DALLA CULTURA DEL MARE AI MEGA YACHT: GAIA MELPIGNANO RACCONTA LA CRESCITA DEL MOLO SANT’ELIGIO E LA SUA VISIONE PER IL FUTURO DI TARANTO (Seconda Parte)

Dalla crescita della nautica da diporto alla capacità di accogliere super e mega yacht, passando per investimenti, formazione, territorio e una nuova cultura del mare: Gaia Melpignano, Marina Manager del Molo Sant’Eligio Marina Resort di Taranto, racconta a Punti di vista Press il percorso che ha trasformato il Marina, la crescita della domanda nautica e una visione che guarda oltre la struttura, immaginando per Taranto nuove opportunità di sviluppo, lavoro e turismo legate al mare.

Intervista a cura di Mario Corrado

Link alla prima parte: https://sl1nk.com/njgts1i

SECONDA PARTE

𝗗𝗮𝗹 𝗺𝗲𝗴𝗮 𝘆𝗮𝗰𝗵𝘁 𝗱𝗶 𝟳𝟱 𝗺𝗲𝘁𝗿𝗶 𝗮𝗹𝗹𝗮 𝘃𝗶𝘀𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗽𝗲𝗿 𝗶𝗹 𝗳𝘂𝘁𝘂𝗿𝗼 𝗱𝗶 𝗧𝗮𝗿𝗮𝗻𝘁𝗼

Nella prima parte Gaia Melpignano ha raccontato il percorso che ha portato il Molo Sant’Eligio a trasformarsi e a raggiungere la capacità di accogliere anche super e mega yacht, fino all’arrivo del New Dream, il 75 metri che nell’agosto 2025 ha segnato un momento senza precedenti per il Marina e per Taranto.

Ma quel risultato, come racconta Gaia, non rappresenta un punto di arrivo. È da qui che parte una riflessione più ampia sul valore che la crescita della nautica può generare per il territorio e sulle opportunità che Taranto può ancora costruire.

𝗤𝘂𝗮𝗹𝗲 𝗶𝗺𝗽𝗮𝘁𝘁𝗼 𝗲𝗰𝗼𝗻𝗼𝗺𝗶𝗰𝗼 𝗵𝗮 𝗹’𝗮𝗿𝗿𝗶𝘃𝗼 𝗱𝗶 𝗾𝘂𝗲𝘀𝘁𝗶 𝗴𝗿𝗮𝗻𝗱𝗶 𝘆𝗮𝗰𝗵𝘁 𝗲, 𝗽𝗶𝘂̀ 𝗶𝗻 𝗴𝗲𝗻𝗲𝗿𝗮𝗹𝗲, 𝗹𝗮 𝗻𝗮𝘂𝘁𝗶𝗰𝗮 𝗱𝗮 𝗱𝗶𝗽𝗼𝗿𝘁𝗼 𝘀𝘂𝗹 𝘁𝗲𝗿𝗿𝗶𝘁𝗼𝗿𝗶𝗼?

“L’impatto è significativo perché la nautica attiva una filiera molto ampia e spesso poco visibile. Dietro un’unità in generale che arriva a Taranto ci sono fornitori, tecnici, manutentori, artigiani, trasportatori, servizi di accoglienza, ristorazione e numerose altre professionalità.

Con i super e mega yacht questo effetto si amplifica ulteriormente: anche un solo yacht può richiedere una quantità importante di servizi e coinvolgere diverse realtà del territorio.

Per questo considero la nautica da diporto un settore produttivo a tutti gli effetti, non soltanto una forma di turismo. Genera lavoro, attiva competenze e crea opportunità lungo una filiera che può diventare sempre più strutturata.

La vera sfida, oggi, è fare in modo che una parte sempre maggiore di questo valore rimanga sul territorio, attraverso imprese preparate, professionalità qualificate e una rete di servizi capace di rispondere a una domanda sempre più evoluta.

È anche per questo che credo così tanto nella formazione: se vogliamo che la crescita della nautica produca valore stabile per Taranto, dobbiamo essere pronti a offrire competenze e servizi all’altezza delle opportunità che il mercato ci sta dando.”

