GRANDE OPERAZIONE AL MUSEO DI TARANTO: TORNANO AL MONDO BEN 40MILA REPERTI DIGITALIZZATI. SE NE PARLA IN DIRETTA MERCOLEDÌ 4 NOVEMBRE

“Il Museo di Taranto è valore e patrimonio per il mondo e al mondo deve tornare”. Come non essere d’accordo con la direttrice Eva Degl’Innocenti visto che “l’arte e la cultura non debbono essere elementi da cui estrarre valore passivamente, ma sono risorse che ci consentono di elaborare nuove visioni, che possono ispirare l’arte contemporanea, il design, l’industria creativa, un nuovo approccio di in-coming turistico, o stilisti di fama internazionale, come è accaduto quest’estate con gli Ori di Taranto e la Maison Dior. Un processo osmotico che si influenza vicendevolmente e che racconta Taranto anche e finalmente in maniera diversa”. In poche parole, i Musei non sono luoghi chiusi, secondo una stantia concezione del passato. Il patrimonio ivi custodito appartiene a tutto il mondo. Mercoledi 4 novembre, alle 18.00, in diretta sull’account Facebook del MArTA, verrà illustrata la grande operazione “Open” che ha comportato la digitalizzazione di 40.000 reperti del Museo Archeologico Nazionale di Taranto al fine di rimettere in circolo il valore culturale. La pandemia cambia tante cose in questo periodo, imponendo variazioni repentine sulla base dell’indice di contagio; pur tuttavia, volendo coglierne un lato roseo, ha anche accelerato alcuni processi di digitalizzazione dei contenuti culturali, anche se la rivoluzione che riguarda la fruizione del patrimonio storico e culturale non è solo una questione tecnologica. Eva Degl’Innocenti, dal 2015 alla guida del Museo di Taranto, uno dei primi venti musei nazionali italiani ad essere divenuto ad autonomia speciale in seguito alla riforma del MiBACT del 2014, alla vigilia della presentazione del progetto che ha fatto compiere un passo in avanti alla mission del MArTA 3.0, torna così a parlare di cultura come valore produttivo. Annuncia, dunque, la direttrice che mercoledì prossimo sarà compiuto un approfondimento ufficiale dell’imponente lavoro di digitalizzazione di circa 40mila reperti custoditi all’interno dell’area espositiva e dei depositi del MArTA: “Un lavoro di restituzione alla comunità locale, a quella scientifica, e alla conoscenza mondiale che renderemo possibile attraverso dati in modalità Open, come hanno già fatto il Metropolitan Museum of Art, il Paul Getty di Los Angeles, il Rijksmuseum di Amsterdam che potranno essere liberamente utilizzati e riutilizzati, sviluppando u na serie di effetti benefici di educazione e ricerca, conoscenza, valorizzazione, nonché di attualizzazione di quel patrimonio, per esempio grazie al design, all’arte contemporanea, all’artigianato, all’industria creativa in generale”. Il lavoro di ‘emersione’ parte in primis dal valore della ricerca scientifica. Occorre infatti mettere a disposizione i reperti conservati nei depositi del museo, e conoscerli in relazione con studi scientifici svolti ad esempio da archeologi o storici dell’altra parte del pianeta. Poi c’è l’approccio contemporaneo che distingue il MArTA sin dall’istituzione del suo FabLab, il laboratorio digitale creativo di stampa in 3D.Ma il progetto Open-data del patrimonio del MArTA, finanziato nell’ambito del Pon Fesr “Cultura e Sviluppo” 2014-2020, significa anche lavoro. Da mesi infatti lavorano alla catalogazione e digitalizzazione in 2D e 3D dei reperti archeologi, schedatori, fotografi e esperti di tecnologie delle due società che si sono aggiudicate l’appalto: Archeogeo e ArcTeam.Studio, ricerca, valorizzazione, lavoro e accessibilità che pongono di fatto il MArTA tra le istituzioni museali più all’avanguardia nel panorama internazionale.” Perché il patrimonio custodito dalla fine dell’800 nell’ex Convento dei Frati Alcantarini di Taranto racconta le storie di donne e uomini che ci hanno preceduti e va finalmente riconosciuto e adeguatamente valorizzato rendendolo un dialogo aperto, un luogo di confronto, di educazione, di ispirazione e di scoperta in cui sperimentare anche nuove possibilità di sviluppo per questo territorio”, dice la direttrice. A presentare insieme a lei il progetto ci sarà Anna Maria Marras, responsabile per Archeogeo e ArcTeam del progetto di digitalizzazione presso il MArTA, assegnista di ricerca dell’Università di Torino, nonché coordinatrice della Commissione Tecnologie Digitali di Icom (International Council of Museums) Italia.“Secondo la proposta della nuova definizione di museo dell’International Council of Museums, i musei sono “spazi democratizzati, inclusivi e polifonici per il dialogo critico sui passati e sui futuri”, spiega la Marras. In definitiva questa definizione “pone in forte evidenza il ruolo sociale del museo e in modo particolare anche gli aspetti legati all’inclusione e all’accessibilità”. La conferenza si terrà mercoledì 4 novembre 2020 alle ore 18,00 unicamente in modalità telematica, in diretta sull’account Facebook del MArTA all’indirizzo: https://www.facebook.com/MuseoMARTA

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