”CRONACHE DA UN MUSEO IN GUERRA. TARANTO 1939-1949” LE VICENDE DEL MUSEO RACCONTATE DA ANGELO CONTE

di Silvana Giuliano

”Cronache da un museo in guerra. Taranto 1939-1949” è l’ultimo libro scritto dal prof. Angelo Conte. Il testo è stato presentato nella Sala Conferenze dell’Istituto Maria Immacolata, giovedì 12 maggio, dall’Associazione Amici dei Musei di Taranto, in collaborazione con l’AICC e Scorpione Editrice. Francesca Poretti, presidente dell’AICC e Patrizia De Luca, presidente dell’Associazione Amici dei Musei,  hanno ringraziato l’autore per il lavoro svolto.  La dott.ssa Laura Masiello, funzionario archeologo della Soprintendenza Nazionale per il Patrimonio Culturale Subacqueo, ha dialogato con Conte integrando la relazione con notizie e immagini inerenti l’archeologia.

La storia è ambientata negli anni della seconda guerra mondiale, soprattutto in Puglia e a Taranto, sede di una piazzaforte militare, della più importante base navale del Mediterraneo, dell’ Arsenale militare, dei Cantieri navali Tosi, nonché di uno dei più prestigiosi Musei d’Europa. “Guerra, Museo e Taranto – ha sottolineato Conte – sono le tre realtà, le tre monadi che nel testo si rincorrono di continuo, si incrociano, si sovrappongono, senza alterare la verità storica di quanto accadde in quegli anni. Il racconto ha inizio nel 1938 quando, nonostante la conferenza di Monaco avesse allontanato un imminente pericolo di guerra, il Ministero della Guerra inviò ai Prefetti, ai Sindaci ed alle autorità religiose numerose circolari con le quali li invitava a collaborare per preparare i cittadini ai disagi che una eventuale guerra avrebbe potuto arrecare, predisponendo tutte le precauzioni possibili per la loro salvaguardia”. In breve tempo, in varie zone della città furono costruiti numerosi rifugi antiaereo.

Nel 1939 furono allertate anche tutte le Soprintendenze, affinché portassero al sicuro quanto contenuto negli archivi e nei Musei. Ciro Drago, Soprintendente della puglia e Direttore del Museo di Taranto, fece trasferire i reperti, contenuti in 196 casse, nei depositi di Castel del Monte e presso il Convento agostiniano di Santa Maria degli Angeli di Cassano Murge. Per gli Ori di Taranto decise che fossero custoditi in una cassetta di ferro, murata in ambienti sotterranei dello stesso Museo. Con l’evolversi della guerra, Drago non ritenne più sicuro il nascondiglio scelto. La Direzione Generale Belle Arti decise che la sede più adatta alla custodia degli Ori fossero i sotterranei blindati della Banca Commerciale di Parma, costruiti in modo tale da resistere anche ai bombardamenti aerei. Il 31 gennaio del 1943 gli Ori partirono per Parma e dal 2 febbraio furono custoditi nei sotterranei della Banca. Nel settembre del 1943 Castel del Monte, considerato un luogo sicuro per custodire sia i reperti di Taranto sia di altri musei pugliesi, rischiò di esplodere a causa di alcuni soldati tedeschi in fuga, fortunatamente senza danni agli oggetti conservati all’interno del Castello.

“I reperti rientrarono a Taranto poco dopo la fine della guerra. Fu necessario – ha spiegato Conte – attendere che le forze militari alleate, che subito dopo l’armistizio avevano occupato il Museo, lo lasciassero definitivamente il 25 aprile del 1946. Gli inglesi, che si ritenevano i padroni della città, avevano adattato l’edificio alle varie esigenze militari, adibendo i locali a deposito, uffici, dormitori, ospedale, sala biliardo, cucine, perfino a wine-bar ad uso della truppa che spesso, avvinazzata, tentava furti di materiale archeologico ed usava violenza nei confronti del personale di vigilanza”. Nel 1946 gli Ori furono trasferiti da Parma a Roma, e depositati nel Museo Nazionale Romano – Terme di Diocleziano. Nello stesso anno,  furono esposti in una mostra a Palazzo Venezia. Ciro Drago aveva comunicato al Ministero della Pubblica Istruzione che il Museo di Taranto non offriva garanzie di sicurezza, pertanto gli Ori, rientrarono a Taranto solo nell’aprile del 1949 ed esposti nel 1952 con la riapertura totale del Museo, avvenuta il 31 ottobre dello stesso anno.  Il Museo in pochi anni fu completamente ristrutturato, ma non si sarebbero raggiunti quei risultati senza la collaborazione di custodi, restauratori, autorità civili e militari.

Non solo i preziosi reperti, con i rocamboleschi trasferimenti in altre città, sono i protagonisti del libro di Angelo Conte, perché nel testo emerge la figura di Ciro Drago che, in anni così difficili per la città, fu il personaggio principale, ricoprendo anche la carica di sindaco, di presidente della Dante Alighieri e di Rettore dell’Università popolare.

Ringraziamo Mino Lo Re per averci concesso la pubblicazione di alcune foto

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