𝗔 𝗽𝗿𝗼𝗽𝗼𝘀𝗶𝘁𝗼 𝗱𝗶 𝗽𝗿𝗲𝘀𝗲𝗻𝘇𝗲, 𝗮𝘃𝗲𝘁𝗲 𝗿𝗲𝗴𝗶𝘀𝘁𝗿𝗮𝘁𝗼 𝘂𝗻 𝗶𝗻𝗰𝗿𝗲𝗺𝗲𝗻𝘁𝗼 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗲 𝗶𝗺𝗯𝗮𝗿𝗰𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗶 𝗼𝘀𝗽𝗶𝘁𝗮𝘁𝗲 𝗱𝗶 𝗿𝗲𝗰𝗲𝗻𝘁𝗲?

“Sì, i transiti sono in crescita e nell’ultimo periodo abbiamo superato il centinaio di arrivi. È un dato che ci fa particolarmente piacere perché racconta una cosa importante: Taranto sta entrando sempre di più nelle rotte dei diportisti.

Non guardiamo però soltanto al numero degli arrivi. Ogni transito rappresenta un’opportunità per far conoscere la città, i suoi servizi, il suo patrimonio e la sua identità a chi arriva dal mare. È così che una presenza può trasformarsi in una relazione e, perché no, in un ritorno, come già accade.

Il nostro obiettivo è continuare a far crescere questi flussi, migliorando l’offerta e rendendo Taranto sempre più riconoscibile come destinazione nautica.”

𝗣𝗮𝗿𝗹𝗮𝗻𝗱𝗼 𝗱𝗶 𝗿𝗼𝘁𝘁𝗲 𝗻𝗮𝘂𝘁𝗶𝗰𝗵𝗲, 𝗾𝘂𝗮𝗹𝗶 𝘀𝗼𝗻𝗼 𝗹𝗲 𝗱𝗲𝘀𝘁𝗶𝗻𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗶 𝗽𝗿𝗶𝗻𝗰𝗶𝗽𝗮𝗹𝗶 𝗽𝗲𝗿 𝗰𝗵𝗶 𝗳𝗮 𝗯𝗮𝘀𝗲 𝗮𝗹 𝗠𝗼𝗹𝗼 𝗦𝗮𝗻𝘁’𝗘𝗹𝗶𝗴𝗶𝗼?

“La posizione di Taranto è una delle nostre grandi risorse. Essere affacciati sullo Ionio e nello straordinario Golfo di Taranto significa trovarsi in una posizione strategica per raggiungere facilmente diverse destinazioni del Mediterraneo, dalla Grecia ai Balcani, fino al Montenegro e alla Croazia.

Il nostro materiale promozionale definisce il Molo Sant’Eligio ‘La tua porta sul Mediterraneo’, e credo che questa definizione rappresenti bene la nostra vocazione: essere un punto di partenza, di arrivo e di transito per chi naviga nel Mediterraneo.

Ma la posizione geografica, da sola, non basta. Per trasformarla in un vero vantaggio competitivo dobbiamo costruire intorno ad essa servizi, collegamenti e un’offerta turistica all’altezza delle potenzialità del territorio.

Taranto non deve essere soltanto un punto sulla rotta: deve diventare una destinazione.”

𝗖𝗶 𝘀𝗼𝗻𝗼 𝗽𝗿𝗼𝗴𝗲𝘁𝘁𝗶 𝗱𝗶 𝗲𝘀𝗽𝗮𝗻𝘀𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗳𝘂𝘁𝘂𝗿𝗶? 𝗤𝘂𝗲𝘀𝘁𝗶 𝗶𝗻𝗰𝗹𝘂𝗱𝗼𝗻𝗼 𝗶𝗹 𝗽𝗿𝗼𝗴𝗲𝘁𝘁𝗼 𝗪𝗮𝘁𝗲𝗿𝗳𝗿𝗼𝗻𝘁?

“Il Molo Sant’Eligio ha già intrapreso un importante percorso di ampliamento e potenziamento, nato da un progetto che abbiamo presentato tra il 2015 e il 2016 e che oggi è in fase esecutiva. È un investimento importante, sostenuto con capitali privati, che nasce dalla necessità di adeguare la struttura a una domanda in continua crescita e di aumentarne ulteriormente la capacità e la qualità dell’offerta.

Il nostro progetto è indipendente dal Waterfront, ma considero quest’ultimo un’opportunità importante per la città. Se realizzato, potrebbe creare una vera cerniera tra il tessuto urbano e il Marina, rendendo ancora più naturale il rapporto tra Taranto, il suo mare e la sua vocazione turistica.

