IL PD CONFERMA: “NIENTE SOLDI PER DECARBONIZZARE”

di Cinzia Amorosino

“Occorre utilizzare l’anno che abbiamo davanti per buttare giù una piattaforma convenzionale tra le parti (compresi gli enti territoriali) e dare una prospettiva a quel processo di decarbonizzazione dell’acciaieria indipendentemente da quanti anni ci vorranno”. Questo è un pezzo dell’intervento del “candidato sindaco Rinaldo Melucci”, così designato sulla piattaforma (mentre contemporaneamente si affermava non fosse in atto una propaganda elettorale). Infatti, Melucci, come anche il commissario provinciale Oddati, si sono collegati da remoto alla conferenza stampa di questa mattina presso la Federazione provinciale del Pd di Taranto. Argomento: i 575 milioni di euro che grazie all’eliminazione dell’art 21 del Milleproroghe, sono nuovamente destinati alle bonifiche del territorio jonico. Solo per il momento, visto che lo stesso Draghi pensa di riproporlo ma non si sa in quale modo atteso che quella somma è stata sequestrata ai Riva e destinata al risarcimento della città.

“Siamo tutti d’accordo nel portare avanti questo processo di decarbonizzazione voluto dalla UE – ha inoltre dichiarato Melucci – e di avviare la radicale riconversione del ciclo integrale dell’Ilva anche se al momento non c’è la copertura finanziaria, come ha fatto notare l’avv. Moretti”.

Insomma, l’ex primo cittadino insiste e non si fa capace di non essere ancora stato invitato a Roma per sedersi al tavolo della partita dove si distribuirannno le carte.

Ubaldo Pagano, deputato del Pd nato a Bari, al quale è capitata pure questa brutta gatta tarantina da pelare, ha dichiarato: “Abbiamo tenuto fede alla nostra posizione, nel rispetto del principio comunitario secondo cui chi inquina, paga. Certamente il processo per decarbonizzare lo stabilimento siderurgico di Taranto va avviato, ma non sottraendo risorse destinate alle bonifiche. Deve essere individuata un’altra fonte da cui attingere i fondi necessari, ed è semplicemente immorale chiedere di dover scegliere tra decarbonizzazione e bonifiche. Noi con senso di responsabilità e spirito collaborativo siamo a disposizione del Governo per individuare le soluzioni migliori. Si potrebbe, per cominciare, anche ragionare sui 150 milioni residui (provenienti sempre dal sequestro dei beni ai Riva) ancora non interessati da progetti di bonifica, ma dovrebbero certamente essere sotto il controllo e la regia della Repubblica italiana, con il coinvolgimento degli enti locali, e non di un’azienda controllata al 62% da un soggetto privato che nel 2021 ha realizzato un utile netto di oltre 14 miliardi di dollari.

Questa non dovrebbe essere una battaglia solo del Pd, ma al netto della campagna elettorale avviata, dovrebbe coinvolgere tutte le forze politiche. Non si può più speculare sulla pelle dei tarantini imponendogli un ricatto continuo”.

Come sempre, la regia di ciò che deve avvenire nel capoluogo jonico deve essere altrove.

“Giusta battaglia quella portata avanti in Parlamento dai rappresentanti del Partito Democratico insieme ai parlamentari pugliesi di altre forze politiche per sopprimere l’art 21 del milleproroghe. Ricordiamo – è Nicola Oddati che parla – che, solo due anni fa, il Pd di Taranto era ancora il partito dei decreti Salva – Ilva. Un percorso lungo, complesso e difficile, fatto a Taranto dal giorno in cui con l’ex segretario Zingaretti siamo saliti sui tetti del rione Tamburi e abbiamo preso atto della situazione. Era chiaro che la linea del Pd dovesse cambiare. Questo abbiamo fatto negli ultimi tempi con la posizione assunta sulla destinazione dei 575 milioni, per “ricordare” al Governo che a Taranto bisogna invertire la marcia. Ora bisogna individuare le risorse per la decarbonizzazione della fabbrica, e bisogna farlo presto. Ci siamo impegnati verso l’Europa a costruire un PNRR, nell’ambito del quale il punto più significato è quello della transizione ecologica, che significa proprio rivoluzionare il nostro sistema produttivo. Quanto sarebbe credibile, anche agli occhi dell’Europa, questo piano se prescindessimo dalla rivoluzione del sistema produttivo dell’acciaieria tarantina?”.

Probabilmente i rappresentanti del partito non si sono accorti che attualmente il Pd è una forza di governo in Italia e tutto ciò che viene stabilito e programmato passa anche dalle loro mani. La decarbonizzazione poi, quella vera, non prevede neppure l’utilizzo del gas o di altri combustibili fossili.

L’intervento forse più pragmatico è stato quello di Massimo Moretti, della segreteria regionale del Pd. “Se spostiamo le risorse per bonifiche sulla realizzazione di un forno elettrico, – ha detto – non rispettiamo certamente il principio secondo cui chi inquina paga. Su questo c’è stata una unità di intenti che non si vedeva da tempo.

Assolutamente interessanti anche i risvolti per l’occupazione e per quella parte di lavoratori ex Ilva che al momento sono in cassa integrazione e che potrebbero essere impiegati nelle bonifiche.

Colgo l’occasione offerta da questo incontro per chiedere un intervento parlamentare che possa rendere operativo il fondo istituito al fine di indennizzare i proprietari di immobili esposti all’inquinamento dell’acciaieria, grazie all’emendamento presentato proprio dall’on. Pagano in commissione Bilancio alla Camera. Il fondo per il risarcimento dei residenti ai Tamburi, come le bonifiche di vari punti del territorio jonico, sono strumenti diversi per riscattare Taranto e per proiettarla verso un futuro nuovo”.

Anche questo fondo però, come viene riconosciuto, è piuttosto esiguo al momento. Inoltre, le “aree escluse” che andrebbero bonificate con quei 575 mln sono le discariche e i siti più pericolosi, così inquinati dall’Ilva che neppure ArcelorMittal li ha voluti, e sono necessarie ditte e tecnici molto preparati per gestirne la bonifica. Magari qualche operaio di quelli tirati in causa, potrebbero lavorarci ma solo dopo accurati corsi di formazione.

Intanto, Moretti ha chiarito che nel mese di Maggio non succederà nulla di nuovo e che il piano industriale di Acciaierie d’Italia è ancora un enigma.

In conclusione, tornando a quanto dichiarato dal candidato sindaco del Pd, se per la famosa decarbonizzazione (ammesso e non concesso sia quella da loro intesa) ci vorranno anni, e intanto altro inquinamento verrà riversato su una città che non può più sopportarne neppure un grammo.

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