di Mario Corrado

Liberare le banchine del porto di Taranto per fare spazio a nuovi investimenti e superare la crisi dell’ex Ilva è una priorità, ma in questa necessaria transizione il rischio è saturare nuovamente gli spazi rinunciando alla logistica commerciale.
Se da un lato è vitale attrarre nuovi processi produttivi, dall’altro il vero salto di qualità per uscire dalla monocultura pesante passa per le Autostrade del Mare, per i collegamenti Ro-Pax (traghetti merci e passeggeri) verso Grecia/Balcani e Sicilia e per l’intermodalità con ferrovia e aeroporto di Taranto-Grottaglie, anch’esso avviato verso voli cargo e passeggeri.
È in questo delicato equilibrio tra industria e logistica che si inserisce l’appello lanciato dal sindaco Piero Bitetti e dall’assessore alle Attività Produttive Francesco Cosa ai vertici dell’Autorità di Sistema Portuale del Mar Ionio. La richiesta rivolta al presidente Giovanni Gugliotti è chiara: serve procedere al più presto a una razionalizzazione e a una revisione delle concessioni attualmente in essere nello scalo.

L’iniziativa si pone in continuità con il recente vertice romano in cui il primo cittadino ha discusso con il Governo le vie d’uscita dalla crisi occupazionale tarantina, individuando proprio nel porto il volano per generare economie alternative ancora inespresse, come la cantieristica o l’assemblaggio tecnologico.
«Il nostro porto – hanno dichiarato congiuntamente Bitetti e Cosa – non gode solo di una posizione favorevole nel Mediterraneo, ma ha potenzialità tutte da sfruttare, come gli spazi della retroportualità e le agevolazioni previste dalla Zona Economica Speciale. Si tratta di elementi di valore che possono essere colti, però, solo con una revisione delle concessioni. In questo modo, l’interesse che potrebbero manifestare nuovi investitori troverebbe corrispondenza in un’infrastruttura accogliente, aperta e capace di mettere Taranto nelle condizioni di competere in settori innovativi e sfidanti. Perché non possiamo permetterci di lasciare inutilizzate le banchine migliori del Mar Ionio».
Le parole dell’amministrazione comunale colgono un punto cruciale, ma aprono inevitabilmente a una riflessione sulla futura vocazione dello scalo. Il valore aggiunto generato dai nuovi insediamenti manifatturieri in banchina è innegabile, ma queste aree di pregio non devono essere vincolate esclusivamente a nuovi processi di tipo industriale.

Avere banchine libere, con pescaggi adeguati e ampi piazzali di manovra, è la condizione imprescindibile per intercettare i traffici che oggi arricchiscono altri scali. Razionalizzare gli spazi deve significare anche creare terminal dedicati e moderni, integrando finalmente il trasporto marittimo con l’infrastruttura ferroviaria retrostante per far esplodere la logistica pura.
La vera sfida per un’ Autorità di Sistema Portuale non è scegliere tra logistica e industria, ma farle convivere attraverso un Piano Regolatore Portuale chirurgico, assegnando a ogni banchina e a ogni sporgente la sua funzione ottimale senza che una cannibalizzi l’altra.