Per il futuro vogliamo continuare a investire, migliorare e innovare. Il Marina non può permettersi di fermarsi proprio quando il mercato ci sta dimostrando che esiste una domanda crescente.

Il mio sogno è portare il Molo Sant’Eligio a essere un Marina Resort d’eccellenza, sempre più competitivo, accogliente, sostenibile e capace di rappresentare Taranto ai massimi livelli. È un obiettivo ambizioso, ma sono abituata a lavorare per trasformare le ambizioni in risultati e farò tutto ciò che è nelle mie possibilità per arrivarci.

E credo che questo valga anche per Taranto: dobbiamo avere la capacità di progettare oggi ciò che vogliamo essere domani, con una visione di lungo periodo e con investimenti capaci di accompagnare la crescita del territorio.”

𝗜𝗻 𝗰𝗼𝘀𝗮 𝗰𝗼𝗻𝘀𝗶𝘀𝘁𝗲 𝗶𝗹 𝗿𝗶𝗰𝗼𝗻𝗼𝘀𝗰𝗶𝗺𝗲𝗻𝘁𝗼 𝗰𝗵𝗲 𝗮𝘃𝗲𝘁𝗲 𝗿𝗶𝗰𝗲𝘃𝘂𝘁𝗼 𝘁𝗿𝗮𝗺𝗶𝘁𝗲 𝗹’𝗮𝗽𝗽 𝗡𝗮𝘃𝗶𝗹𝘆?

“È un riconoscimento che ci rende particolarmente orgogliosi perché arriva dalla comunità internazionale dei diportisti. Per il terzo anno consecutivo il Molo Sant’Eligio è stato inserito tra i TOP MARINA di Navily, rientrando nei 400 porti con le migliori valutazioni sulla piattaforma, su oltre 15.000 porti referenziati a livello internazionale.

Il valore di questo riconoscimento sta soprattutto nella sua origine: è la voce di chi ha realmente vissuto la nostra struttura e ne ha valutato l’esperienza. Per questo lo considero una conferma importante del lavoro quotidiano della nostra squadra e della qualità che cerchiamo di garantire.

Ma non lo considero un punto di arrivo. Ogni riconoscimento porta con sé una responsabilità: quella di continuare a migliorarsi e ad alzare l’asticella.

E c’è un aspetto che mi rende ancora più orgogliosa: questo risultato porta il nome di Taranto su una piattaforma internazionale e dimostra concretamente che anche partendo dalla nostra città possiamo confrontarci con importanti realtà della nautica internazionale.”

𝗤𝘂𝗮𝗻𝘁𝗼 𝗲̀ 𝗶𝗺𝗽𝗼𝗿𝘁𝗮𝗻𝘁𝗲 𝗮𝘃𝗲𝗿𝗲 𝗰𝗼𝗹𝗹𝗲𝗴𝗮𝗺𝗲𝗻𝘁𝗶 𝗮𝗱𝗲𝗴𝘂𝗮𝘁𝗶 𝗰𝗼𝗻 𝗧𝗮𝗿𝗮𝗻𝘁𝗼? 𝗜𝗻 𝗽𝗮𝗿𝘁𝗶𝗰𝗼𝗹𝗮𝗿𝗲 𝗶𝗻 𝗾𝘂𝗲𝘀𝘁𝗼 𝗽𝗲𝗿𝗶𝗼𝗱𝗼 𝗰𝗵𝗲 𝘀𝗶 𝗽𝗮𝗿𝗹𝗮 𝗱𝗶 𝗮𝗲𝗿𝗼𝗽𝗼𝗿𝘁𝗼?

“Sono fondamentali. Possiamo avere un Marina competitivo, una città straordinaria e una domanda turistica in crescita, ma se raggiungere Taranto è complesso rischiamo di limitare fortemente le nostre potenzialità.

Per questo guardo con grande interesse allo sviluppo dei collegamenti passeggeri dell’aeroporto di Taranto-Grottaglie. Per il turismo nautico, e in particolare per la clientela internazionale e per quella legata ai super e mega yacht, avere collegamenti efficienti significa rendere il territorio realmente accessibile e competitivo, favorendo al tempo stesso nuova occupazione e la crescita di un indotto sempre più ampio.

Ma non parlo soltanto di aeroporto: serve una rete infrastrutturale efficiente in generale, capace di accompagnare la crescita turistica e lo sviluppo del territorio.

