AL TEATRO FUSCO “UOMO E GALANTUOMO” DI EDUARDO DE FILIPPO CON GEPPY GLEIJESES E RICCARDO FEOLA

di Silvana Giuliano

Continua con successo la Stagione teatrale del Fusco, organizzata dal Comune di Taranto in collaborazione con il Teatro Pubblico Pugliese. Sabato 25 e domenica 26 novembre  è stata la volta di  “Uomo e galantuomo” la prima commedia in tre atti che Eduardo scrisse nel 1922, ma che rivisitò nel corso degli anni fino all’attuale versione. L’autore racconta la storia di una compagnia di teatranti, in tutto cinque, invitata da don Alberto, un giovane ricco, ad esibirsi in una serie di recite presso uno stabilimento balneare di Bagnoli. Protagonista della scena è don Gennaro, interpretato da  Geppy Gleijeses. Sul palcoscenico si alternano gli attori della compagnia e il personale dell’albergo in cui sono ospitati. La cameriera dell’albergo si lamenta perché questi ospiti cucinano nelle camere creando fastidio agli altri, soprattutto quando friggono le alici. Don Gennaro precisa che non possono permettersi di andare al ristorante, infatti anche la spesa è misera perché consiste in pochi bucatini, una fettina di carne, un’insalatina e due prugnette.  Determinante è la scena in cui provano lo spettacolo che dovranno rappresentare in serata. L’opera in oggetto è “Mala Nova” di Libero Bovio. Non manca la figura del suggeritore che trascurando le pause fa confondere gli attori costringendoli a ripetere a volte con tono insistente le battute, lasciando però ampio spazio alla comicità.

Don Gennaro raccomanda il massimo impegno dal momento che la prima non ha avuto successo, infatti il pubblico passeggiava indifferente mostrandosi distratto e quindi per nulla interessato. Improvvisamente, sulla scena arriva Bice, amante di don Alberto, questi le chiede di sposarlo, ma lei accampa numerose scuse e fugge via. La commedia volta pagina quando una caldaia di acqua bollente si rovescia sui piedi di Gennaro. Lo ritroviamo con i piedi ustionati  nella casa del medico Conte Carlo Tolentano che lo cura gratuitamente. In seguito, irrompe nella stanza don Alberto amante di Bice, che non gli aveva rivelato di essere sposata con Carlo Tolentano.

La commedia sta per trasformarsi in tragedia, perciò Alberto si dichiara pazzo per evitare omicidi e galera. A questo punto arriva il delegato con due gendarmi per condurlo in manicomio. Non mancano momenti di tensione senza trascurare mai la comicità, due caratteristiche del teatro di Eduardo le cui commedie nascevano, come era solito dire Raffaele La Capria, dalla filosofia dei colti, dall’esperienza dei più, cioè da quel popolo napoletano che lui conosceva così bene e che sapeva guardare con tanta amorevole attenzione. Il finale a sorpresa ha divertito il pubblico che fin dall’inizio dello spettacolo non ha mai risparmiato applausi. Il teatro di Eduardo continua a vivere grazie ad interpreti come quelli che abbiamo potuto apprezzare al teatro Fusco.

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