IL GIARDINO SEGRETO DI VIA PACORET DE SAINT BON

In via Amm. Pacoret de Saint Bon, nel Borgo di Taranto, c’è un giardino chiuso da un alto muro. Oltre il muro si scorgono le chiome degli alberi, fra i quali in questo mese fa bella mostra di sé un limone carico di frutti. Questo straordinario angolo verde nel cuore della città, affidato alla Marina Militare che ormai non lo usa da anni, è lasciato a se stesso, privo di cure, dimenticato. Eppure gli alberi crescono rigogliosi anche se scapigliati, e il limone continua a dar frutti che nessuno raccoglie. Su questo giardino affaccia una costruzione ad un piano, chiusa da un tetto a falde coperto da tegole rosse, un tempo palestra del circolo sottufficiali. I vialetti coperti da ghiaietto costeggiano aiuole con cespugli di ligustro, e di bouganvillea. Alti cipressi si alternano ai lecci e ad alberi da frutto, come il limone e il nespolo, tipici dei giardini mediterranei. In alcuni angoli della fitta vegetazione si aprono a ventaglio le foglie delle palme della varietà washingtonia in una straordinaria sovrapposizione di tonalità di verde.Sulla via Pacoret, quasi a presidiare il giardino, un immenso, monumentale esemplare di Ailanthus, magnifico nella sua veste ancora invernale, ma pronto a riesplodere in primavera con i suoi rami il cui fogliame ogni anno si ricongiunge a quello delle chiome oltre il muro. Vi si accede attraverso un cancello sulla via Di Palma, percorrendo uno spazio condominiale su cui affacciano palazzine residenziali della Marina Militare, ma un cancello in parte murato, costituisce ulteriore accesso dal parcheggio pubblico di via Pacoret. C’è un forte contrasto fra il giardino e il parcheggio, malinconica distesa di asfalto. Basterebbe un filare di alberi a suddividere longitudinalmente questa area, per creare una giusta mediazione con il giardino confinante, umanizzandone l’aspetto e dando continuità alla “onda verde” che attraversa questa parte di città a partire dal viale di lecci dell’ultimo tratto di via Di Palma, attraversando il nostro giardino, proseguendo con le fitte alberature presenti oltre il “muraglione”, che si insinuano fino all’Ospedale Militare culminando negli storici giardini terrazzati di Villa Catapano. Se vi capita di passeggiare in questa zona provenendo dal Corso Umberto, imboccando via Pacoret scoprirete un paesaggio urbano di insolita bellezza. Da ogni punto di osservazione si scorgono costruzioni degli anni ’30 e ’40 dalle equilibrate proporzioni e dalle forme in perfetto dialogo fra loro. Sui tetti, a Taranto forse solo qui, è presente, e percepibile, lo schieramento dei comignoli, rassicuranti testimoni dei focolari domestici che quegli edifici accolgono. Dall’angolo di via Nazario Sauro lo sguardo va, sulla destra, all’ailanthus e alle chiome del giardino oltre il muro di cinta e, sulla sinistra, al Muraglione che qui forma una larga curva convessa, quasi un serpente che si snoda fino a ripiegare verso l’ingresso monumentale dell’Arsenale. Oltre il Muraglione si indovina la fitta presenza di alberi d’alto fusto, con le chiome che si rincorrono fino a via Pitagora. In corrispondenza della curva su via Acton, di recente è crollato un tratto della sopraelevazione del Muraglione, realizzata negli anni ’70, che mette maggiormente in luce le retrostanti alberature. Il tratto crollato non è stato ripristinato, e siamo ancora in tempo ad immaginare invece di completarne la demolizione. Sembra quasi che ce lo chiedano le alte alberature che vi fanno capolino: non è un caso che siano state proprio loro a determinare quel crollo. Basterebbe per ora limitare lo smontaggio al tratto della curva, lungo all’incirca trenta metri. In seguito sarebbe il caso di demolire tutta la sopraelevazione, riportando il Muraglione alla altezza originaria.Se aprissimo questa prospettiva e consegnassimo all’uso pubblico quel giardino e quella costruzione che vi si affaccia, e umanizzassimo l’aspetto del parcheggio, connettendo infine il tutto al nascente parco della musica (BAC), avremmo svelato con azioni misurate, ma amorevoli ed efficaci, un altro aspetto della bellezza nascosta della nostra città.

di Augusto Ressa (architetto)

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