TARANTO DA SCOPRIRE

L’Archeologia non è una scienza per pochi

di Cinzia Amorosino

Immaginate alcuni antichi oggetti che affiorano dalla terra dopo essere stati sepolti duemila anni e vengono maneggiati dalle abili mani degli archeologi.

Meravigliosa Taranto! Ci riserva ancora scoperte sorprendenti proprio sotto le strade che percorriamo quotidianamente in tanti. Camminiamo sul nostro passato e non ce ne accorgiamo. Sarebbe auspicabile che, ancor prima del restauro, i cittadini interessati potessero subito dare una occhiata ai reperti archeologici come quelli della tomba a camera (II sec a.C.) trovata in via Maturi, durante i lavori per il posizionamento di cavi, col suo corredo funerario intatto.

Così come sono stati ritrovati alcuni oggetti in questi scavi, ancora rotti o sporchi. Sarebbe bello permettere a tutti di vedere le immagini degli istanti della scoperta e del recupero. Anche con le prime frammentarie ipotesi in merito ai proprietari della tomba e alla datazione. E non importa se si tratta solo di ipotesi.

In genere spariscono nei magazzini della Soprintendenza e attendono a lungo di essere ripuliti e restaurati e, infine, molti di essi non vedranno mai la luce e la comunità jonica a cui appartengono, non li conoscerà, perché solo pochi reperti vengono esposti al pubblico. Occorre cambiare il concetto di fruibilità del bene culturale e dare una occasione alla gente affamata di conoscenza della propria storia e amante del proprio territorio, di partecipare in qualche modo alla scoperta. Una piccola mostra allestita in qualche angolo museale, con cartelli e fotografie e le pietre dei sepolcri nella posizione in cui si trovavano al ritrovamento.

Insomma, dare un’occhiata al luogo che è stato richiuso e sotterrato con annessi e connessi, come quasi ogni vestigia a Taranto, oppure offrire almeno la possibilità di sbirciare dall’esterno, fare qualche domanda ad un esperto, scattare qualche foto per dire “c’ero anch’io al momento della scoperta”, o quasi.

L’archeologia non deve essere più una scienza chiusa, per pochi gelosi professionisti (le mie foto suscitarono allora le ire di una certa dirigente), ma immergersi nella vita reale di chi calpesta questo suolo da millenni.

Siamo nell’epoca dell’informazione in tempo reale! Solo così Taranto riacquisterà questo importante tratto identitario. Molto si sta facendo da parte della nuova dirigenza del museo MArTa (iniziando dalla ex direttrice del MarTa Eva Degl’Innocenti) che ha intrapreso un nuovo cammino affianco ai cittadini, con l’apertura delle ‘segrete stanze’ . Sarebbe opportuno cambiasse marcia anche la Soprintendenza dando l’occasione agli appassionati eredi di Taras, di partecipare in “diretta” alle scoperte appena compiute.

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Foto dall’archivio di Cinzia Amorosino corredate da didascalie esplicative relative alla scoperta di tombe nella Salina grande durante lavori di scavo per la Tangenziale Sud di Taranto

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