Il futuro del “muraglione

Il cosiddetto “muraglione dell’arsenale”, per qualcuno un monumento da tutelare, per altri un ingombro da eliminare, una cosa è certa, non può essere abbandonato e fare finta che non esista.. Vogliamo aprire un dibattito per comprendere come i tarantini vedono questo simbolo della città.
Francesco Pasculli, agronomo e profondo estimatore delle bellezze tarantine e a cui si deve il salvataggio ed il restauro della chiesetta San Francesco da Paola al Borgo, ci dà una breve descrizione in merito alle origini del muro dell’Arsenale: “Erto a fine 800 a difesa del Regio Arsenale, il tufo utilizzato nella costruzione proviene dal banco tufaceo rinvenuto nella realizzazione del Canale Navigabile. Quindi e’ una pietra locale. Anche Carparo. La sua progettazione fu elaborata dal tarantino Ing. Angelo Cecinato, uno dei più grandi professionisti dell’epoca. Non a caso, si parla di Ingegneria storica militare tanto che il Muraglione e’ vincolato dalla locale soprintendenza”, a proposito propone una sua idea su cosa fare con quel muro che per molti è un orribile simbolo di divisione e per altri invece costituisce un monumento.”Un eventuale costosissimo e scarsamente finanziabile abbattimento – per Pasculli – non è opera da pianificare per il rilancio di Taranto. Per non parlare dei costi che l’amministrazione dovrebbe sostenere in infrastrutture di collegamento con l’area liberata dal muro”, e prosegue quindi con una proposta di recupero e valorizzazione, proponendo “la trasformazione del Muraglione da simbolo del degrado a monumento cittadino. Come? Eliminazione dei cartelloni pubblicitari e di tutto ciò che non è attinente alla storia del muro, economica sabbiatura a totale pulizia con esaltazione del tipico colore del tufo, apertura delle numerose porte murate, ove possibile, esposizione turistica di grandi riproduzioni delle tavole originali del progetto a firma dell’Ing. Angelo Cecinato (conservate dall’Ing. Angelo Cecinato, nipote del progettista), allargamento dei marciapiedi lungo l’intero muro, architettura di luci e arredo a verde”. Con l’intento quindi di rendere turistica la zona, collegandola anche al vicino ipogeo dionisiaco, posto sotto la chiesa del Sacro Cuore in via Dante.
Sul fronte opposto ci sono invece i sostenitori dell’abbattimento totale del muro, per ottenere una vista aperta sul mare e poter usufruire delle aree poste al di là del muro.
C’é infine ci sostiene teorie intermedie che propongono abbattimenti parziali, magari dei tratti danneggiati e di quelli che in qualche modo consentirebbero un alleggerimento del traffico dalla periferia verso il centro del borgo.
Chiediamo quindi ai nostri lettori di commentare con la propria opinione e idee o proposte.

di Piero Piliego

Foto di Max Perrini e Cinzia Amorosino

4 pensieri riguardo “Il futuro del “muraglione

  1. È parte della storia della città, nonpuò essere abbattuto, va valorizzato. Apprezzo le proposte di Pasculli. Anche l’ipotesi della chiesa del Sacro Cuore va reso fruibile.

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  2. Sul futuro del muraglione personalmente sono tra coloro che adotterebbero una soluzione intermedia, ovvero la conservazione di alcuni tratti (sia per memoria storica sia per tutela di alcune zone) ed il contestuale abbattimento di altri. Nel contempo, ritengo che per intervenire sull’argomento senza correre il rischio di dire baggianate occorrerebbe conoscere bene cosa c’è al di là del muro, per capire in quali tratti eventualmente intervenire con delle aperture o abbattimenti per poter offrire fruibilità (anche solo visiva e pedonale) alla cittadinanza. Comunque mi piacerebbe tanto poter godere di miglior vista e di nuove zone verdi pedonali; attualmente trovo anacronistica l’esistenza di un muro in una città da sempre accogliente come la nostra; infine credo sia il tempo che la Marina restituisca alla città tanti spazi e panorami per anni sottratti ai cittadini in nome della sicurezza, di interessi e ragioni non discutibili.

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