IL MArTA RACCONTA LE SUE MERAVIGLIE NELLA GIORNATA DEL PAESAGGIO

Domenica 14 marzo è stata celebrata in tutta Italia la Giornata nazionale del Paesaggio. Il Museo Archeologico Nazionale di Taranto ha dedicando due giornate a questa importante ricorrenza. Domenica 14 marzo, si è svolto il primo laboratorio digitale creativo all’interno di un Museo Nazionale, sul tema del paesaggio; la mattinata di lunedì si è aperta con la conferenza “L’Arcivescovo Giuseppe Capece Latro tra collezionismo antiquario e naturalia”. “La direttrice del MArTA, Eva Degl’Innocenti, ha sottolineato l’importanza che questa giornata riveste sia in ambito museale sia paesaggistico, abbiamo perciò stilato – ha aggiunto – un protocollo d’intesa con il Wwf Taranto e dallo scorso anno, creato una collaborazione congiunta su temi legati alla valorizzazione dei giardini.”Luca Di Franco, archeologo del MArTA, ha illustrato la figura di Mons. Capece Latro, Arcivescovo di Taranto dal 1778 al 1817. “Ho voluto scrivere – ha spiegato Di Franco – Capece Latro staccato, secondo l’usanza dello stesso Arcivescovo, dal momento che moltissime famiglie nobili napoletane avevano il cognome Capece e per distinguersi aggiungevano il nome del cliente”. Dalla relazione è emerso che la Taranto di fine ‘700 era circoscritta nella Città Vecchia; non si vedevano particolari strutture antiche e nell’attuale Borgo erano presenti solo alcuni conventi, mentre le case patrizie si trovavano lungo il Mar Piccolo, luogo particolarmente ameno per il clima e il panorama.La città era però famosa per il commercio antiquario.L’Arcivescovo, che aveva un forte spirito riformatore, decise di far abbellire il cappellone di San Cataldo e di realizzare la biblioteca arcivescovile. Per uniformarsi alle usanze dei nobili tarantini, fece costruire una villa in località Santa Lucia sul Mar Piccolo.Durante gli scavi per la posa della prima pietra per la costruzione del Reale Orfanotrofio, oggi Palazzo degli Uffici, emersero alcuni reperti archeologici che furono donati all’Arcivescovo e che entrarono a far parte della sua collezione.L’elenco completo fu redatto da Raffaele Gargiulio quando Capece Latro era già tornato a Napoli. La raccolta fu acquistata in blocco, e a caro prezzo, dal principe ereditario di Danimarca Cristiano Federico, durante una sua visita a Napoli, per essere esposta nel Museo di Copenaghen.
Nel pomeriggio l’archeologo Lorenzo Mancini ci ha guidato, in modalità interamente virtuale, alla scoperta dell’Erbario misterico. Fiori e piante nei culti e nei riti della Magna Grecia.Mancini si è soffermato sulla lekytos attica rinvenuta nel 1971 in via Terni, in una tomba femminile. “Questa lekytos – ha sottolineato – legata al mondo femminile della seduzione, era utilizzata per contenere olii profumati; è decorata con la tecnica dei cosiddetti rilievi policromi, che utilizza piccole figure a rilievo, applicate prima della cottura sulla superficie ancora umida del vaso. Nella scena si riconosce un Erote mentre sale su una scala a pioli con in mano un puntale su cui è posto il fondo di un anfora spezzata. Questo oggetto ha consentito di ricostruire il contesto rituale rappresentato sulla lekytos. L’anfora spezzata si inserisce nelle feste Adonie, istituite dalla dea Afrodite per commemorare il ritorno dal mondo dei morti di Adone, un giovane talmente bello da far perdere la testa ad Afrodite e Persefone”.Due i crateri presi in esame per raccontare il mito di Dioniso, entrambi provenienti dalla necropoli di Ceglie del Campo. Sul primo è raffigurata la nascita di Dioniso, un dio conosciuto nel mondo greco fin dall’età del bronzo. “Paradossalmente – ha sottolineato il relatore – nel mito ci viene presentato come un dio straniero, una divinità da cui prendere le distanze”. Era il dio che aveva donato agli uomini la vite e quindi il vino, causa spesso di ebbrezza.Dioniso non è legato solo alla vite, infatti nell’altro cratere è raffigurato, accompagnato dalle Menadi, con in mano il tirso, un bastone alla cui estremità è avvolto un tralcio di edera a imitazione di una pigna.Il MArTA con i suoi reperti non finirà mai di stupirci, sia per l’importanza archeologica sia per le numerose storie che gli stessi raccontano.

di Silvana Giuliano
foto di Cinzia Amorosino

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