FRISINI, UN PALAZZO DA SALVARE. IL CONCORSO PER IL RECUPERO E LA SUA STORIA

a cura di Cinzia Amorosino

È un pezzo importante e prezioso della storia più recente di Taranto e, come tale, va tutelato e salvato come tanti altri tasselli di un meraviglioso mosaico a lungo trascurato dagli stessi abitanti.
L’Agenzia per il Diritto allo Studio Universitario, Adisu Puglia, ha di recente bandito nell’ambito di “Puglia Regione Universitaria”, un concorso di progettazione finalizzato all’individuazione del miglior progetto che andrà a recuperare l’ex brefotrofio di Taranto, Palazzo Frisini, edificio di circa 4.000 mq suddivisi su tre livelli oggi in stato di totale abbandono. Il fine è la sua conversione in residenza universitaria.

Con il concorso, l’ente banditore punta alla realizzazione di un’opera pubblica significativa dal punto di vista della qualità architettonica, con spazi che favoriscono il pieno diritto allo studio e alla cittadinanza degli studenti universitari che abiteranno la residenza, nonché degli altri studenti docenti e ricercatori, attraverso servizi di supporto alla didattica e alla ricerca e attività culturali e ricreative.
Sarà importante, in fase di progettazione, tenere conto della connessione che l’edificio instaura con il tessuto urbano ospitante, affinché anche i cittadini di Taranto possano godere dello stimolante clima sociale e culturale tipico di una città universitaria.
Considerato l’alto valore storico-artistico dell’immobile, inoltre, si dovrà rispettare l’impianto morfologico originario e, dove possibile, i materiali originari. È richiesta ai concorrenti una rivisitazione degli ambienti interni esistenti mediante una loro riorganizzazione spaziale

Nella rifunzionalizzazione, Palazzo Frisini, edificio dal valore storico-culturale di Taranto, dovrà mantenere i suoi caratteri originari e favorire il processo di rigenerazione urbana. La consegna della 1a fase è prevista entro l’8 febbraio 2022.
Nella seconda fase è richiesto l’approfondimento dell’idea progettuale che sarà sviluppato attraverso una relazione illustrativa approfondita e 4 tavole grafiche con planimetria generale, piante di tutti i livelli, prospetti e sezioni e rappresentazioni tridimensionali
Considerato l’alto valore storico-artistico dell’immobile, inoltre, si dovrà rispettare l’impianto morfologico originario e, dove possibile, i materiali originari. È richiesta ai concorrenti una rivisitazione degli ambienti interni esistenti mediante una loro riorganizzazione spaziale improntata alla massima funzionalità e flessibilità, assicurando, all’occorrenza, durante l’esercizio, il mutamento nell’assetto di una parte dei singoli ambienti, che siano adibiti a funzione residenziale.

Il costo stimato per la realizzazione dell’opera, comprensivo degli oneri della sicurezza, è di 6.300.000 euro al netto di I.V.A.
Il concorso, a procedura aperta e in forma anonima, è articolato in due gradi di progettazione. In dettaglio, nella prima fase i partecipanti dovranno elaborare una proposta ideativa che, nel rispetto dei costi, del Programma di Concorso e delle prestazioni richieste, permetta di selezionare le migliori 5 proposte che accederanno alla seconda fase. È richiesta anche una relazione illustrativa e una tavola grafica – formato A1.

  • Obiettivi del concorso
    La rifunzionalizzazione dell’ex brefotrofio Palazzo Frisini avrà quindi un triplice effetto:

Riqualificare e rigenerare un immobile dismesso al fine di sottrarre un “detrattore” alla città, aumentando la qualità diffusa sia dal punto di vista urbanistico – architettonico che sotto l’aspetto socioeconomico-ambientale

Trasformare l’edificio da “detrattore” in “attrattore” in grado di richiamare nuovi flussi e attivare al contempo un “circolo rigenerativo virtuoso” in grado di rigenerare lo sviluppo socioeconomico locale

Valorizzare il patrimonio storico-culturale (architettonico), legandolo ad un tipo di fruizione innovativa ed integrata per la città (servizi residenziali per studenti universitari).

