AGGREGAZIONE E SPORT NELLA “FESTA DELLE SIRENE “

Un fine settimana all’insegna della “Festa delle Sirene” è stato quello organizzato dalla asd “Enjoy your dive” presso il lido Lamaree in zona Lama, Taranto.

Evento in cui grandi e piccine si sono aggregate per far festa a suon di musica e “scodate” nella baia antistante il lido dando vita a delle bellissime coreografie e attirando l’attenzione di molti clienti e bagnanti.

“Aggregazione e sport tra gli obiettivi da sempre di “Enjoy your dive” sono stati pienamente raggiunti grazie alla professionalità dello staff e grazie anche all’ospitalità dei gestori del lido sempre aperti alle belle iniziative”, così il presidente della asd Luca Pellicoro.

Ricordando che “il mermaiding è un attività di nuoto pinnato con l’utilizzo di una coda da sirena”.

“Ci aspettiamo – conclude Pellicoro – che ancora tante persone vengano a trovarci per imparare questa disciplina acquatica e divertirsi con noi”.

🧜🏼‍♀️🧜La leggenda di Schiuma🧜🏾🧜🏽‍♀️

Taranto ha sempre avuto qualcosa in comune con il mito greco delle sirene. Lo dimostra la leggenda di Schiuma, sirena tarantina.

Taranto, unica città bagnata da due mari, divenne meta prediletta dalle sirene che decisero di risiedervi in mondo stabile e di costruirvi il loro castello incantato. All’epoca dei fatti, viveva in città una coppia di giovani sposi. Lei, una bellezza straordinaria. Lui, un prestante pescatore.

Proprio a causa del suo mestiere, il marito stava lontano da casa dall’alba al tramonto, se non per giorni e giorni.

Un ricco signore tarantino cominciò a provare un vivo interesse per la sposa solitaria e approfittò dell’assenza del pescatore per corteggiarla e farle regali costosi. Un giorno riuscì a sedurla.

La donna, in preda al rimorso, confessò tutto al marito quando rientrò a casa dal lavoro. Questi, l’indomani, condusse la bella moglie in barca e, non appena furono in alto mare, la spinse in acqua facendola affondare (lei non sapeva nuotare).

Le sirene arrivarono in soccorso della ragazza appena in tempo e, affascinate dalla sua incredibile bellezza, la incoronarono loro regina col nome di Schiuma (Skuma in gergo tarantino) perché era stata portata dalle onde.

Nel frattempo, il pescatore si pentì del gesto compiuto e, credendola morta, tornò ogni giorno nel punto in cui l’aveva vista annegare a piangere amare lacrime.

Le sirene si incuriosirono per il suo comportamento e, decise ad impadronirsi della barca, lo fecero cadere in acqua. Lo condussero al castello incantato, Schiuma lo riconobbe e pregò le sue nuove amiche di risparmiargli la vita.

Quando il pescatore si risvegliò a riva, ricordò quel che era accaduto e capì che nulla era più importante che ricongiungersi alla sua sposa. Una fata gli rivelò come liberare l’amata: raccogliere l’unico fiore di corallo bianco dal giardino delle sirene.

Il giorno seguente, egli si procurò un’altra barca e in mezzo al mare si mise a urlare a squarciagola il nome della moglie. Schiuma fuggì dal castello e raggiunse il pescatore, riabbracciandolo calorosamente.

Prima di lasciarla tornare dalle sirene, il pescatore riferì alla moglie che l’unico modo per liberarla una volta per tutte era impadronirsi del fiore di corallo bianco e consegnarlo alla fata. Schiuma elaborò un piano diabolico e il marito fu pronto ad obbedirle alla lettera il giorno seguente.

Usò tutti i loro risparmi per comprare bellissimi gioielli, li mise in barca e si addentrò nel golfo di Taranto. Le sirene lasciarono incustodito il castello perché ingolosite da gemme e pietre preziose.

Schiuma poté così agire indisturbata, rubare il fiore di corallo e portarlo alla fata che attendeva sulla spiaggia.

La fata agitò la sua bacchetta e sollevò un’enorme onda che trascinò via le sirene dal golfo di Taranto.

Purtroppo pure il giovane pescatore venne trascinato via dall’onda insieme con le sirene, mentre Schiuma, rimasta sola, decise di indossare l’abito monastico.

La tradizione popolare vuole che, da quel giorno, nelle notti di plenilunio, Schiuma, vestita da monaca, si aggiri per il Golfo di Taranto sperando nel ritorno dell’amato.

Da questa leggenda, deriverebbe, inoltre, il nome di una delle Torri abbattute del Castello Aragonese, quella detta, appunto, Torre della Monacella.

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