SCOTTANTE TESTIMONIANZA RACCOLTA DA PDV. I NEONATI TARANTINI IN GIRO PER LA PUGLIA. ECCO COME STANNO VERAMENTE LE COSE.

Pubblichiamo di seguito le dichiarazioni esclusive del dr. Giancarlo Donnola – Consigliere nazionale e Segretario aziendale di Anaao-Assomed per Taranto, che alzano il velo su ciò che sta succedendo realmente al nosocomio tarantino.”Dopo le tante fake news rilasciate dalla Direzione generale con filmati ingannevoli di primari compiacenti o strumentalizzati, e da molti politici sodali alla stessa che hanno utilizzato e pensano di utilizzare i pazienti come strumento elettorale, mercoledì 12 agosto le organizzazioni sindacali, dopo un confronto con il direttore generale, Stefano Rossi, e il direttore sanitario dell’Asl, Gregorio Colacicco, hanno accettato di confrontarsi con il governatore regionale, Michele Emiliano, presente nelle vesti di assessore regionale alla Sanità, nella sede della Direzione generale dell’Asl di Taranto. Il punto nascita dell’Ospedale “SS. Annunziata” è il secondo in Puglia e il quarto in tutto il meridione, per numero di parti, ed ho fatto presente al governatore non solo che l’Utin è chiuso ma che in servizio vi sono soltanto circa 15 pediatri, escludendo il personale dell’Utin e della neonatologia in servizio che sono 5, salvo errori, e rimarranno in 3 dal 1° di ottobre. Ricordando che l’eventuale chiusura del punto nascita porrebbe non solo il problema di dove far partorire oltre 2000 mamme l’anno ma che provocherebbe il declassamento del “SS. Annunziata” e l’inglobamento dell’Asl di Taranto, che sparirebbe come Azienda autonoma, in un’altra Asl. Lo stesso Emiliano ha ammesso che l’Utin è chiuso. Cosa del resto innegabile dato che una donna alla 30^ settimana, nella notte, era stata trasferita ad Acquaviva delle Fonti per poter partorire. Il presidente si è impegnato, insieme con la direzione dell’Asl, ad attivarsi per una riapertura entro il 30 agosto. Data proposta dall’Anaao dopo che si era genericamente parlato di “al più presto possibile”. Anche alla contestazione di aver provocato il “panico” sulla stampa è stato adeguatamente risposto precisando che le fake news sono state pubblicate dalla direzione, oltre che da politici ad essa vicini, e non dal sindacato e che quando, per mesi, si lanciano grida di allerta e si viene ignorati l’unica soluzione è rivolgersi alla stampa. Grazie ai 13mila cittadini che hanno firmato la petizione attivata dall’Associazione “Delfini e Neonati”, e alle mamme che hanno reso la loro testimonianza pubblica sul disagio di essere trasferite, loro o i loro neonati, presso un ospedale distante quasi 100 km da casa, uno dei tanti problemi che affliggono questa Asl è venuto alla luce. Un problema che riguarda non solo il benessere di gravide a rischio e di bambini prematuri ma che può interessare tutte le mamme. L’ultimo bambino trasferito al Di Venere, poiché sia ad Acquaviva delle Fonti che al Policlinico di Bari sembra non ci fossero posti disponibili, era frutto di una gravidanza a termine e niente faceva pensare ai problemi che dopo la nascita hanno obbligato al trasferimento con il servizio Sten. Comunque, nel rispetto di quello che è diventato lo “stile” Asl nel rapporto con i sindacati e la cittadinanza, (ossia negare l’ovvio o ignorare del tutto i problemi e non rispondere) non è stato rilasciato alcun comunicato ufficiale che spiegasse cosa fosse stato concordato con il governatore regionale e i tempi di riapertura dell’Utin. Finirà come il reparto di Ginecologia di Grottaglie? Temporaneamente chiuso per permettere le ferie e mai riaperto. Grande assente dall’incontro, essendo quella che per prima avrebbe dovuto vigilare e segnalare il peggiorare della situazione, era il direttore medico del “SS. Annunziata”, Maria “Filomena” Leone. E con lei il responsabile del Risk Management, Marcello Chirone, e della formazione Asl, Donato Salfi. Questi i convitati di pietra. Le responsabilità, quando ci sono, non dovrebbero essere attribuite soltanto al primario, come si chiamava una volta, o al caso fortuito di tre malattie, ribadiamo serie e vere di tre dirigenti sanitari, ma a tutta quella piramide organizzativa e di controllo che fa capo al direttore generale. Come già gli abbiamo