I Premi

1° classificato: 60.000 euro (acconto sul corrispettivo per il Progetto di Fattibilità Tecnico Economica)

dal 2° al 5° classificato: 12.500 euro

❇ Nota storica di Giuseppe Stea

Alla fine dell’Ottocento un medico, il dottor Giovanni D’Andrea, nativo di Alfedena in provincia dell’Aquila, che tra il 1886 e il 1923 fu, prima, medico municipale e, poi, Ufficiale sanitario della provincia di Taranto, si prodigò per porre fine alla “ruota degli esposti” (dove venivano abbandonati i bambini, appena nati, da parte delle madri che non potevano allevarli) esistente in vicolo Innocentini, in Città vecchia; a Taranto altre “ruote” si trovavano anche nel convento di Santa Chiara, attualmente sede della magistratura minorile, davanti la cattedrale di San Cataldo, e in altre sedi caritatevoli.
L’obiettivo del dott. D’Andrea era quello di trasferire i neonati in luogo meno malsano e mortifero; riuscì a realizzare tale trasferimento in alcune stanze della “Casa delle Donne Pentite”, nel vicolo omonimo nella Città vecchia: quella prima istituzione pediatrica e neonatologica prese il nome di “Asilo dei Lattanti”.
Cessata l’opera delle “rotère”, cioè le donne addette alle “ruote”, che fra l’altro allattavano pure (come nutrici con e senza figli viventi) gli sventurati abbandonati che venivano poi ceduti (dietro compenso pecuniario) a madri sterili e anelanti ad una creatura da crescere come propria, i bambini vennero curati proprio dal dott. D’Andrea. Ma Taranto, per avere un vero brefotrofio, ha dovuto attendere fino ai primi del Novecento, allorchè un benefattore, Gaetano Frisini, donò alla città (con atti notarili redatti dal notaio Gaetano Mazzili) il suo palazzo, situato tra le odierne via Leonida e via Mazzini. Il palazzo era ad un solo piano e occupava parte dell’isolato.
La donazione avvenne nel 1912 ma il brefotrofio entrò in funzione solo nel 1923: la competenza amministrativa su di esso fu affidata all’appena nata, con regio decreto del 2 settembre 1923, Provincia di Taranto.
Nel 1926 veniva progettata la sopraelevazione di un piano e nel 1928 venivano acquistati i suoli adiacenti al brefotrofio, al fine del suo ampliamento.
Il progetto prevedeva che nei nuovi locali venissero installati anche gli impianti per il riscaldamento e per l’acqua calda.
Il 3 gennaio 1927 veniva istituita la federazione provinciale dell’O.N.M.I. (Opera Nazionale Maternità ed Infanzia) di Taranto, presieduta da Franz D’Ayala Valva.
La Federazione provinciale dell’O.N.M.I. di Taranto esplicava la propria attività di assistenza alle madri e ai fanciulli preso il brefotrofio provinciale di Taranto.
I lavori per l’ampliamento e la sopraelevazione vengono appaltati nel 1937 e nello stesso anno la Provincia avvia un’inchiesta sulle condizioni igieniche del brefotrofio, cui seguono i necessari provvedimenti per il miglioramento delle attività dello stesso.
Lo scoppio della guerra, naturalmente, mette in second’ordine qualsiasi attività di carattere amministrativo sulla struttura.
Alla fine della guerra si torna a guardare alle condizioni in cui vivono quei bambini abbandonati: nel 1947 viene organizzata una “tombola di beneficienza” in favore dei bambini del brefotrofio da inviare alle colonie e solo nel 1950 è possibile mettere mano a lavori di manutenzione della struttura.
La Provincia decide di trasferire il brefotrofio in altro edificio; negli anni ’60 del secolo scorso, quindi, venne trasferito in un moderno palazzo in viale Magna Grecia (dove attualmente ha sede il Ctp).
Il palazzo di via Mazzini fu così adibito a scuola: prima la scuola media “Thaon de Revel” e poi il Liceo scientifico “G. Ferraris”.

  • Foto storiche dal web. Alcune molto rare degli interni dell’orfanatrofio.
    Nelle ultime immagini allegate le condizioni di grave disfacimento dello storico palazzo Frisini, con crolli interni dei solai, la cui competenza amministrativa era affidata alla Provincia di Taranto.

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