DENUNCIA IN PROCURA PER I NUOVI INQUINATORI E CHIUSURA TOTALE SENZA SE E SENZA MA

L’associazione Giustizia per Taranto presenta un esposto in procura sull’inquinamento attuale dello stabilimento ex Ilva di Taranto. “Per la prima volta mettiamo sotto accusa anche Acciaierie d’Italia, cioè lo Stato”, è quanto ha dichiarato Massimo Ruggieri, presidente dell’associazione. La denuncia riguarda l’inquinamento che va da ottobre 2019 a maggio 2021 e vuole prendere il testimone del processo Ambiente svenduto che riguarda invece fatti fino al 2013. Purtroppo, dopo quella data e fino a prima del periodo osservato per questa denuncia, chi ha gestito la fabbrica è stato protetto da scudo penale. A supporto della denuncia sono state presentate numerose foto e video del quartiere Tamburi che testimoniano che i fenomeni emissivi sono proseguiti e proseguono con inquietante continuità.
La denuncia è stata possibile grazie alla disponibilità di una famiglia del quartiere Tamburi che vive sulla propria pelle le conseguenze dell’inquinamento.
L’avvocato Leonardo La Porta di Giustizia per Taranto, che patroicina questa causa, ha riferito che: ” era stato raccolto altro materiale da altre famiglie del quartiere Tamburi, ma dopo gli ultimi accadimenti di operai licenziati per ragioni discutibili come un post sui social, hanno preferito non esporsi direttamente, avendo parenti impiegati in quello stabilimento”.
Il ricatto funziona quindi. Il quartiere Tamburi ha paura delle ritorsioni da parte di chi gestisce la fabbrica.
“Ma noi possiamo essere più forti – ribadisce l’avvocato La Porta – se tutta la città è compatta, possiamo dare filo da torcere”.
Da Giustizia per Taranto arriva infine un invito a chiunque voglia denunciare: “contattateci, chiedeteci supporto noi siamo qua a sostenere, gratuitamente, l’azione di chiunque voglia affiancarsi alla denuncia presentata questa mattina”.
Alla domanda su cosa accadrà dopo la sentenza del Consiglio di Stato, l’avvocato La Porta ha risposto: “qualunque sarà la sentenza del CdS Taranto non si ferma”.
Intanto a Roma è partita questa mattina la due giorni in attesa della pronuncia del Consiglio di Stato in merito all’ordinanza di chiusura dell’area a caldo presentata dal sindaco di Taranto ed accolta già dal Tar di Lecce. Dalla capitale per Giustizia per Taranto è intervenuto Antonio Lenti, che con numerosi attivisti ha portato la voce di Taranto. Il sit  in romano è  virtualmente collegato con chi, non potendo raggiungere la capitale, attende il verdetto qui a Taranto presso la Rotonda del Lungomare.
Da Taranto e da Roma la richiesta è quella che si legge su un cartello che si staglia sullo sfondo del mare della rotonda: “Chiusura totale senza se, senza ma. Basta”.

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