Stiamo lavorando per rendere il Marina Resort pronto ad accogliere un mercato internazionale; ora dobbiamo fare in modo che Taranto sia altrettanto pronta ad accoglierlo.

Il Marina può essere una porta d’ingresso alla città, ma quella porta deve essere facilmente raggiungibile.”

𝗤𝘂𝗮𝗻𝘁𝗼 𝗲̀ 𝗶𝗺𝗽𝗼𝗿𝘁𝗮𝗻𝘁𝗲 𝗳𝗮𝗿𝗲 𝗿𝗲𝘁𝗲 𝘁𝗿𝗮 𝗴𝗹𝗶 𝗼𝗽𝗲𝗿𝗮𝘁𝗼𝗿𝗶 𝗱𝗲𝗹 𝘁𝗲𝗿𝗿𝗶𝘁𝗼𝗿𝗶𝗼 𝗲 𝗰𝗼𝗻 𝗹𝗲 𝗮𝗹𝘁𝗿𝗲 𝗿𝗲𝗮𝗹𝘁𝗮̀ 𝗽𝗼𝗿𝘁𝘂𝗮𝗹𝗶?

“È fondamentale. Nessuna realtà, da sola, può costruire una destinazione turistica competitiva. La crescita della nautica deve coinvolgere porti, imprese, operatori turistici, ristorazione, commercio, artigianato e istituzioni, creando una vera filiera territoriale.

Dobbiamo smettere di pensare in termini di singole realtà e iniziare a ragionare come sistema. Se Taranto si presenta unita, può avere una forza molto maggiore anche sui mercati nazionali e internazionali.

Il successo di uno può diventare l’opportunità di molti.”

𝗖𝗼𝗺𝗲 𝗽𝗿𝗼𝗺𝘂𝗼𝘃𝗲𝘁𝗲 𝗶𝗹 𝗠𝗼𝗹𝗼 𝗦𝗮𝗻𝘁’𝗘𝗹𝗶𝗴𝗶𝗼 𝗲 𝗧𝗮𝗿𝗮𝗻𝘁𝗼 𝘀𝘂𝗶 𝗺𝗲𝗿𝗰𝗮𝘁𝗶 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗮 𝗻𝗮𝘂𝘁𝗶𝗰𝗮?

“La promozione è fondamentale, ma deve essere accompagnata da un’offerta all’altezza di ciò che raccontiamo. Non è stato semplice, soprattutto all’inizio, far conoscere una realtà che fuori dal territorio non veniva spontaneamente associata a Taranto: il nostro porto è conosciuto soprattutto per la sua vocazione commerciale e industriale, mentre la sua anima turistica e nautica è ancora poco conosciuta.

Per questo il lavoro che facciamo è strategico e mirato: promuoviamo il Marina Resort insieme alla città, attraverso la presenza nei principali contesti nazionali e internazionali della nautica, fiere, eventi, networking e relazioni con operatori e partner del settore.

La nostra strategia non è promuovere soltanto il Marina Resort: promuoviamo Taranto come destinazione. Chi sceglie di navigare verso il nostro Marina deve trovare non solo un ormeggio e servizi di qualità, ma una città da scoprire, un territorio da vivere e un’esperienza che lo invogli a tornare.

Ma la promozione di una destinazione non può essere affidata a una sola realtà: richiede una visione condivisa e la capacità di fare sistema tra imprese, territorio e istituzioni. Noi facciamo la nostra parte e continueremo a farla, ma è dalla collaborazione di tutti che può nascere una strategia territoriale realmente efficace.”

𝗤𝘂𝗮𝗹 𝗲̀ 𝘀𝘁𝗮𝘁𝗮 𝗹𝗮 𝗱𝗶𝗳𝗳𝗶𝗰𝗼𝗹𝘁𝗮̀ 𝗽𝗶𝘂̀ 𝗴𝗿𝗮𝗻𝗱𝗲 𝗱𝗲𝗹 𝘁𝘂𝗼 𝗽𝗲𝗿𝗰𝗼𝗿𝘀𝗼 𝗲 𝗰𝗼𝘀𝗮 𝘁𝗶 𝗵𝗮 𝗶𝗻𝘀𝗲𝗴𝗻𝗮𝘁𝗼?

“Più che una difficoltà personale, parlerei di alcune sfide che ogni impresa incontra quando cresce: la difficoltà nel reperire personale qualificato e, soprattutto, la complessità e i tempi degli iter burocratici e autorizzativi, che non sempre riescono a seguire la velocità con cui cambiano il mercato e le esigenze delle imprese.