ripetuto più volte, durante l’incontro di martedì così come in molte occasioni precedenti, qualsiasi istanza, portata alla dir. Leone e a lui, inerente il malessere organizzativo che portava tanti medici ad andare via per lavorare presso altre Asl o in strutture private, compresi alcuni nati e cresciuti a Taranto, è stata sempre ignorata. Il massimo che abbiamo avuto come risposta è stata: “ma il primario è una brava persona”. Non pensino i cittadini che il problema che ha determinato la chiusura dell’Utin sia una cosa recente o improvvisa o ignota. Certamente non è un fulmine a ciel sereno. Sembra frutto della precisa volontà di non riconoscere il problema nella speranza che si risolva da solo. Oppure utilizzando strumenti che potrebbero essere considerati impropri o illegali. Visto che potrei essere accusato di fake news cito la fonte di quanto sto per riportare: Deliberazione del Direttore Generale n. 543/2020. Dovrebbe risalire a Marzo, impossibile capire la data esatta in quanto l’albo pretorio riporta esclusivamente gli atti degli ultimi 15 giorni (E’ legale? Controlleremo anche questo nelle sedi opportune), ma sicuramente dopo febbraio in quanto cita una Deliberazione, la 342, del 18 febbraio. “Il fabbisogno aziendale di pediatri, tra pediatria e oncologia pediatrica, è di 28 unità, di cui 21 in servizio, con due unità in dimissione ad aprile”. Quindi 19. Ma l’oncologia pediatrica non è gestita da due borsisti i cui stipendi sono assicurati dalle donazioni dei cittadini? O ci sbagliamo?Già queste cifre non sembrano, per quanto a nostra conoscenza, considerata la difficoltà ad ottenere dati ufficiali certi, corrispondere alla reale situazione. A noi sembrano risultare, al momento, in servizio, dati sempre da verificare, 6 pediatri a Taranto, compreso il primario, 6 a Martina Franca, 2 a Castellaneta (reparto chiuso dal piano di riordino del 2016) e 2 a Manduria, di cui una in congedo. Quindi 15 pediatri, circa la metà di quelli che dovrebbero essere in servizio. Analoga proporzione per l’Utin e Neonatologia, dovrebbero, salvo smentita, essere in 12. Erano in 7, ora in 5 e dal 1° ottobre in 3. Due neonatologi in “comando o congedo” , non è ancora chiaro, in servizio da circa tre anni presso l’Utin del Policlinico di Bari. Molte volte abbiamo sentito dire che sono stati richiamati e che si sono rifiutati di tornare. Voci che non sono state confermate dall’esibizione di documenti scritti. I medici che non ottemperano a dichiarazioni scritte dell’Azienda non solo possono essere licenziati ma anche citati per i danni causati. Questo considerato che paghiamo altri medici a 60 euro l’ora, come minimo, per fare il loro lavoro.Sicuramente non si risolvono i problemi della sanità jonica “ignorando” che ci sono problemi di personale, che il numero dei sanitari in servizio è insufficiente a permettere la gestione di tutti i reparti in attività e tantomeno di aprirne di nuovi. Non è possibile gestire l’ordinario e aprire nuovi servizi facendo ricorso allo straordinario e ai turni aggiuntivi, sui cui costi e modalità di finanziamento ci sono notevoli dubbi da chiarire, considerato che i sanitari sono sempre quelli e che non sono supereroi. L’Utin va riaperta e vanno banditi subito nuovi concorsi, assunti specializzandi provenienti anche da altre realtà che non siano Bari e non pensando, come sembra qualcuno ipotizzi, di risolvere i nostri problemi cedendo all’Università il controllo e la gestione di quelli che sono reparti pubblici con personale d’eccellenza nella maggior parte dei casi. Sembra che la panacea di tutti i mali sia la sede dell’Università di Medicina a Taranto. Qualcuno è al corrente dei 10-11 anni necessari per formare uno specialista? Del numero di studenti di medicina a Taranto? 4 o 5? O poco più?Il primo settembre vedremo se le promesse e gli impegni presi dal Governatore Regionale saranno mantenuti e ci regoleremo di conseguenza. Nel frattempo i soliti “eroi” sembra stiano facendo, in violazione della legge, turni da 18 ore giornalieri e abbiano visto ridotti i 15 giorni di ferie obbligatori per poter continuare ad assistere i piccoli pazienti. Nostri figli o nipoti, non lo scordiamo! “.

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