C’ERAVAMO TANTO AMATI: PALAZZO “FRISINI”, IL BARBONE URLANTE NEL CENTRO DI TARANTO

di Enrico Vetrò

Nel 1912 il filantropo Cav. Gaetano Frisini, con atto stilato presso il notaio Gaetano Mazzili, donava ai Tarentini il suo palazzo, tuttora insistente in via Mazzini 199, angolo via Leonida. Era stato il felice epilogo della lodevole iniziativa promossa da Giovanni D’Andrea di Alfedena (AQ), rinomato medico municipale e ufficiale sanitario attivo a Taranto. Finalmente i neonati abbandonati nella “ruota degli esposti”, avrebbero trovato un contenitore dove ricevere assistenza più idonea. La struttura adibita a “baliatico esterno”, il brefotrofio, fu inaugurata nel 1923, lo stesso anno in cui il decreto del Regio Governo del 16 Dicembre, n. 2900, aboliva il sistema delle “ruote” in tutta Italia (vedi allegato).
In seguito, il palazzo fu sopraelevato di un piano, per far fronte alle continue istanze cittadineIn seguito, il palazzo fu sopraelevato di un piano, per far fronte alle continue istanze cittadine.
Subìto un risanamento strutturale per via dell’incuria dovuta al secondo conflitto mondiale, il palazzo cessò di avere al suo interno le attività assistenziali, che nel 1960 furono trasferite in altra sede in v.le M. Grecia. L’edificio non rimase vuoto a lungo, giacché ospitò prima la Scuola Media “Thaon de Revel”, (i Tarentini la chiamavano affettuosamente ” ‘a scòle donderevèl”), poi il Liceo “G. Ferraris”. Quando nel 2002 quest’ultima scuola fu trasferita in via Mascherpa (momentaneamente, si disse, per adeguare il palazzo alle nuove norme di sicurezza), non seguì, tuttavia, alcun ripristino delle sue attività scolastiche.
Da questo momento si alternò un balletto amministrativo locale e provinciale delle varie governance, che con la proclamazione d’idee condìte di promesse ed elucubrazioni progettuali mai mantenute, [oggi le chiamano, con buona pace del nostro povero Italiano, “project financing”], mettevano a parte circa il destino di Frisini per il bene dei Tarentini, una frase sempre a effetto per tutte le stagioni. Certo è che se tutto è stato lasciato così bizantinizzato dai quadri decisionali locali/provinciali sino a oggi, ci deve essere stata una ragione, in ogni caso incomprensibile per il cittadino comune.
Si dice che Frisini attualmente sia stato destinato a futuro Polo tecnologico del Mediterraneo. La celìa del mio modesto avviso – spero tanto di sbagliarmi – mi sussurra che tutto rimarrà in alto mare chissà per quanto tempo ancora, e per giunta in acque estremamente tempestose. In via Mazzini 199, oggi, tutto è sabbia mobile che gorgheggia con fatiscenti riverberi spazzaturiali. Per ogni dove degrado e abbandono. Persino le pensiline delimitanti risultano abbattute in buona parte. Qui, in mezzo al caos del traffico quotidiano, puoi vedere un barbone sdraiato a terra a pancia all’aria, mentre urla filastrocche a denti stretti a un “cielo sempre più blu”!  Per non far uscire dalla bocca la sua disperazione.
Scatti del palazzo “Frisini” di Enrico Vetrò, giorno 27. 05. 2021

Scatti del palazzo “Frisini” di Enrico Vetrò, giorno 27. 05. 2021

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