IL PROGETTO DEL PD PER L’ILVA: MANTENIMENTO DEI LIVELLI PRODUTTIVI CON LA DECARBONIZZAZIONE

Presentata a Roma dai ministri Boccia e Gualtieri, un’iniziativa del PD per il futuro dello stabilimento Ilva.Vorremmo provare a comprendere, analizzando i diversi aspetti della questione, se questo progetto politico ha un fondamento concreto o è solo l’ennesima teoria per tirare a campare.Analizziamo innanzitutto l’aspetto tecnologico, il modo con cui produrre acciaio e quanto questo possa incidere sull’ambiente e sulla vita di chi vive dentro ed intorno allo stabilimento. Qualora si decidesse di eliminare cokerie e altiforni che verrebbero progressivamente rimpiazzati da forni elettrici, a Taranto si continuerebbe a colare acciaio liquido, che verrebbe poi trasformato in un ciclo produttivo ben definito in coils, tubi e lamiere, per molto tempo ancora e la produzione dovrà attestarsi su quantitativi alti, affinchè lo stabilimento possa non andare in perdita. E naturalmente in tutto questo tempo continuerà ad inquinare come e più di oggi, anche perchè non converrà certo investire, nemmeno in sicurezza, su forni tradizionali che saranno sostituiti da nuovi impianti meno inquinanti. Una volta installati i forni elettrici, resterà il problema di come alimentarli, rottame e preridotto da acquistare. Poi si dovrà organizzare una rete di rifornimento e stoccaggio del gas che sarà acquistato da terzi. Fino a quando si abbandonerà il gas, che comunque è un combustibile fossile, per passare all’idrogeno, il quale a sua volta potrá essere prodotto in maniera green che costerà però anche il triplo rispetto a quello prodotto sempre con combustibili fossili.Quindi nell’immediato si continuerà ad inquinare col carbone, poi si passerà ad inquinare meno col gas per poi, forse, inquinare ancora meno con l’idrogeno. Passiamo adesso ad analizzare l’aspetto occupazionale, che il progetto del PD promette di tutelare. Quando, solo fra diversi anni si arriverà a produrre acciaio con forni elettrici, degli attuali 8200 dipendenti ne serviranno non più di 2500. Analoga riduzione, proporzionalmente, dovrà essere prevista per i lavoratori dell’indotto. Per verificare questo dato basta fare il confronto con stabilimenti che già adottano queste tecnologie.Resterà quindi il problema di come riassorbire migliaia di lavoratori che, nonostante una produzione di livelli importanti, non avranno più un posto di lavoro. E grazie ad uno stabilimento che incombe sulla città non avranno occasione di essere assorbiti da altre economie.Analizziamo infine l’aspetto economico. Convertire gli impianti Ilva a tecnologie innovative e meno impattanti sull’ambiente comporta costi ingenti. Costi che potrebbero essere ammortizzati nel tempo dalla vendita del prodotto finito, se il mercato ne avesse bisogno ed i prezzi non fossero in discesa da anni. Il mercato infatti va in un’altra direzione e la richiesta di acciaio è sempre più bassa, lo stesso Mittal lamenta una crisi nel settore e come dimostra il suo comportamento su Taranto, non intende investire su nuovi impianti, né tradizionali né tantomeno green. La proposta del PD, in sintonia col governo – i due esponenti politici sono anche ministri di questo governo – prevede di utilizzare i soldi dell’Europa per Ilva. In proposito il prof. Marescotti ci spiega che: “se verrà utilizzato il Recovery Fund per l’Ilva, si scaricheranno sulle generazioni future i costi di una scelta che semplicemente ritarda la fine di un sistema non sostenibile senza al contempo creare le condizioni perché a beneficiare di quelle scelte siano i giovani di domani”, ritenendo l’utilizzo di questi fondi ” un intervento assistenziale che prolunga l’agonia dell’Ilva di pochi mesi, bruciando centinaia di milioni di euro che sarebbero invece necessari per una riconversione del sistema economico nell’investimento strategico da più parti auspicato: l’investimento nei giovani e nella formazione del capitale umano”. Un lavoro realizzato da alcune associazioni tarantine, basato su analisi e ricerche di enti e associazioni nazionali fra cui Confindustria, il Piano Taranto, ha dimostrato che chiudere, bonificare e riconvertire si può e costa meno che salvare uno stabilimento che non è più strategico e che il mercato stesso chiuderà. Ilva è strategica solo per la politica.Il ministro Provenzano dalla sede del PD di via del Nazareno a Roma ha detto che “lo Stato è in debito con Taranto”, come non concordare col ministro dopo 13 decreti che hanno riscritto e adattato le regole del diritto per continuare a produrre in barba ad ogni logica con garanzia di impunità, decreti della maggior parte dei quali il partito di Zingaretti è autore. E proprio il segretario del PD oggi ha aggiunto che “bisogna rispettare gli impegni con i cittadini”. Quali impegni? Quelli per garantire salute e lavoro? Se è così, non sembra questa la strada prospettata dal progetto presentato oggi dai ministri Boccia e Gualtieri. Perchè anche gli investimenti promessi in altri settori non possono produrre crescita e sviluppo se non si elimina quello stabilimento che produce morti e debiti senza più nemmeno garantire il lavoro.

Piero Piliego

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