di Maristella Rizzuto
Dopo il primo appuntamento col Gran Gala’ del 23 febbraio,al Teatro Fusco è tornata in scena l’operetta con La Vedova Allegra di Franz Lehar, grazie alla Compagnia Italiana di Operette, con la regia di Flavio Trevisan e la direzione artistica di Maria Teresa Nania. Tale evento fa parte della Stagione Concertistica 2024 degli Amici della Musica Arcangelo Speranza, in collaborazione con l’Associazione Musicale Mario Costa di Sabino Dioguardi.
La Vedova Allegra (il cui titolo originale è Die Iustige Witwe) del compositore ungherese Franz Lehar, vissuto tra la fine dell’ Ottocento e la prima metà del Novecento, è una delle operette più amate e fra le maggiori rappresentate nel mondo.
Dopo il suo debutto avvenuto al Theater an der Wien a Vienna il 30 dicembre 1905 con enorme successo,fu rappresentata nel 1907 in Italia,al Teatro Dal Verme di Milano,con la traduzione italiana di Ferdinando Fontana, dal libretto originale di Victor Leon e Leo Stein.
Grande plauso, dunque, alla Compagnia Italiana di Operette che si è avvalsa di un grande cast come il soprano Consuelo Gilardoni nei panni di Hanna Glavari,il tenore Massimiliano Costantino che ha interpretato il conte Danilo Danilowitsch,Silvia Santoro che ha interpretato la baronessa Valenciennes, Federico Buttazzo alias Camille De Rossillon, senza dimenticare il ruolo fondamentale di Njiegus, interpretato da Claudio Pinto Kovacevic che talvolta si è lasciato andare a varie divagazioni col pubblico del Teatro Fusco, per mantenere viva l’attenzione, nonostante la durata di circa due ore dell’operetta La Vedova Allegra, suddivisa in tre atti.
Il pubblico è stato così reso partecipe alla storia accennando alle arie più famose come “Le Sirene al ballo”, “Tace il labbro”,ma soprattutto l’aria che è stata il filo conduttore dall’inizio alla fine e cioè “È scabroso le donne studiar”,con cui si è conclusa l’operetta insieme al grande applauso e tripudio da parte del numeroso pubblico.
✳️ LA TRAMA
L’azione si svolge a Parigi nel 1905 e l’operetta racconta il tentativo dell’ ambasciatore di un immaginario regno del Pontevedro,il barone Mirko Zeta di far sposare la giovane e ricca vedova,Hanna Glavari,con il conte Danilo Danilowitsch,sua antica fiamma,in modo che il patrimonio non possa uscire fuori dal Regno e per evitare che lei possa sposare uno straniero, il sovrano di Pontevedro incarica l’ambasciatore di trovare alla vedova un marito pontevedrino. Pertanto viene organizzata una festa all’ambasciata, durante la quale si cerca di convincere il conte Danilo a sposare la ricca vedova,che in realtà ama ancora Danilo con cui ha avuto in passato una storia d’amore interrotta per le umili origini di lei. Nel frattempo nasce una storia d’amore tra Valenciennes,la moglie dell’ambasciatore e il diplomatico Camillo De Rossillon,ma durante una festa da ballo, mentre stanno per essere scoperti dal marito di lei, l’abile segretario dell’ambasciata, Njiegus, riesce a sostituire Valenciennes con la vedova Hanna,che esce in pubblico con De Rossillon,per cui il conte Danilo furioso lascia la festa. In seguito Hanna spiegherà a Danilo che è stato tutto un equivoco per salvare la reputazione della moglie dell’ambasciatore. Alla fine,dopo tante schermaglie, Danilo dichiara il proprio amore ad Hanna che annuncia il matrimonio con lui.
