavoro storico dimenticato mentre i suoi pezzi cadono in strada come è avvenuto il 2 aprile durante i Riti della Settimana Santa (ultime due foto allegate) quando un sottobalcone è venuto giù nella via percorsa da molte persone. Solo per caso non ci sono stati feriti.

Nel cuore del borgo antico, tra Vico Carducci e Vico Porto, c’è dunque un palazzo che dovrebbe essere tutelato, studiato, valorizzato.

Invece sta scomparendo pian piano.

È Palazzo Carducci Agustini dell’Antoglietta: un complesso nobiliare monumentale, tanti appartamenti, proprietà divisa tra privati e Comune, abbandonato da oltre quarant’anni e oggi ridotto a struttura pericolante.

• Il portone, gli stucchi, le volte: la grandezza che accoglieva

Varcare il portone principale significa entrare in un’altra epoca.

L’androne, ampio e solenne, conserva ancora stucchi decorativi che raccontano una cura estetica raffinata. Le superfici, pur segnate dal tempo, parlano di un’architettura pensata per rappresentare prestigio e potere.

Le volte — a botte e a crociera — disegnano lo spazio con eleganza, accompagnando il passaggio verso l’interno.

Non era un semplice ingresso.

Era una dichiarazione sociale.

Il cortile e la scalinata a doppia rampa: teatro nobiliare

Poi lo spazio si apre in uno dei cortili più sorprendenti del borgo antico.

Ampio, articolato, in parte coperto e in parte a cielo aperto.

Qui domina la scena la scalinata a doppia rampa:

– simmetrica

– monumentale

– scenografica

Un elemento architettonico che non serviva solo a salire, ma a impressionare.

Attorno, archi e passaggi costruiscono una struttura complessa, quasi una città interna. Un impianto che racconta chiaramente il rango della famiglia che lo abitava.

• Il lucernario: la luce che rivela il degrado

Dall’alto, un grande lucernario attraversa lo spazio.

Un tempo fonte di luce naturale, oggi è una ferita:

– infiltrazioni

– intonaci che si sgretolano

– vegetazione che invade le strutture

Eppure, da lì entra ancora la luce.

Illumina tutto. Anche ciò che si sta perdendo.

• Lo stemma: il potere dimenticato

Sotto una delle volte, quasi ignorato, si trova lo stemma araldico della famiglia.

Un simbolo potente e inequivocabile:

– aquila bicipite

– corona nobiliare

– bandiere e cannoni

– scudi familiari

È la firma dei Carducci Agustini dell’Antoglietta.

È la prova di un passato di prestigio.

Oggi, lasciata all’incuria.

• Una miriade di appartamenti, nessuno interviene

Il palazzo conta 41 unità abitative.

Un dato che spiega il blocco:

– proprietà frammentate

– responsabilità condivise

– interventi mai avviati

Nel frattempo:

– crollano balconi

– cedono strutture

– aumenta il rischio per cittadini e visitatori

E nessuno agisce davvero.

• Il crollo del 2 aprile e l’assenza di risposte

Avvenuto durante la Settimana Santa non ha prodotto conseguenze politiche evidenti.

Nessun intervento urgente strutturato.

Nessuna presa di posizione forte.

Nessun piano pubblico chiaro.

Eppure è successo nel cuore della città. Le macerie sono ancora nella via che porta il suo nome.

• Comune e privati: responsabilità condivise, immobilismo totale

La situazione è nota.

Il palazzo è diviso tra proprietà private e Comune di Taranto.

Ma la complessità non può diventare una giustificazione.

Perché mentre le responsabilità si dividono:

– il palazzo crolla

– il patrimonio si perde

– il rischio cresce

E la città resta a guardare.

Non è più degrado: è fallimento

Palazzo Carducci Agustini dell’Antoglietta non è un rudere. Ma è

– storia

– architettura

– identità

Lasciarlo morire significa accettare che il patrimonio storico italiano possa essere sepolto nell’indifferenza.

Dopo il 2 aprile, non ci sono più alibi. Se non si interviene ora, il prossimo crollo non sarà solo una semplice notizia di cronaca.

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Ringraziamo Mino Lo Re per alcune sue foto

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