Quando un’azienda investe, cresce e crea nuove opportunità, non si muove da sola: si muove un’intera filiera e, con essa, una parte del territorio. Per questo credo sia fondamentale riuscire ad accompagnare la crescita con tempi e strumenti adeguati, essere pronti al cambiamento e creare le condizioni per accogliere le nuove opportunità quando si presentano, sempre nel rispetto delle leggi e del territorio.

Le imprese non devono essere ostacolate nel loro percorso, ma accompagnate verso la realizzazione dei propri obiettivi, perché quando un’impresa cresce e crea valore, quell’obiettivo non è più soltanto personale: diventa un’opportunità per l’intera comunità.”

𝗗𝗶𝗲𝘁𝗿𝗼 𝗾𝘂𝗲𝘀𝘁𝗮 𝗿𝗲𝗮𝗹𝘁𝗮̀ 𝗰’𝗲̀ 𝘂𝗻𝗮 𝘀𝘁𝗼𝗿𝗶𝗮 𝗳𝗮𝗺𝗶𝗹𝗶𝗮𝗿𝗲, 𝗺𝗮 𝗮𝗻𝗰𝗵𝗲 𝘂𝗻𝗮 𝘀𝗾𝘂𝗮𝗱𝗿𝗮. 𝗤𝘂𝗮𝗻𝘁𝗼 𝘀𝗼𝗻𝗼 𝘀𝘁𝗮𝘁𝗲 𝗶𝗺𝗽𝗼𝗿𝘁𝗮𝗻𝘁𝗶 𝗹𝗲 𝗽𝗲𝗿𝘀𝗼𝗻𝗲 𝗰𝗵𝗲 𝘁𝗶 𝗵𝗮𝗻𝗻𝗼 𝗮𝗰𝗰𝗼𝗺𝗽𝗮𝗴𝗻𝗮𝘁𝗮 𝗶𝗻 𝗾𝘂𝗲𝘀𝘁𝗼 𝗽𝗲𝗿𝗰𝗼𝗿𝘀𝗼?

“Alla base di tutto c’è un imprenditore visionario, determinato, coraggioso e, devo dire, anche molto testardo: mio padre, che è stato colui da cui tutto è partito e che ancora oggi è al timone di questa straordinaria realtà. Io ho avuto e ho il privilegio di accompagnarlo con orgoglio e soddisfazione in questo percorso. D’altronde, come dico scherzando: ‘Chissà da chi ho preso!’

Ma alcune delle qualità che mi hanno accompagnata in questo percorso arrivano anche dagli insegnamenti di mia mamma e di mio cognato, con il quale questa avventura è iniziata e che, purtroppo, oggi non è più con noi.
Ognuno di loro, in modo diverso, mi ha lasciato qualcosa che porto con me ancora oggi e che fa parte della persona e dell’imprenditrice che sono diventata.

Ma nessun traguardo si raggiunge da soli. La crescita del Molo Sant’Eligio è anche il risultato del lavoro di una squadra, composta dalle persone che ogni giorno contribuiscono al funzionamento e alla crescita delle diverse attività del Marina.

È grazie a questo insieme di persone, competenze e responsabilità che abbiamo potuto raggiungere i risultati di oggi. E proprio perché continuiamo a crescere, sentiamo sempre più forte la necessità di trovare e formare nuove professionalità, soprattutto in alcuni ambiti in cui oggi è difficile reperire personale qualificato.”

𝗤𝘂𝗮𝗹 𝗲̀ 𝗶𝗹 𝘁𝘂𝗼 𝘀𝗼𝗴𝗻𝗼 𝗽𝗲𝗿 𝗶𝗹 𝗳𝘂𝘁𝘂𝗿𝗼 𝗱𝗲𝗹 𝗠𝗼𝗹𝗼 𝗦𝗮𝗻𝘁’𝗘𝗹𝗶𝗴𝗶𝗼 𝗲 𝗱𝗶 𝗧𝗮𝗿𝗮𝗻𝘁𝗼?

“Il mio sogno è continuare a far crescere il Marina fino a renderlo una realtà d’eccellenza sempre più riconosciuta a livello nazionale e internazionale. Ma il sogno più grande è che questa crescita possa contribuire a far crescere anche Taranto.

