AMIU 2021: UN ATTO DI FEDE PER UN BILANCIO DISASTROSO

di Piero Piliego

Basta passeggiare per la città per notare cassonetti traboccanti di sacchi di rifiuti, e altri sacchi abbandonati tutti intorno. Ancora più caotica è la situazione dei nuovi cassontti ingegnerizzati, alcuni dei quali rotti o non funzionanti perché troppo pieni. Naturalmente in questa situazione conferire in maniera differenziata diventa un’utopia.
Amiu, attraverso un comunicato diffuso in questi giorni, parla di una quota di rifiuti differenziati raccolti nel 2021 del 26%, ma chiede agli utenti un atto di fede, anzi chiede di non considerare l’unico dato ufficiale, quello della Regione Puglia che parla di “nessun dato”, cioè di uno zero% di differenziazione. La quota di rifiuti differenziati raccolti è disponibile su un portale regionale all’indirizzo: https://pugliacon.regione.puglia.it/orp/public/servizi/rsu-per-comune dove basta selezionare anno e città per ottenere il dato di qualsiasi comune pugliese.
Sono dati che i comuni inviano autonomamente mensilmente, (per questo la regione non li valida), dati che devono essere inviati ai sensi dell’art. 8 della legge regionale 27 marzo 2018, n. 8, “La mancata trasmissione e/o il ritardo nella comunicazione dei dati mensili sul portale, superiore a trenta giorni, causa la non ammissibilità ai finanziamenti previsti e finanziati in materia di gestione rifiuti”. Sarà probabilmente la mancanza di questo contributo regionale la causa di un tentativo fatto a luglio di quest’anno, da parte del comune di Taranto, di aumentare la Tari a carico dei contribuenti.
Dopo quattro anni e mezzo di gestione Melucci ed un anno e mezzo che Amiu è guidata dall’avv. Giampiero Mancarelli, la raccolta differenziata a Taranto è passata quindi da pessima a disastrosa.
Ricordiamo che poco più di un anno fa furono spesi moltissimi soldi dei contribuenti per acquistare i nuovi cassonetti ingegnerizzati, testati per un anno per poi essere disattivati e ridotti a cassonetti tradizionali: ma meno capienti e più delicati.
Nel suo comunicato il presidente Mancarelli affronta anche la piaga dell’abbandono dei rifiuti ingombranti, ricordando che “Questo è stato l’anno della nascita della centrale di monitoraggio di foto e video trappole all’interno della direzione aziendale. Un vero e proprio segno distintivo di Kyma Ambiente che, con il suo personale, gestisce i software di controllo dei dispositivi dislocati in città, oltre 60”, peccato che anche in questo caso basta girare in città per accorgersi che il fenomeno non è mai diminuito. Mentre per la comunità fototrappole, centrale di controllo e personale, costituiscono un ulteriore aggravio di spesa.
Il presidente di Amiu parla poi dell’impianto di differenziazione Pasquinelli, dove vengono trattati i rifiuti differenziati. Anche in questo caso i cittadini devono fare un atto di fede, perché non è dato sapere quanti rifiuti differenziati vengano trattati e soprattutto da dove arrivano quei rifiuti.
Naturalmente per Amiu la colpa è degli altri, in primis della pandemia, come se il covid fosse un fenomeno esclusivamente tarantino, visto che Lecce ha una quota di differenziata del 63,31% e Brindisi del 44,95% regolarmente dichiarata alla regione come tutti gli altri comuni della Puglia. La colpa, secondo Mancarelli è anche dei cittadini, intendendo probabilmente che i tarantini siano più incivili ed indisciplinati di tutti gli altri pugliesi. Agli utenti bisogna fornire servizi efficenti, tariffe calibrate in base alla quota di rifiuti indifferenziati conferiti e sanzioni per chi non rispetta le regole. Bisogna essere in strada tra la gente, informarla e motivarla.
Il comunicato di Amiu si apre però con una serie di faremo e progetti per il futuro, parole che i tarantini in questi ultimi quasi cinque anni hanno imparato a conoscere bene, e Mancarelli anche per il futuro chiede un atto di fede.
Gli utenti però chiedono fatti, e i fatti raccontano una storia diversa, i fatti parlano di una città sporca ed invasa dai rifiuti. Se l’avvocato Mancarelli chiede di “fidarsi” dei propri dati e di non tener conto dei numeri ufficiali della regione, deve consentire almeno alla stampa, anche a quella antipatica, di accedere alla centrale operativa di controllo, all’impianto delle fototrappole e quello di decompostaggio Pasquinelli e deve fornire dati realistici e confutabili.
Il 2021 è stato per Taranto l’anno nero per i rifiuti, ma con queste prospettive il 2022 rischia di essere anche più nero.

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