IL GRANDE CAOS

di Cinzia Amorosino

Succede di tutto ormai nel siderurgico di Taranto, pure gli incendi che qualche spiritello maligno (in carne ed ossa) appicca nottetempo agli autoveicoli. Ma con quale scopo? E per quale motivo sempre in quell’area particolare riservata ad aziende dell’indotto Ami che non riescono ancora a recuperare i crediti vantati? Cioè ben 38 milioni di euro. Un giorno forse vedremo davvero una insegna come quella da noi pubblicata.Questa notte, verso le ore 02.00 circa, all’interno delle aree limitrofe lo stabilimento ArcelorMittal, precisamente nel piazzale destinato a parcheggio denominato Portineria Imprese, si è infatti registrato l’incendio di numerose autovetture (ben otto) di dipendenti delle ditte dell’appalto.Lo comunicano Fim, Fiom, Uilm e Usb. “La natura dei danni cagionati dall’incendio, ci impongono ancora una volta il forte grido di allarme rivolto al Governo e alle Istituzioni nazionali e del Territorio, sulla pericolosissima, protratta fase di stallo conseguenza della vertenza ex Ilva, la quale sta determinando fortissimo malessere e disagio di migliaia di lavoratori e forti tensioni tra la popolazione.

Tanto premesso, non si conosce la natura dell’principio di incendio, e per il quale attendiamo che le Autorità competenti svolgano tutte le indagini ed i rilievi di circostanza, ma, ciò rilevato a nostro avviso rimarca la mole di denunce e segnalazioni avanzate dalle Organizzazioni sindacali. sullo stato di abbandono delle aree, le quali continuano a presentarsi con scarsa, quanto nulla vigilanza”.

L’area destinata a parcheggio di cui si fa menzione, così anche come altre, si distingue particolarmente per lo stato di letterale incuria. Continua così la denuncia sindacale. Peraltro, è possibile riscontrare che non vi è il minimo riguardo delle norme igieniche e di decoro, “il che lascia facilmente comprendere che all’interno di quelle aree, quasi o tutto sarebbe possibile fare; partendo dal riversamento di rifiuti di ogni specie, passando per la scarsa illuminazione e finendo per la costituzione indiretta di un perimetro di area franca meta di balordi e di malintenzionati”.I gravi fatti di questa notte, uniti ai furti di autovetture e danneggiamenti agli autoveicoli all’interno delle aree, registrati nelle scorse settimane, rappresentano per le OoSs dei “chiari ed inequivocabili segnali che impongono il massimo impegno per i quali mettere la parola fine a questa drammatica fase di incertezza, partendo dalle opere necessarie, dalla tutela ambientale e dal rapido disegno di un futuro per l’industria sostenibile”.Per le quattro sigle va adottata ogni cautela utile e necessaria a garantire la sicurezza interna ed esterna alla fabbrica ed il costante e puntuale controllo del territorio da parte dell’Autorità competente.Nel frattempo è stata inviata una nuova pec a Prefettura, Questura e Consorzio Asi con richiamo alla nota inviata dai sindacati il 28 agosto u.s., nella quale si segnalavano già danneggiamenti diffusi ed incendi a danno delle auto parcheggiate all’interno della stessa portineria. Scrivono nella missiva alle Autorità che, visti i fatti gravi verificatisi nella scorsa notte all’interno delle stesse aree, si richiede un tavolo di incontro, “non più rinviabile” per “la natura dell’accaduto e per la rilevanza che questo stato dei fatti sta determinando all’interno ed all’esterno della fabbrica e soprattutto, per porre in essere tutte le determine da parte dell’Autorità competente e, nondimeno, di chi ha in capo la diretta titolarità delle aree”.Infine Fim, Fiom, Uilm e Usb, ripetono alle istituzioni che lo stato di malessere e disagio tra i lavoratori è tale imporre loro “l’assunzione di ogni iniziativa utile affinché l’esasperazione non inizi a sopraffare la disperazione”.

Tutto sommato si sta ripetendo lo stesso solito cliché delle lotte sindacali annunciando che si manifesterà in qualche modo per far sfogare i lavoratori, gestendone così la rabbia. Ma forse che gli sforzi dei sindacati sono ormai diretti nella direzione sbagliata? Non sarebbe meglio chiedere la chiusura di un impianto obsoleto e vetusto pretendendo dallo Stato italiano (a cui Taranto ha già dato troppo) bonifiche, no tax area e nuove attività imprenditoriali?Anche il sindaco Melucci ha di recente fotografato la situazione: “mancanza di manutenzione degli impianti; continui rinvii dei pagamenti alle aziende dell’indotto; una politica industriale territoriale sulla cui valenza ci sarebbe molto da discutere; dipendenti il cui futuro lavorativo è avvolto dalla più assoluta incertezza; diffuso disinteresse nei confronti della cittadinanza”.In tutto questo caos il Governo sembra il grande assente mentre tergiversa in attesa forse degli esiti elettorali e della diversa configurazione che si potrebbe materializzare dopo. Sicuramente quando le castagne sono bollenti si preferisce farle cavar dal fuoco da qualcun altro.

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