Ho idee molto concrete e, quando si tratta di idee per il bene e l’evoluzione della città, non ho mai pensato che debbano essere custodite o difese: sono convinta che condividerle significhi dare a qualcuno la possibilità di trasformarle in realtà.

Penso, ad esempio, alla possibilità di rafforzare e ampliare ulteriormente la filiera della nautica da diporto che sta già crescendo a Taranto, valorizzando le realtà e le competenze che si stanno sviluppando sul territorio.

Abbiamo già dimostrato di poter costruire a Taranto scafi destinati a yacht; il passo successivo, secondo me, deve essere quello di ampliare sempre di più ciò che siamo in grado di offrire, dalla costruzione all’allestimento, fino al rimessaggio, alla manutenzione e al refitting.

E, perché no, immaginare anche la realizzazione di qualcosa di nuovo e ambizioso: un grande polo della nautica da diporto, con un cantiere di riferimento per la costruzione, il rimessaggio, la manutenzione e il refitting di yacht importanti, capace di mettere a sistema le competenze già presenti sul territorio, completare l’offerta e diventare un punto di riferimento per la nautica nel Mediterraneo.

Qualche anno fa abbiamo perso l’opportunità di ospitare stabilmente uno yacht di circa 40 metri: l’armatore, un imprenditore americano, voleva lasciare il suo yacht a Taranto per tutto l’anno, ma non potevamo offrirgli il servizio di rimessaggio che cercava.

Quell’esperienza mi ha fatto capire concretamente quante opportunità, e quanto indotto, potremmo generare se riuscissimo a completare e rafforzare questa filiera, facendo in modo che una parte sempre maggiore del valore prodotto dalla nautica rimanga sul nostro territorio.

Credo sia fondamentale sviluppare una vera strategia di destination management e creare una rete di operatori specializzati, comprese le agenzie incoming, che oggi sul territorio rappresentano ancora un’esigenza da colmare.

In questo percorso credo molto anche nella destagionalizzazione: vorrei che il Molo Sant’Eligio fosse sempre più vissuto durante tutto l’anno, non soltanto come Marina ma come luogo della città, aperto ad attività, eventi, iniziative, servizi e socialità. Allo stesso tempo, il Marina può essere uno degli strumenti attraverso cui contribuire a una più ampia destagionalizzazione turistica di Taranto e del territorio, valorizzando il patrimonio culturale, il mare, il litorale, l’enogastronomia, gli eventi e tutte le risorse che la nostra città può offrire durante tutto l’anno.

Solo così potremo costruire un’offerta turistica completa, organizzata e competitiva, capace di valorizzare davvero le opportunità che la crescita della nautica può generare per Taranto.

Mi piacerebbe poi vedere nascere un punto organizzato di accoglienza per chi arriva a Taranto via terra, nell’area di Piazzale Democrate, con spazi adeguati per il parcheggio e la possibilità di utilizzare il collegamento via mare per raggiungere la città e, in prospettiva, anche il nostro meraviglioso litorale.

Credo che quello stesso spazio potrebbe ospitare anche un centro dedicato alla ricerca e alla formazione sul mare, perché siamo una città di mare e abbiamo bisogno di costruire competenze e nuove opportunità partendo proprio dalle nostre radici.

E poi c’è la formazione: immagino percorsi scolastici e professionali specifici dedicati all’arte marinaresca, alla nautica da diporto, alla cantieristica navale e alla manutenzione e costruzione degli yacht, formando non soltanto figure operative, ma anche tecniche, gestionali, amministrative e direttive.

Vorrei infine che Taranto continuasse a ospitare eventi di grande risonanza, ma fosse anche capace di crearne di propri (oltre a quelli straordinari già esistenti), capaci di raccontare le nostre radici, la nostra identità e la nostra storia legata al mare.

Le idee sarebbero ancora tantissime, ma mi fermo qui, altrimenti rischiamo davvero di non finire più questa intervista!
Per realizzare tutto questo dobbiamo prima di tutto crederci, collaborare e remare nella stessa direzione, senza invidie o personalismi. Perché sono convinta che il successo di uno possa diventare l’opportunità di molti e che, quando cresce il territorio, vinciamo tutti.

Io continuerò a fare la mia parte, con tutta la passione e tutta l’anima che ho, per costruire un Marina Resort d’eccellenza e contribuire a fare di Taranto una città che riconosca nel mare non solo le proprie radici, ma anche una parte importante del proprio futuro.”

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