ELEZIONI REGIONALI: NIENTE DI NUOVO SOTTO IL CIELO PUGLIESE

di Piero Piliego

Il centrodestra, con il benestare di Berlusconi, Salvini e Meloni, ha ufficializzato la candidatura a presidente della Regione Puglia di Raffaele Fitto. Italia Viva, il partito dell’ex premier Renzi invece candiderà Ivan Scalfarotto e prende quindi le distanze dall’altro candidato del centro sinistra, il presidente uscente Michele Emiliano. Il Movimento 5 Stelle, per lo meno quel che ne resta, proporrà invece Antonella Laricchia.
In Puglia quindi va in onda un film già visto i cui interpreti sono stati tutti tristi protagonisti delle vicende tarantine.
Ma chi sono questi candidati?
Raffaele Fitto, il candidato del centro destra compatto, è stato presidente della Regione Puglia dal 2000 al 2005. Nella sua coalizione c’è anche la Lega, che in un primo momento aveva avuto qualche remora alla sua candidatura. Il partito di Salvini ha un forte legame indiretto con Taranto, nel 2011 ha infatti investito 300 milioni di euro in bond di ArcelorMittal.
Scalfarotto, candidato di Italia dei Valori e Azione, è attualmente sottosegretario ed ha rivestito lo stesso ruolo sia nel governo Renzi che in quello Gentiloni e strizza l’occhio ell’ex Vendola. Sulla questione Ilva Taranto il suo leader Renzi ha da sempre avuto un’idea di continuità col passato ed i suoi governi sono stati autori di numerosi decreti “salva Ilva”. Il suo alleato Calenda invece, quando era Ministro per lo Sviluppo Economico, ha condotto la trattativa con ArcelorMittal poi finalizzata da Di Maio.
Dell’altro candidato del centro sinistra invece sappiamo, o dovremmo sapere, quasi tutto. Il condizionale è d’obbligo visto che l’attuale governatore Emiliano nel corso del suo mandato ha espresso opinioni anche diverse tra loro, cercando spesso di accontentare l’interlocutore di turno. Il suo cavallo di battaglia sulla questione Ilva è la riconversione a gas (forse), ma anche sulla Tap, infrastruttura utilizzabile per portare il gas all’Ilva, ha espresso dichiarazioni a volte contrapposte.
Infine per il M5S c’è Antonella Laricchia, attuale consigliera regionale e già sconfitta per il ruolo di governatore di Puglia da Michele Emiliano nel 2015. Adesso la piattaforma Rousseau, il sistema utilizzato dal movimento per coinvolgere la base nelle scelte importanti, ha deciso di ricandidarla. Certo il futuro del partito di Grillo è un grosso punto interrogativo dopo le alleanze con Lega e PD, partiti definiti solo qualche settimana prima “mai con”. Anche su Taranto la storia del movimento è stata caratterizzata da promesse in una direzione (chiusura e riconversione), che hanno portato circa il 50% delle preferenze alle ultime politiche, e fatti in senso opposto (firma del contratto “migliore risultato nelle peggiori condizioni” con ArcelorMittal). Mentre i due eletti in consiglio comunale hanno abbandonato quasi subito il partito, i parlamentari ionici pentastellati sono latitanti sul territorio fin dal giorno dopo essere stati eletti.
Chiunque vincerà quindi lotterà per tirare a campare “produzione ad ogni costo”, magari supplicando Mittal a restare e promettendo bonifiche e tecnologie di avanguardia e tanti posti di lavoro, il tutto infarcito di termini come “green” o “new”, ma in fondo con l’unico scopo di tutelare le banche che in Ilva hanno investito con garanzia statale o i propri investimenti privati, ma continuando comunque a tenere una città in un limbo fatto di lavoro incerto e salute precaria.
E in questo quadro di dipendenza dalle industrie inquinanti, le infrastrutture che possono sviluppare la crescita di altri settori produttivi, sono state soffocate. Fitto, salentino di Maglie, ha contribuito a mettere una pietra tombale sulla riapertura dell’aeroporto di Taranto-Grottaglie ai voli di linea. Emiliano viene da 5 anni di promesse non mantenute. Anche sull’assetto viario per Taranto sono stati entrambi una iattura, come il loro predecessore Vendola “apprezzato” dall’altro candidato Scalfarotto, con tangenziale sud, strada bradanico salentina e raccordo autostradale non completati, reg.8 e ciclovia dello Jonio neppure partite, linee ferroviarie ferme al tempo quasi delle tradotte. Insomma hanno contribuito a tenere Taranto nell’isolamento.
E intanto noi … speriamo che ce la caviamo.

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