LAVORATORI ARCELORMITTAL: “VIETATO CONDIVIDERE CRITICHE ALLA SITUAZIONE AMBIENTALE”. CONTESTAZIONI DISCIPLINARI AI DIPENDENTI. E I SINDACATI?

di Piero Piliego

Era arrivato già nel primo pomeriggio un comunicato da parte del gruppo consiliare ‘Una città per cambiare – Taranto’ in cui si parlava  di sospensioni a carico di alcuni lavoratori che avrebbero  espresso sui social pareri negativi sull’azienda o, semplicemente, per aver condiviso post che criticavano la situazione ambientale. Nel comunicato si parla anche di  riunioni organizzate nei reparti per mettere in guardia il personale sulle conseguenze del “parlare male” del proprio datore di lavoro.
Conferma e maggiori dettagli arrivano da Usb che parla di “contestazione disciplinare di Arcelor Mittal  per  coloro che hanno pubblicizzato la messa in onda della Fiction ‘Svegliati Amore mio!'” A questi dipendenti, con un documento a firma di Arturo Ferrucci, Responsabile delle Risorse Umane nonché delfino di Lucia Morselli, nella fabbrica tarantina,  viene intimata la  “immediata sospensione dell’attività lavorativa, interdizione ai luoghi di lavoro e richiesta di giustificazioni entro 5 giorni.
“Gravissimo il continuo tentativo  di voler a tutti i costi alimentare un clima di terrore all’interno dello stabilimento”, afferma Franco Rizzo di Usb, che aggiunge “Intervenga il governo con i Ministri Giorgetti, Orlando e  Invitalia batta finalmente un colpo, se si vuole veramente fare una discussione seria, va cacciato chi come la  Morselli & Company, con comportamenti vigliacchi e fascisti, continua a provocare odio e disperazione sul territorio e nelle famiglie dei dipendenti”.
Già in passato erano stati sollevati dubbi sulla libertà di espressione e di comportamento degli operai di Ami. Il 21 aprile del 2020 infatti, Usb denunciò che un lavoratore dello stabilimento ArcelorMittal di Taranto era stato licenziato per aver commentato sulla propria bacheca di Facebook quel che realmente accade in fabbrica. E a febbraio dello stesso anno invece il giudice ha reintegrato un operaio che era stato licenziato perché aveva “abbandonato il posto di lavoro” per riprendere un collega dimenticato sui tetti delle coperture dei parchi minerali e pubblicare le immagini sui social.
E non pensiamo che sostituendo i vertici di Mittal si possa risolvere il problema, in quanto questo è solo il modo di agire del colosso indiano. Strategia applicata in passato in ogni paese in cui ha “conquistato” stabilimenti siderurgici. E non è giustificabile  lo Stato italiano, perché il “metodo Mittal” era ben noto a tutti (a Taranto fu proiettato anche un documentario che lo spiegava bene).
Continua così il comportamento sprezzante da parte di Mittal, tollerato dal silenzio del governo e dalla incapacità di reazione del sindacato tarantino.

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